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«Esprimo il mio vivo apprezzamento per quanti, ad ogni livello, si stanno impegnando a costruire la pace nelle diverse regioni segnate dalla guerra». Con queste parole, pronunciate dalla finestra del Palazzo Apostolico, Leone XIV ha aperto uno dei passaggi più intensi del suo Angelus domenicale. Il Papa ha voluto ricordare, nel giorno della Dedicazione della Basilica Lateranense, non solo il valore spirituale della Chiesa come “casa viva di Cristo”, ma soprattutto il dovere di ogni credente di difendere la vita e la dignità umana anche nei tempi più bui.
«Nei giorni scorsi abbiamo pregato per i defunti», ha detto, «e tra questi purtroppo ce ne sono tanti uccisi nei combattimenti e nei bombardamenti, benché fossero civili, bambini, anziani, ammalati». Poi l’appello, semplice e diretto, che racchiude tutto il dramma e la speranza del momento: «Se si vuole veramente onorare la loro memoria, si cessi il fuoco e si metta ogni impegno nelle trattative». Un invito che risuona in un mondo ormai abituato alle notizie di guerra. Senza citare conflitti specifici, Leone XIV si è fatto voce delle vittime silenziose dei bombardamenti e degli esodi forzati, chiedendo un cambio di passo alla politica internazionale e ai governi che ancora esitano a imboccare la via del dialogo.
Nel resto della sua riflessione, il Pontefice ha richiamato i fedeli a guardare oltre la superficie delle divisioni e dei fallimenti umani: «La Chiesa è fatta di pietre vive – ha ricordato – e noi siamo quelle pietre, chiamate a portare il Vangelo della misericordia e della pace». Citando Joseph Ratzinger, ha aggiunto che la santità della Chiesa «non risiede nei nostri meriti, ma nel dono del Signore», che continua a servirsi delle fragilità umane per compiere la sua opera. Dopo la preghiera mariana, Leone XIV ha rivolto anche un pensiero alle popolazioni delle Filippine, colpite da un violento tifone, e ha ringraziato i coltivatori e i custodi della terra in occasione della Giornata del Ringraziamento, invitando a una «cura responsabile del territorio» e a uno stile di vita sobrio contro lo spreco. Ma è sul tema della pace che la sua voce si è fatta più ferma. Nelle sue parole si è avvertita la stanchezza del mondo per i conflitti senza fine, ma anche la fiducia, ancora intatta, nella possibilità di un futuro diverso. «Si cessi il fuoco», ha ribadito il Papa, «e si metta ogni impegno nelle trattative». Un messaggio che va oltre la politica e tocca le coscienze: l’unica memoria degna delle vittime è la pace che ancora aspetta di nascere.
Di seguito il testo integrale delle parole del Pontefice.
Fratelli e sorelle, buona domenica!
Nel giorno della Dedicazione della Basilica Lateranense contempliamo il mistero di unità e di comunione con la Chiesa di Roma, chiamata ad essere la madre che con premura si prende cura della fede e del cammino dei cristiani sparsi nel mondo.
La Cattedrale della diocesi di Roma e la sede del successore di Pietro, come sappiamo, non è soltanto un’opera di straordinaria valenza storica, artistica e religiosa, ma rappresenta anche il centro propulsore della fede affidata e custodita dagli Apostoli e della sua trasmissione lungo il corso della storia. La grandezza di questo mistero rifulge anche nello splendore artistico dell’edificio, che proprio nella navata centrale accoglie le dodici grandi statue degli Apostoli, primi seguaci del Cristo e testimoni del Vangelo.
Questo ci rimanda ad uno sguardo spirituale, che ci aiuta ad andare oltre l’aspetto esteriore, per cogliere nel mistero della Chiesa ben più di un semplice luogo, di uno spazio fisico, di una costruzione fatta di pietre; in realtà, come il Vangelo ci ricorda nell’episodio della purificazione del Tempio di Gerusalemme compiuta da Gesù (cfr Gv 2,13-22), il vero santuario di Dio è il Cristo morto e risorto. Egli è l’unico mediatore della salvezza, l’unico redentore, Colui che legandosi alla nostra umanità e trasformandoci col suo amore, rappresenta la porta (cfr Gv 10,9) che si spalanca per noi e ci conduce al Padre.
E, uniti a Lui, anche noi siamo pietre vive di questo edificio spirituale (cfr 1Pt 2,4-5). Noi siamo la Chiesa di Cristo, il Suo corpo, le sue membra chiamate a diffondere nel mondo il Suo Vangelo di misericordia, di consolazione e di pace, attraverso quel culto spirituale che deve risplendere anzitutto nella nostra testimonianza di vita.
Fratelli e sorelle, è in questo sguardo spirituale che dobbiamo allenare il cuore. Tante volte, le fragilità e gli errori dei cristiani, insieme a tanti luoghi comuni e pregiudizi, ci impediscono di cogliere la ricchezza del mistero della Chiesa; la sua santità, infatti, non risiede nei nostri meriti, ma nel «dono del Signore, mai ritrattato», che continua a scegliere «come contenitore della sua presenza, con amore paradossale, anche e proprio le sporche mani degli uomini » (J. Ratzinger, Introduzione al cristianesimo, Brescia 2005, 331).
Camminiamo allora nella gioia di essere il Popolo santo che Dio si è scelto e invochiamo Maria, madre della Chiesa, perché ci aiuti ad accogliere Cristo e ci accompagni con la sua intercessione.
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Dopo l'Angelus
Cari fratelli e sorelle!
Sono vicino alle popolazioni delle Filippine colpite da un violento tifone: prego per i defunti e i loro familiari, per i feriti e gli sfollati.
Oggi la Chiesa in Italia celebra la Giornata del Ringraziamento. Mi associo al messaggio dei Vescovi nell’incoraggiare una cura responsabile del territorio, il contrasto dello spreco alimentare e l’adozione di pratiche agricole sostenibili. Ringraziamo Dio per «sora nostra madre terra» (S. Francesco, Cantico delle creature) e per quanti la coltivano e la custodiscono!
Saluto di cuore tutti voi, romani e pellegrini provenienti dall’Italia e da tante parti del mondo, in particolare i giovani Gesuiti polacchi, i fedeli venuti da Varsavia e Danzica in Polonia, Newark e Kearny negli Stati Uniti d’America, Toledo e Galapagar in Spagna e Londra, come pure il coro dei Regensburger Domspatzen.
Saluto i membri dell’Azione Cattolica dell’Arcidiocesi di Genova e i gruppi parrocchiali di Cava Manara, Mede, Vibo Marina, Sant’Arcangelo di Potenza, Noto, Pozzallo e Avola, Cesenatico, Mercato San Severino, Crespano del Grappa e Noventa Padovana. Saluto il gruppo delle Manifestazioni Storiche del Lazio e i volontari del Banco Alimentare, che faranno la colletta alimentare sabato prossima, vigilia della Giornata Mondiale dei Poveri.
Esprimo il mio vivo apprezzamento per quanti, ad ogni livello, si stanno impegnando a costruire la pace nelle diverse regioni segnate dalla guerra. Nei giorni scorsi, abbiamo pregato per i defunti e tra questi purtroppo ce ne sono tanti uccisi nei combattimenti e nei bombardamenti, benché fossero civili, bambini, anziani, ammalati. Se si vuole veramente onorare la loro memoria, si cessi il fuoco e si metta ogni impegno nelle trattative.
auguro a tutti una buona domenica




