La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che uno Stato membro deve riconoscere un matrimonio tra persone dello stesso sesso se questo è stato legalmente contratto in un altro Paese dell’Unione.

Il caso riguarda due cittadini polacchi, sposati in Germania, che hanno chiesto che il loro certificato di matrimonio fosse trascritto nel registro civile polacco affinché il matrimonio fosse riconosciuto in Polonia dove il matrimonio egualitario non c’è mentre è legale in Germania fin dal 2017.

Quali sono gli effetti pratici di questa sentenza? Se due cittadini italiani, ad esempio, si sposano legalmente in Germania o in Spagna, il loro matrimonio deve essere registrato anche in Italia, con tutti gli effetti legali collegati, come la trascrizione nei registri civili.

La Corte ha chiarito però che non obbliga gli Stati membri ad aprire il matrimonio alle coppie dello stesso sesso: il vincolo riguarda solo il riconoscimento di un matrimonio già valido altrove.

Le motivazioni

La decisione si fonda su due principi fondamentali: quello della libertà di circolazione, in base al quale i cittadini dell’UE possono vivere, lavorare e spostarsi liberamente in tutti i Paesi membri (e questo diritto deve includere il riconoscimento della vita familiare) e quello della protezione della vita familiare: non riconoscere un matrimonio celebrato all’estero può creare incertezza legale per le coppie e per eventuali figli.

La situazione in Italia

In Italia, attualmente, il matrimonio tra persone dello stesso sesso non è previsto. Esiste invece l’unione civile, introdotta dalla legge Cirinnà del 2016, che garantisce molti diritti simili al matrimonio, come l’assistenza, l’eredità e la pensione di reversibilità, ma non consente l’adozione congiunta né prevede l’obbligo di fedeltà.

Prima della sentenza, i matrimoni gay celebrati all’estero non erano riconosciuti come tali in Italia. Ora, almeno per gli effetti legati al diritto europeo, l’Italia dovrà trascrivere lo stato civile acquisito all’estero come unione civile, secondo quanto prevede la legge, perché da noi non esiste il matrimonio egualitario.

La situazione in Europa

Le leggi sul matrimonio e sulle unioni civili variano molto tra i Paesi europei. Stati come Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Svezia, Irlanda e Liechtenstein (dal 2025) hanno legalizzato il matrimonio egualitario. Altri Paesi permettono solo le unioni civili, con diritti simili al matrimonio. Alcuni Stati non hanno alcun riconoscimento legale per le coppie omosessuali.

La sentenza della Corte UE stabilisce un principio minimo comune: i matrimoni legali contratti in un Paese membro devono essere riconosciuti in tutti gli altri Paesi dell’Unione per quanto riguarda i diritti garantiti dal diritto europeo.

Le coppie sposate all’estero vedranno riconosciuti i propri diritti civili nel Paese di origine.

Gli Stati membri mantengono la libertà di regolare il matrimonio secondo le proprie leggi, purché rispettino il principio del riconoscimento dei matrimoni esteri.

Il riconoscimento non implica l’apertura generale del matrimonio alle coppie omosessuali nel Paese d’origine.