Siamo distratti o indi­fferenti alla politica estera, nonostante ci tocchi così da vicino, soprattutto quando riguarda i Paesi europei. Non è più possibile concepirsi soli, indipendenti, a qualunque livello. Anzi,

il sogno dei padri fondatori era un’Europa unita in tutto, non solo nella moneta, per essere più forti e tutelati. Vediamo bene come nei grandi snodi internazionali la presenza dell’Ue sia sempre più sottostimata, e irrilevante. È un male per noi, ma lo è per tutti, perché l’Europa è la patria dei diritti della persona, l’erede di una cultura che ha plasmato mezzo mondo, nel bene e nel male. Ora, se eleggono un primo ministro in Francia, terra cugina, dovremmo essere incuriositi. In una Repubblica presidenziale, sarà ancora Macron a dare le carte, e questa elezione è cosa sua, per accrescere la sua immagine in vista delle elezioni europee, per assicurarsi un delfino. Giovane come lui, brillante come lui. Che sappiamo di Gabriel

Attal? Oltre che è giovane, popolare, brillante e omosessuale? Non ci hanno detto altro. Davvero il primo e l’ultimo degli attributi sono garanzia della sua competenza e credibilità politica? Ragioniamo, liberi da titoli forzatamente o forse volontariamente distorti e riduttivi. La giovinezza è oggi un valore, se accompagnata dalla volontà, dalla professionalità, da un curriculum di rilievo. Troppi pachidermi tolgono spazio ai giovani, in tanti ambiti di governo, politico, scientifico, culturale. Sappiamo che la saggezza dell’esperienza conta, che i maestri ci sono necessari. Ma se ti aiutano a spiccare il volo, facendosi con leggerezza da parte. Essere in gamba, e giovani, è un buon punto di partenza, ma non è di per sé certezza di buona riuscita. Essere omosessuale, poi, cosa vuol dire? Il coraggio di dichiararsi tale, dicono. A me pare che insistere su questo dettaglio nella narrazione sia un’ulteriore etichettatura, e quindi discriminazione, l’uscita da una riserva indiana di alcuni fortunati,  un’eccezione. Se crediamo nel diritto di essere come si è, e l’Europa ne è paladina, allora l’omosessualità non è un titolo di merito né di demerito, e non dovrebbe essere un marchio

nella carriera. Oppure si vuole esibire l’appartenenza a una categoria, a una lobby? Ma le persone inserite in categorie di solito sono meno libere. Questa insistenza sull’orientamento sessuale di artisti, intellettuali, politici mi pare ambigua. Da un lato, è affermazione di una diversità che non si vuol più nascondere, dopo troppe emarginazioni. Dall’altro, però, è rivendicativa, indispettita, provocatoria anche quando non serve alcuna provocazione. Le persecuzioni sono altrove, ma il dito alzato ad accusare e redarguire non scavalca mai, per prudenza e paura, i confini europei. Guai a pensare che l’ex ministro dell’Istruzione, ora Premier Ministre, conti di meno perché gay. Guai altrettanto pensare che valga di più. Lo giudicheremo nell’azione e nel pensiero politico, nell’onestà. Insistiamo a considerare le persone come uniche e irripetibili, da rispettare sempre, a prescindere dall’orientamento sessuale. Ricordando che si può essere buoni politici anche se si è eterosessuali, magari con qualche figlio a carico.