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Questa mattina, alle 9.30, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, Leone XIV ha presieduto la Celebrazione Eucaristica per la Solennità della Dedicazione della Basilica Lateranense, cattedrale di Roma e “Madre di tutte le Chiese”. Nel corso dell’omelia, il Papa ha ripercorso le origini di questo luogo simbolo della cristianità, la cui costruzione risale al IV secolo per volontà dell’imperatore Costantino e alla consacrazione da parte di papa Silvestro I. «Questa Basilica – ha ricordato – è molto più di un monumento o di una memoria storica: è segno della Chiesa vivente, edificata con pietre scelte e preziose in Cristo Gesù».
Le fondamenta della fede
Il Pontefice ha invitato i fedeli a riflettere sul senso profondo delle “fondamenta” del tempio, come immagine della vita cristiana. «Chi costruisce senza scavare in profondità rischia il crollo. Così anche noi, operai della Chiesa vivente, dobbiamo eliminare tutto ciò che è instabile per raggiungere la nuda roccia di Cristo», ha spiegato, citando San Paolo: «Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo». Leone XIV ha ammonito contro la tentazione dell’immediatezza e della superficialità: «Non siamo frettolosi: scaviamo a fondo, liberi dai criteri del mondo che pretende risultati immediati. La storia millenaria della Chiesa insegna che solo con umiltà e pazienza si costruisce una vera comunità di fede».
Zaccheo e il cammino della conversione
Richiamando il Vangelo del giorno, il Papa ha indicato la figura di Zaccheo come esempio di chi si mette in gioco per incontrare Cristo: «Quel salire sull’albero – ha detto – significa riconoscere il proprio limite e superare l’orgoglio. Solo così nasce una vita nuova». Da quell’incontro, ha aggiunto, «Gesù ci cambia e ci chiama a lavorare nel grande cantiere di Dio». È questo il cuore dell’immagine tanto cara al Pontefice: la Chiesa come un cantiere aperto, dove si cresce nella condivisione dei carismi e nel confronto, anche nelle fatiche e nelle difficoltà. «Non bisogna scoraggiarsi – ha esortato – ma continuare a lavorare con fiducia, per crescere insieme».
Una Chiesa madre
Il Papa ha poi ricordato le prove attraversate nei secoli dalla Basilica del Laterano: «Anche questo edificio ha conosciuto crisi e soste, ma grazie alla tenacia di chi ci ha preceduto possiamo radunarci oggi in questo luogo meraviglioso». E ha aggiunto con tono paterno: «La carità vissuta modella il volto della Chiesa, perché appaia sempre più chiaramente come madre, madre di tutte le Chiese, o anche “mamma”, come amava dire San Giovanni Paolo II».
La liturgia, fonte e culmine della vita cristiana
Nella parte conclusiva dell’omelia, Leone XIV ha sottolineato il valore della liturgia, «culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e fonte da cui promana tutta la sua energia». Essa, ha detto, «è il luogo in cui siamo edificati come tempio di Dio e riceviamo forza per predicare Cristo nel mondo». Il Pontefice ha auspicato che la liturgia celebrata nella Cattedrale di Roma sia modello per tutto il popolo di Dio, «nella fedeltà alla tradizione romana e nella sobrietà solenne che tanto bene fa alle anime». Citando Sant’Agostino, ha concluso: «La bellezza non è che amore, e amore è la vita. Che chi si accosta all’Altare della Cattedrale possa partire pieno di quella grazia con cui il Signore vuole inondare il mondo».




