«Un’azienda che non cresce è destinata a morire. Ma guai se la crescita viene intesa solo come aumento di dipendenti o fatturato: non è un idolo al quale sacri care tutto. Crescere si deve, ma non sempre e non a tutti costi». A parlare così, cari amici lettori, è l’imprenditore Angelo Cortesi (vedi servizio a pag. 26).

In nome dei valori in cui crede, ispirati alla fede, ha rinunciato a produrre molle per aziende belliche, perdendo così un 25-30% del suo fatturato. Ciononostante, non si è arreso alle difficoltà, anzi è riuscito a trasformare la sua impresa in un’azienda etica. Una storia che ci parla di una “verità interiore” capace di guidare la vita, per cui si può rinunciare a ciò che “tutti fanno” in nome di qualcosa di più alto. Qualcosa del genere, in una recente intervista, ha raccontato uno stimato intellettuale ucraino, attualmente vice-rettore dell’Università cattolica di Leopoli. Myroslav Marynovytch, 74 anni, è uno degli ultimi dissidenti dell’epoca sovietica ancora in vita.

In nome di ciò in cui credeva, ha vissuto anni di dura detenzione nei gulag, tra mille ingiustizie e umiliazioni. Un’esperienza in cui «i motivi di risentimento e di odio sono infiniti», ha raccontato. Prima della prigionia, all’agente del Kgb che lo interrogava – ironicamente – sui “progetti futuri”, aveva risposto: «Cercare di non provare risentimento verso chiunque». Ha tenuto fede al suo “progetto” nel gulag. Vedendo un compagno di prigionia imbestialito, distrutto interiormente dall’odio, e un altro invece che affrontava tutto con calma luminosa, ha giurato di «fare di tutto per non farmi divorare dall’odio. Oggi, non sento odio nei confronti di coloro che mi hanno perseguitato».

La fede, ha dichiarato, l’ha aiutato a resistere. «Provo una riconoscenza infinita verso il Signore per avermi aperto gli occhi su questa nuova comprensione della vita». Anche in questa storia emerge una direzione diversa data all’esistenza, guidato da una “verità interiore”, da «valori come la giustizia, la misericordia, l’empatia, il rispetto del diritto. In fondo, tutto ciò che si trova nel Decalogo».

La “stella” interiore può affascinare e guidare anche un giovane bello e di successo. Come è capitato a Edoardo Santini, il ventunenne la cui storia sta spopolando sui social. Modello di professione, ha scoperto pian piano la fede e ora si è incamminato in un percorso verso il sacerdozio, dopo tanto interrogarsi e diverse esperienze di “avvicinamento”. Si è raccontato in una lunga intervista ad Avvenire, e colpisce la sua capacità di riflessione e di parola.

«In questo momento sono sicurissimo della mia scelta, ma se dovessi cambiare idea chiederei a Dio “Cos’altro vuoi da me?”», ha dichiarato. La sua è stata la scoperta di un «Dio ineffabile, non riesco a dire con parole umane che cosa rappresenta per me, posso solo testimoniare che è la felicità».

«Oggi la mia strada mi porta in questa direzione», ha ammesso; «poi vedremo, l’importante è non restare mai a mezzo, tra color che son sospesi». Per questo le ­ figure dei Magi sono di una grande attualità. Guidati dalla “stella”, si sono messi in cammino… e hanno trovato l’Inaspettato. L’augurio in questo nuovo anno è che ognuno possa seguire fino in fondo la propria “verità interiore” che aspetta di compiersi.