Nella grande aula universitaria centinaia di allievi esplodono in grida di gioia, escono dai banchi, si abbracciano, c’è chi non riesce a trattenere le lacrime, negli occhi stupore ed esultanza. Sulla cattedra un’anziana donna contempla, visibilmente commossa, quell’insolito spettacolo, la severità del volto illuminata da un sorriso complice di soddisfazione.

Sono studenti della facoltà di Medicina del prestigioso Albert Einstein College nel poverissimo Bronx a New York. La notizia arriva da Ruth L. Gottesman, 93 anni, per 55 anni insegnante di Pedagogia del College, dove ha realizzato un test di valutazione e trattamenti per bambini con difficoltà di apprendimento ed è presidente del Consiglio di amministrazione. Vedova di un finanziere di Wall Street, Ruth ha appena comunicato alla sua platea di avere donato un miliardo di dollari perché chi frequenterà il corso di Medicina dal prossimo anno accademico possa farlo gratuitamente, anche negli anni futuri, fino a esaurimento della somma. L’ha fatto con una semplicità disarmante, con l’emozione di chi ha scoperto la felicità di assicurare alle future generazioni un’opportunità unica.

«Sono molto grata al mio defunto marito Sandy per avermi lasciato questi fondi perché ne “facessi quello che ritenevo giusto”. Ogni anno entrano all’Albert Einstein più di cento allievi che diventano scienziati superbamente formati o medici compassionevoli, competenti, con l’esperienza necessaria per trovare nuovi modi per prevenire le malattie e fornire la miglior assistenza sanitaria. Mi sento fortunata ad avere il grande privilegio di fare questo dono per una causa così degna».

La donazione fatta da Ruth cambierà la vita di migliaia di studenti che non avrebbero mai potuto assumersi l’onere di frequentare una facoltà di Medicina, di pagarne le costosissime tasse, contraendo un debito medio di 200.000 dollari per completare gli studi. L’ha affermato il dottor Yaron Tomer, preside dell’Einstein: «Questa generosa elargizione si ripromette di attrarre studenti talentuosi e diversificati e consentirà a una generazione di leader del settore sanitario di portare avanti i confini della ricerca e della cura, liberi da uno schiacciante indebitamento dovuto ai prestiti».

Questa pagina importante per la sanità americana, scritta da una donna che, come tante altre, ha cambiato un pezzo di mondo, una storia “meravigliosa” che sarebbe piaciuta a Frank Capra, ci aiuta a ricordare come sia fondamentale e quanto mai urgente investire nelle nuove generazioni, ascoltarne le voci e i progetti, aiutarle a realizzare i propri sogni, offrendo situazioni concrete d’inserimento nella vita lavorativa e sociale, permettendo loro di avere un futuro che è anche il nostro.

L’Italia è agli ultimi posti in Europa per la dispersione scolastica. Perdiamo per strada negli anni universitari una marea di persone che non ce la fanno. Nell’ultimo anno il dato che riguarda l’abbandono degli studi universitari non è mai stato così alto, (dal 6,3% al 7,3% nell’ultimo decennio). A questo si aggiunge la ferita dei “cervelli in fuga”. Ogni anno perdiamo 8 mila laureati tra i 25 e i 34 anni che decidono di optare per una carriera all’estero. Benvenuta fra noi Ruth L. Gottesman!