Come ogni settembre è arrivato il momento di scoprire i bilanci del Rapporto Coop 26 - Consumi e stili di vita degli italiani di oggi e di domani, che ci svela una panoramica su ciò che pensano le persone della società attuale e come la vivono. Il rapporto fotografa un mondo profondamente scosso dalla situazione geopolitica contemporanea, con guerre a non finire che minano le certezze anche di chi pensava di non essere toccato da quello che sta succedendo in Medio Oriente o in Ucraina. Ben il 56% degli opinion leader consultati per la redazione del rapporto di quest’anno individua nei conflitti il fattore più critico e impattante sugli equilibri mondiali nei prossimi 5 anni. Gli elementi che più spaventano sono i cambiamenti scioccanti relativi ai prezzi dell'energia e delle materie prime, il rallentamento del commercio internazionale, la crisi del debito pubblico e l'irrigidimento del credito. All'interno di uno scenario così complesso e frastagliato, a rafforzarsi sempre di più, per l'86% degli opinion leader intervistati, è la Cina di Xi Jinping.
Un vecchio detto diceva: "tra i due litiganti, il terzo gode", e potrebbe essere così per l’Unione Europea. Nel vecchio continente, infatti, la qualità della vita è più alta e sono ancora radicati forti valori democratici. Anche qui, però, lo scenario potrebbe cambiare a breve: circa il 40% della popolazione europea sarà infatti chiamata alle urne nella prossima tornata elettorale, e qui la situazione potrebbe ribaltarsi, considerando la forte spinta delle nuove pulsioni sovraniste che sta prendendo piede in tutto il continente, come successo in Sassonia solamente qualche giorno fa.

E l’Italia?
Il rapporto restituisce un quadro triste, quello di un Paese che non cresce e non riesce a fare un salto in avanti, specialmente per quanto riguarda l’economia. Nemmeno le deroghe al Patto di Stabilità e gli investimenti legati al Pnrr sembrano portare a un vero miglioramento della situazione economica. Le stime dell'Ufficio Studi Coop parlano di una crescita del Pil davvero deludente: non oltre lo 0,8% nel 2026, lo 0,9% nel 2027. Confrontando il nostro Paese con l'Europa si spiegano gli elementi che tengono bloccato il nostro motore. Il primo è legato alla difficoltà della nostra economia di far crescere la produttività, arrivata addirittura a un valore negativo (-0,2%). Se confrontata con la Spagna, la cui produttività è cresciuta dello 0,6% negli ultimi anni, si intuisce anche il secondo fattore che blocca il nostro sviluppo: il calo demografico. La popolazione spagnola, anche grazie a una diversa gestione dei flussi migratori, fa registrare un aumento del 4,8%, mentre quella italiana cala dell'1,5%. In questa panoramica c'è un solo dato che riesce quantomeno a strappare un sorriso: la minore inflazione subita dagli italiani rispetto alla media dei Paesi europei.
Nonostante tutte queste difficoltà, gli italiani possono fare solamente una cosa: andare avanti. Lo fanno nonostante l'inquietudine per le guerre in corso, che preoccupano l'87% degli intervistati, la difficile situazione economica (77%) e una società che reputano più violenta rispetto a quella di qualche anno fa (lo pensano 4 italiani su 5). Gli italiani sono stanchi del quotidiano: cresce la percentuale, arrivata al 58%, di chi reputa irrinunciabile avere del tempo per prendersi cura di sé. Una chimera per il 45% dei lavoratori italiani, che denuncia una vita affannosa, dove gli impegni lavorativi si sommano alla gestione familiare e a ritmi sempre più frenetici. Il tempo da ritagliarsi per il proprio benessere gli italiani lo stanno trovando rinunciando a stare online: il calo degli utenti sui social è di un milione di persone negli ultimi due anni.
La famiglia rimane il porto sicuro degli italiani, che però sono sempre più attratti anche da esperienze di vita gratificanti e dall'appartenenza generazionale. In un contesto dove ad aumentare non sono gli stipendi ma il carico di lavoro, non stupisce che gli italiani cerchino rifugio nel benessere personale, aspetto sedimentato durante il periodo del Covid.
Il vero dramma è che i lavoratori del Bel Paese guadagnano meno rispetto a vent’anni fa e meno degli altri europei. Rispetto al 2019 ci sono un milione di lavoratori in più, finalmente un dato confortante… se non fosse che il 56% di chi ha un impiego è insoddisfatto della retribuzione, il 35% denuncia carichi di lavoro troppo pesanti e il 32% lamenta l'assenza di opportunità di fare carriera. Non se la passano bene i giovani: se dieci anni fa la quota di over 50 nella forza lavoro si attestava al 22%, oggi si arriva al 42%.

Non sorprende che l'affanno legato al lavoro finisca per ricadere sulla tenuta psicologica degli italiani: il 30% si dichiara estremamente stressato, dato che sale tra le donne (32%) e soprattutto tra la Gen Z (36%). E se un tempo il benessere passava prima di tutto dal corpo, oggi la priorità si è spostata sulla mente: il 64% degli italiani mette al primo posto le proprie capacità cognitive, il 54% il benessere psicologico, e solo dopo, al terzo posto, la salute fisica (43%). Eppure, di fronte alla fatica quotidiana, la maggior parte preferisce ancora contare sulle proprie forze piuttosto che chiedere aiuto: solo il 18% si rivolge a uno psicologo o a un professionista, mentre il 56% cerca di cavarsela da solo.
Proprio in questo scenario di risorse limitate, sia economiche che psicologiche, matura anche una nuova sensibilità verso i consumi: il 65% degli italiani si dichiara favorevole a ridurre consumi e sprechi, e per più di uno su quattro si tratta di una scelta di valore, non di un obbligo dettato dalla crisi. Consumare meno, insomma, diventa quasi un atto di responsabilità prima ancora che una necessità.
Un quadro che non lascia spazio a facili ottimismi, come conferma anche Domenico Brisigotti, presidente di Coop Italia: «Il quadro che emerge dal Rapporto Coop è quello di un Paese in stallo, contrassegnato da una sempre più forte polarizzazione sociale con una classe media in grande difficoltà». Parole che fotografano bene la fatica di un Paese che, tra guerre lontane e stanchezza quotidiana, prova comunque ad andare avanti.