Un esodo immane, incessante. Una marea umana si muove a piedi lungo i binari della ferrovia che dalla Serbia arriva oltre il confine ungherese, a Roszke. Uomini, donne, bambini seguono la ferrovia per avere una direzione sicura, ma soprattutto perché è l'alternativa al muro di metallo e filo spinato che il Governo Orban sta portando a termine lungo i 175 km di frontiera con la Serbia. A Roszke esiste un centro di raccolta profughi, ma le violenti piogge l'hanno danneggiato coprendolo di fango. Tanti migranti si allontanano dai binari e si inoltrano nei campi, per sfuggire ai controlli e non essere identificati. 

Nell'arco di 24 ore sono entrate in territorio ungherese oltre 3.200 persone. Ma presto per i migranti che da lì sognano di raggiungere, in treno o in autobus, l'Austria, la Germania, il Nord Europa anche il cammino dei binari sarà interrotto: le ferrovie ungheresi hanno cominciato a costruire una nuova barriera, una sorta di "porta" lungo la linea che porta da Subotica, in Serbia, a Szeged, in Ungheria.  Il 15 settembre entrerà in vigore nel Paese la nuova normativa sull'immigrazione: per chi entra illegalmente nel Paese è previsto l'arresto e il carcere fino a tre anni. 

La Germania dal canto suo ha annunciato che, per far fronte all'emergenza di un flusso senza precedenti, reintrodurrà i controlli alla frontiera. 
Solo sabato 12 settembre, 12mila migranti sono arrivati a Monaco di Baviera. Intanto, una nuova tragedia si è consumata in mare:  un barcone si è rovesciato  al largo dell'isola greca di Fermakonissi, nell'Egeo meridionale. Sono morte almeno 34 migranti, gran parte di loro erano bambini.