Trasformare i legni fradici dei barconi dei migranti approdati a Lampedusa in opere di liuteria (violini, viole, contrabbassi, persino un clavicembalo di struggente bellezza), come hanno fatto i detenuti del laboratorio della Casa dello Spirito e delle arti di Opera, è già un miracolo. Ma metterli tra le braccia dei giovani musicisti dell’Orchestra Cherubini, fondata e diretta da Riccardo Muti, mutata per l’occasione in un’orchestra del mare, dando vita a una serata indimenticabile, diventa un evento quasi magico, un capovolgimento del destino dall’alto significato umano e civile. La musica come libertà interiore, capace di volare oltre le celle di una prigione.
E’ quel che è accaduto sabato 10 gennaio nel teatro del carcere di Opera, alle porte di Milano, ristrutturato per l’occasione. La musica di Vivaldi e di Verdi, diretta dalla bacchetta di Muti, risuonava tra le volte del teatro trasformandosi in un commovente inno alla vita e alla libertà. «Questi strumenti» ha commentato il maestro prima di salire sul podio «sono il lavoro, la dedizione, la sensibilità di persone di questo luogo che hanno imparato l’arte della liuteria. Arte somma, se pensate a Stradivari, Guarneri, Guadagnini e ad altri che sono stati i grandi liutai che hanno creato strumenti che oggi nel mondo sono ricercatissimi». Strumenti insoliti, con un’anima musicale ma all’esterno dai colori variegati delle barche, dei gozzi e dei pescherecci «che portavano persone, uomini, donne, bambini che cercavano, certamente la maggior parte di loro, cercavano di raggiungere la libertà, il benessere, la democrazia e fuggivano dal terrore, dalla miseria, dalla fame, dalle malattie, dalla dittatura». Facendo così del legno che ha conosciuto il sale, la paura e l’attesa, la morte legno che vibra di vita. «E’ un miracolo. È qualche cosa che sa di miracoloso e che dovrebbe essere un segnale in un mondo che invece sta andando a rotoli per tanti motivi». Per Muti quegli strumenti diventano il simbolo di un contrappunto umano, «il dialogo di diverse parti che tendono poi all'armonia di tutti, cioè al benessere, cioè alla bellezza. Questa è la musica». La serata si è arricchita dalle struggenti testimonianze di alcuni detenuti e dal coro del carcere di San Vittore diretto dal maestro Paolo Foschini. «Le indicazioni che ho dato dal punto di vista di fraseggio ed espressive», ha commentato il direttore d’orchestra «sono state colte e raccolte immediatamente, perché qualche volta con cori blasonati ci vuole più tempo perché c'è sempre nel coro blasonato qualcuno che fa resistenza passiva. Invece loro, tutti, hanno cantato con affetto, con amore, con entusiasmo e quindi hanno recepito quello che ho potuto dire immediatamente». A partecipare a questo happening musicale, organizzato da Arnoldo Mosca Mondadori, presidente della Casa dello Spirito e delle Arti, e dalla direttrice della casa circondariale Stefania d’Agostino, c’era anche il soprano Rosa Feola, una delle stelle del panorama canoro mondiale. Ma il momento più toccante è stata l’esibizione Mirto Milani, cantante sopranista che sta scontando la pena qui ad Opera per un grave delitto e che per l’occasione ha ripreso a cantare (L’Ave Maria di Charles Gounod) con Muti al pianoforte. Un abbraccio in lacrime tra i due ha suggellato probabilmente l’inizio di una rinascita, perché il maestro si è impegnato personalmente a far proseguire gli studi del conservatorio interrotto dal giovane Mirto. Un abbraccio che dice più di molte parole sulla giustizia, sulla possibilità di ricominciare, sul fatto che nessuna vita è solo ciò che è stata. Un abbraccio che vale più di una sinfonia. La musica, quella vera, fa questo. Sospende il giudizio, allenta le catene, rende meno definitiva perfino una cella.
«Questo è un luogo da cui ciò che è stato causa negativa, attraverso la musica e altre cose, si può tramutare e si sta tramutando in fatto assolutamente positivo», ha concluso il maestro.