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«Il Papa ha sempre voluto che noi dicessimo la verità». Il professor Sergio Alfieri apre la conferenza stampa convocata al policlinico Gemelli per dire come stanno le cose. Non tace della «gravità della situazione» di cui il Papa è consapevole. «Mi rendo conto che la situazione è grave», ha detto ai medici che lo curano, anche se «in questo momento non è in pericolo di vita. Ma se mi chiedete se è fuori pericolo la risposta è no», continua il chirurgo che lo ha operato per una stenosi diverticolare del colon nel 2021. Accanto a lui il dottor Luigi Carbone, che segue la salute del Papa a Santa Marta per la sua patologia cronica asmatica e bronchiale, che viene costantemente ringraziato insieme con l’infermiere Massimiliano Strappetti. I medici, riconfermando tutto quello che è stato già dichiarato nei bollettini, insistono molto sulla generosità del Papa che non si risparmia nel lavorare e sulle condizioni non disperate, ma comunque gravi del Pontefice. La degenza non sarà breve perché, sottolinea il professor Alfieri, si tratta sempre di «un signore di 88 anni» con una seria patologia.
L’équipe che lo segue, elenca Alfieri, è composta dall'infettivologo Carlo Torti, dallo pneumologo Luca Richeldi, dal gastroenterologo Antonio Gasbarrini e dal cardiologo Francesco Burzotta, oltre che dal professor Maurizio Sanguinetti, microbiologo, direttore del laboratorio del Gemelli che ha isolato i microorganismi che hanno infettato il Papa, «Sono stati riscontrati tanti germi, virus, miceti e batteri», spiega Alfieri. Il Papa mantiene il buon umore e «deciderà solo lui se domenica dirà l’Angelus o meno, noi daremo un consiglio». Ma il Pontefice, pur cosciente del suo stato di salute, mantiene alto lo spirito. Per esempio, racconta Alfieri, «questa mattina quando l’ho salutato con “Buongiorno Santo padre”, mi ha risposto con “Buongiorno santo figlio”».
«Non ha sepsi, abbiamo ridotto qualche farmaco. Lui è di buon uomore, ma sa che la situazione è grave. Ha, però, appetito, lavora in poltrona e passa del tempo a pregare in cappella», riassume. E, infine, commosso, ringrazia la struttura del Gemelli e ricorda il professor Giovanni Scambia, il primario di ginecologia oncologica morto ieri, «una persona che ha lasciato il segno» per tutto quello che ha fatto.





