«La prospettiva ultima per i cristiani non è la sicurezza ma la Salvezza» ha detto con forza il presidente nazionale delle Acli, Emiliano Manfredonia, nella relazione della giornata conclusiva del 56° Incontro nazionale di Studi delle Acli a Firenze. «La sicurezza, costruita dall’uomo, rischia di diventare chiusura e conflitto; la Salvezza invece è dono, si costruisce giorno per giorno nella giustizia, nel perdono, nella cura reciproca. È questo lo sguardo che serve oggi, oltre le paure, per ritessere la democrazia». Un richiamo che ha toccato anche l’attualità internazionale: «La stessa paura, tradotta in azione politica, ad alcuni fornisce solo l’occasione per demonizzare un atto dall’alto valore profetico come quello della Flotilla, invece di sforzarsi di riconoscerne il valore e offrire mediazione, come hanno fatto i cardinali Zuppi e Pizzaballa e il presidente Mattarella». Nelle sue parole anche un monito sulla corsa globale al riarmo: «Difendere la pace con la guerra è un paradosso che consegna debiti e insicurezza alle nuove generazioni. La pace, invece, è pienezza di vita e richiede politiche di giustizia sociale, lavoro dignitoso e cooperazione internazionale». E ha aggiunto: «Partiamo dalla pace per custodire la pace e facciamo politiche adatte a questo, non partiamo dalla guerra, dalle armi, giustificandoci con l’idea di costruire la pace in un secondo momento»

Un Incontro che parte dall’Europa

Il cammino si era aperto il 25 settembre con i saluti istituzionali della sindaca Sara Funaro e i contributi di Maurizio Ferrera, Maurizio Ambrosini, Juan Fernando López Aguilar e Anna Diamantopoulou, che hanno sottolineato i rischi delle nuove disuguaglianze e delle derive sovraniste. «La democrazia – ha ricordato la Vicepresidente nazionale, Raffaella Dispenza – non è solo un sistema di regole, ma un tessuto di relazioni che richiede cura e responsabilità. Stiamo vivendo un’epoca di faglia, un cambiamento d’epoca che mette in discussione la promessa stessa della democrazia». Di fronte a crisi ambientali, sociali e geopolitiche, la Dispenza ha invitato a contrastare la “società dell’angoscia” con una “società della speranza”, costruendo nuove pratiche di partecipazione, di prossimità, di comunità, capaci di rigenerare la politica.



La marcia per la pace

La seconda giornata dell’Incontro di Studi, venerdì 26 settembre Firenze,  si è trasformata in un grande cantiere di pace. Centinaia di persone hanno partecipato al Cammino di spiritualità che ha condotto fino all’Abbazia di San Miniato al Monte, srotolando la bandiera della pace più lunga del mondo, un segno potente di dialogo e speranza. «La pace non è un concetto astratto, ma si pratica ogni giorno, con responsabilità, cura e attenzione» ha detto padre Bernardo Gianni, abate di San Miniato. «Non esistono guerre giuste, tutte le guerre sono sporche» ha aggiunto l’imam Izzedin Elzir, rilanciando da Firenze la necessità di «un nuovo umanesimo, dove l’altro non è nemico ma fratello». Al loro fianco è risuonato anche il messaggio del rabbino capo di Firenze, Gadi Piperno: «La democrazia fallisce quando la discussione aperta si trasforma in posizioni definitive e intolleranti. Solo cultura e libera espressione delle opinioni possono contrastare le manipolazioni e le fake news. Un leader deve saper ascoltare il popolo, ma anche assumersi la responsabilità delle decisioni: è proprio l’equilibrio tra queste due dimensioni a essere essenziale per creare percorsi di pace».

La ricerca inedita sui giovani e la partecipazione politica:  non apatici ma protagonisti

Durante la terza giornata è stata presentata la ricerca “Né dentro, né contro?” realizzata da IREF-Acli: un’indagine che smonta il mito dei giovani apatici. La generazione under35 appare infatti critica e generativa, non “anti-media”, ma capace di esercitare una fiducia selettiva. L’impegno nasce da una socializzazione precoce, soprattutto in famiglia e a scuola, e si consolida attraverso spazi concreti: associazioni, attivismo online, volontariato e azioni dirette. La precarietà lavorativa, lungi dal produrre disinteresse, diventa spesso fattore attivante: chi ha sperimentato il lavoro “in nero” mostra tassi più alti di partecipazione politica e sociale.

Un Patto tra generazioni

Proprio i giovani sono stati protagonisti anche della firma del Patto tra generazioni, promosso dalle Acli con Action Aid, Agesci, Arci, Azione Cattolica e Focolari. Una ricetta per sostenere la partecipazione under35 che si regge su due pilastri: da un lato la creazione di spazi gratuiti e accessibili, dall’altro una nuova educazione civica, capace di partire dalla scuola e dalle associazioni per nutrire fiducia, responsabilità e futuro.

Firenze, laboratorio di democrazia

Tre giornate dense che hanno intrecciato politica, cultura, spiritualità e impegno sociale, segnando un filo rosso: la democrazia vive solo se partecipata. E da Firenze, città di La Pira e di grandi visioni, parte un appello europeo: superare paure e divisioni, investire in pace, giustizia sociale e giovani. «Le Acli vogliono essere un cortile aperto – ha concluso Manfredonia – perché la speranza non delude: il cambiamento comincia da noi, ma non finisce con noi».

Tutte le foto di questo servizio sono di Elena Galimberti