Ricominciare dalle donne. Per coltivare la speranza di un futuro diverso nella Russia che Putin governerà per altri sei anni, forte del successo ottenuto con «le elezioni più fraudolente e corrotte della storia del nostro Paese», come hanno denunciato i suoi oppositori. Ricominciare da Yulia Navalnaya, 48 anni, la vedova coraggiosa e irriducibile di Alexei Navalny che ha promosso la protesta “Mezzogiorno di fuoco contro Putin”, invitando ad andare a votare alle 12, l’ultimo giorno delle elezioni presidenziali, per invalidare le schede in segno di dissenso contro lo spietato regime dittatoriale. Glielo aveva chiesto il suo Alexei, un mese prima di morire, dalla cella della colonia penale artica IK-3: «Votate qualsiasi altro candidato che non sia Putin o danneggiate le schede» era stato il suo messaggio. E lei, diventata dopo la morte del marito leader dell’opposizione, l’ha rilanciato con l’impegno e la passione con cui ha sempre condiviso le sue battaglie, riuscendo a mobilitare migliaia di persone in tante città russe e nelle ambasciate di tutto il mondo, che hanno dato un forte impulso a quel 13% che non lo ha votato. L’abbiamo vista sorridere, negli occhi una profonda tristezza, in fila per sei ore, davanti all’Ambasciata di Berlino, in attesa di votare, circondata da una folla che voleva abbracciarla e le diceva: «Yulia, siamo con te». «Ho messo sulla scheda il nome di Alexei perché non è possibile che un mese prima delle elezioni il principale oppositore, già in carcere, venga ucciso. Siate coraggiosi, un giorno vinceremo, ce la faremo» ha detto, uscendo dal seggio elettorale.

Ricominciare dalle madri di figli, prelevati giovanissimi dagli Urali alla Siberia, mandati in prima linea a combattere e morire in Ucraina e dalle mogli che non hanno più notizie dei loro mariti. Hanno creato un movimento che organizza continue proteste contro la guerra, rischiando ogni volta di essere arrestate. A Mosca dal settembre 2022 è nato un “Consiglio delle mogli e delle madri” dei militari mobilitati che, alla vigilia del Natale ortodosso, ha organizzato picchetti vicino agli edifici del Ministero della Difesa e dell’Amministrazione presidenziale. Ogni sabato, depongono fiori rossi alla fiamma del Monumento del Milite ignoto, sotto le mura del Cremlino, per chiedere il ritorno dei mariti e dei figli. Nello stesso giorno, in molte città russe, si svolge il medesimo rito. Ricominciare dalla “Resistenza femminista contro la guerra”, nata il giorno dopo l’invasione della Russia in Ucraina.

Spiega Lilija Vezevatova, che ne è la coordinatrice: «Il movimento contro la guerra e la dittatura in Russia sta prendendo forza e proprio le donne ricoprono un ruolo di primo piano. Saranno determinanti per il futuro del Paese. Migliaia di attiviste diffondono giornali clandestini, partecipano a picchetti e manifestazioni pacifiche. Già prima dell’invasione dell’Ucraina scendevano nelle principali piazze delle proprie città per manifestare contro la corruzione, la violenza domestica, il blocco dei media indipendenti, per difendere i prigionieri politici, nonostante fossero sottoposte alla repressione delle forze dell’ordine». Tutte queste donne sono il volto della nuova resistenza a Putin. Sono il volto di Anna Politkovskaja.