Le organizzazioni promotrici della campagna “Basta favori ai mercanti di armi” hanno espresso forte preoccupazione per le indiscrezioni secondo le quali il Governo intenderebbe rimettere in discussione e peggiorare la legge 185/90 sul controllo dell’export di armamenti, riaprendo il dibattito alla Camera sul DDL governativo già approvato al Senato che andrebbe a stravolgere la Legge.

Così la Rete Italiana Pace e Disarmo ha rilanciato la campagna per difenderla, affiancata da oltre duecento realtà del mondo associativo e cattolico, tra cui Libera, le Acli, Pax Christi. Come scrive Tonio Dell’Olio su Mosaico di Pace, “il timore è che, tra cancellazioni e silenzi, si incrini la trasparenza: spariscano i nomi delle “banche armate”, si affievolisca il riferimento ai diritti umani, si sposti il baricentro dalle valutazioni tecniche a scelte politiche opache. Così l’argine rischia di abbassarsi, mentre cresce la produzione e il mercato cerca nuovi sbocchi. Non è solo una norma da difendere, ma una promessa di controllo democratico”.

Il logo della campagna

Secondo la Rete Italiana Pace e Disarmo, “le modifiche proposte, in continuità con altri interventi che hanno già indebolito i controlli a livello europeo e in diversi stati membri, rischiano di rendere le esportazioni di armi più facili e meno controllate. Questo avverrebbe nel momento in cui l’industria militare avrà aumentato la propria capacità produttiva e i fondi per il riarmo, oggi in forte crescita nell’Unione europea, si saranno esauriti o stabilizzati. È in quel momento che si proverà a spingere ancora di più sull’export verso mercati extra-Ue, riducendo vincoli e controlli. Per questo è fondamentale difendere una legge che garantisca trasparenza e responsabilità, soprattutto verso stati autoritari, paesi in guerra o in aree di forte tensione”.

“Uno degli obiettivi concreti di questa riforma”, prosegue la Rete, “è la cancellazione, nell’ambito della Relazione governativa ufficiale, della Tabella sulle cosiddette “banche armate”, ovvero l’elenco degli istituti di credito coinvolti direttamente nelle operazioni di esportazione di armamenti. In una fase in cui aumentano enormemente i fondi destinati alle armi e alle attività economiche correlate, ridurre la trasparenza su chi fornisce servizi finanziari che rendono possibile questo commercio verso l’estero è estremamente grave: significa rendere più opachi i flussi di denaro e favorire interessi economici che prosperano sull’instabilità internazionale e sull’aumento dei conflitti. Minore capacità di controllo e minore trasparenza informativa nei confronti dell’opinione pubblica comportano più spazio d’azione per chi intende trarre profitto dalle guerre”.

La Campagna ribadisce che “non basta difendere l’impianto della legge 185/90, ma occorre al contrario rafforzarlo”. “Chiediamo che ogni riforma tenga esplicitamente conto del Trattato sul commercio di armi, che il ruolo degli organismi interministeriali non si trasformi in una semplificazione a favore delle autorizzazioni ma resti fondato su valutazioni politiche e tecniche stringenti, che la Relazione annuale al Parlamento venga resa più completa, leggibile e trasparente sui dati relativi ai paesi destinatari, alle tipologie di materiali, alle autorizzazioni e ai servizi , che non venga eliminata la parte relativa ai rapporti tra sistema bancario e industria militare e che vengano preservati gli strumenti di coordinamento e monitoraggio pubblico nonché la possibilità di acquisire informazioni sul rispetto dei diritti umani anche da parte di organismi indipendenti della società civile”.

“La campagna”, conclude Tonio Dell’Olio, “non resterà nei palazzi: attraverserà territori e coscienze, chiedendo che l’economia non smarrisca la pace come orizzonte. Insomma oggi più che mai è necessario fare qualcosa. Tutte e tutti. Insieme”.