La situazione a Gaza è «inaccettabile». Ha scelto questo aggettivo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, tornato a parlare di pace di confltitti e in particolare della tragedia di Gaza, della guerra in Ucraina e del ruolo dell'Unione europea, in Lussemburgo dove l'11 giugno ha incontrato il premier Luc Frieden.

«Bisogna trovare meccanismi decisionali più rapidi ed efficaci perché altrimenti l'Europa rischia di essere spettatrice di soluzioni che verranno inevitabilmente decise da altri soggetti», ha detto Mattarella in un luogo, che ha sottolineto più volte, è legato all'Italia dal doppio filo di un'antica e recente migrazione, dove i migranti sono gli italiani, un tempo minatori, oggi giovani che si sentono a casa nella casa comune europea.

Bisogna lavorare, ha spiegato il Presidente,  per «indicare una prospettiva storica che consenta ai palestinesi di avere il proprio Stato, accantonando sofferenze e rancori, e che assicuri, nel contempo, la sicurezza di Israele». Ma intanto serve «una riflessione veloce, che coinvolga anche i paesi arabi, per trovare una soluzione che risolva la grave situazione odierna». E ancora «occorre arrivare immediatamente a un cessate il fuoco e al rilascio, da parte di Hamas, di tutti gli ostaggi».

E proposito della guerra in Ucraina, altro tema ricorrente nei discorsi di queste settimane, ha precisato: «Nessuno vuole umiliare la Russia o sminuirne il ruolo. Ma la ricerca ostinata di una soluzione deve portare una pace vera, stabile, fondata sul diritto e la giustizia. Altrimenti non durerebbe». Ricordando che Gaza e l'Ucraina «non sono solo un tema decisivo di politica internazionale ma un tema che tocca profondamente le nostre coscienze».

«Non è pensabile» ha detto, volgendo lo sguardo alla storia d'Europa, «tornare alla politica di potenza dei secoli scorsi quando le nazioni più grandi imponevano il loro dominio ai Paesi meno grandi e meno forti. Questo è il passato, il futuro è la collaborazione e la cooperazione internazionale sul modello di quanto fatto dall'Unione Europea negli ultimi settant'anni».

Il giorno prima durante il brindisi al Granducato aveva ricordato: «Abbiamo da poco ricordato insieme gli ottanta anni dalla conclusione della Seconda Guerra mondiale: entrambi i nostri Paesi ebbero a vedere messa in discussione la propria indipendenza con l’invasione da parte del Terzo Reich. Entrambi i Paesi ebbero modo di verificare il valore della realizzazione di un sistema internazionale in grado di garantire la libertà dei rispettivi ordinamenti».

Sono temi che ricorrono negli ultimi discorsi adattandosi di volta in volta a chi li ascolta. Con parole adatte ai ragazzi che gli rivolgevano domande, aveva espresso, a proposito del ruolo dell'Europa, concetti simili anche lo scorso 6 giugno, a Rondine, cittadella della pace, accogliendo la marcia in arrivo da Arezzo: «Il compito dell’Europa», aveva spiegato ai giovani, è «quello di divenire uno dei perni di dialogo internazionale nella Comunità del mondo, per ridisegnare - tutti insieme - un nuovo sistema di sicurezza, di coesistenza, di collaborazione, che allontani gli spettri che stiamo vedendo della guerra e del contrasto così radicale».

«Siamo tutti disorientati da quel che avviene. Il mondo è stravolto, in questi anni, rispetto a quello che ci attendevamo. Ma questo è quello che va perseguito: un sistema che ripristini condizioni in cui tutti si riconoscano; e garantisca coesistenza e collaborazione. Naturalmente per far questo, l’Europa deve essere unita, anche più efficiente, resistendo agli attacchi che subisce dall’esterno e dall’interno, da chi coltiva il desiderio di ritornare alla contrapposizione fra nazionalismi, a condizioni che assomigliano pericolosamente a quelle del mondo dei secoli passati. Questo è il compito dell’Europa e dell’Italia dentro l’Europa».

Dei «tristi scenari di conflitto aperti» e della ricerca di soluzioni rispettose del diritto internazionale, Mattarella aveva parlato diffusamente anche il primo giugno, incontrando i in occasione del Concerto per la Festa della Repubblica: L'Ucraina, aveva detto, «da più di tre anni sta opponendo una strenua resistenza all’aggressione della Federazione russa. Nel confermare il nostro fermo e convinto sostegno a Kiev, continuiamo a lavorare perché si possa giungere a una pace che sia giusta, complessiva e duratura».

«Il Medio Oriente, dopo il sanguinario attacco di Hamas contro vittime israeliane inermi – con ostaggi odiosamente rapiti e ancora trattenuti, e che vanno immediatamente liberati - vive il dramma in atto nella striscia di Gaza. È inaccettabile il rifiuto di applicare le norme del diritto umanitario nei confronti dei cittadini di Gaza. Si impone, subito, il cessate il fuoco. In qualunque caso, è indispensabile che l’esercito israeliano renda accessibili i territori della Striscia all’azione degli organismi internazionali, rendendo possibile la ripresa di piena assistenza umanitaria alle persone. Che venga ridotta alla fame un’intera popolazione, dai bambini agli anziani, è disumano. È grave l’erosione di territori attribuiti alla Autorità Nazionale Palestinese. I Palestinesi hanno diritto al loro focolare entro confini certi. Questa prospettiva e la sicurezza di Israele – elementi imprescindibili – appaiono gravemente minacciate dalla semina di sofferenza e di rancore prodotta da quanto sta accadendo. Vi si aggiunge l’alta preoccupazione per le manifestazioni di antisemitismo che si riaffacciano nel mondo».

«La pace», aveva ricordato con la fermezza tranquilla che da sempre contraddistingue il modo di esprimersi del presidente, «non è un ideale per anime ingenue, stroncato poi dal severo giudizio della storia.». Ma è l'«esperienza che statisti lungimiranti hanno saputo pazientemente costruire: occorre proseguirne l’opera. Non ci si deve - e non ci si può - limitare a evocarla».