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Il sindaco di Corsico è stato molto chiaro. Dopo aver dato inizio sin da luglio a un controllo relativo alla mancato incasso di circa un milione e 227mila euro e dopo aver accertato che tale debito è stato accumulato negli anni dalle famiglie che non pagano la retta della mensa ha cercato di recuperare il denaro attraverso l'invio di raccomandate. Problema risolto solo in parte. Tra le oltre 400 famiglie non tutte hanno accettato di saldare il debito.
E così Filippo Errante il primo cittadino del Comune dell'hinterland milanese ha tentato la linea dura. Prima di Natale ha deciso che dal 7 gennaio le famiglie morose avrebbero dovuto dare ai propri bambini il cibo preparato a casa o ritirarli durante le ore del pasto. Il 6 gennaio alla vigilia dell'apertura delle scuole ha poi inviato una lettera ai presidi e ha trasmesso gli elenchi con i nomi dei piccoli che devono essere esclusi dalla ristorazione. Lo stesso ha fatto con Camst il fornitore del servizio.
Insomma un caso in cui le colpe o le mancanze dei padri ricadono direttamente sui figli, e per giunta piccoli perché stiamo parlando di bambini di scuola materna ed elementari. E anche se pare che non tutti i genitori in debito col Comune siano realmente in situazione di bisogno, il loro comportamento non deve per nessuna ragione portare all'umiliazione o all'esclusione dei più indifesi.
Per fortuna alla richiesta del sindaco non hanno risposto positivamente presidi e maestre perché in questa storia (di povertà in alcuni casi e di inciviltà in altri), i bambini non si toccano. In queste giornate di caos nessun è stato lasciato senza pasto. Anche perché nemmeno la Camst ha eseguito l'ordine del sindaco. Il quale ha però dichiarato che dall'11 gennaio sarà intransigente: «Per rispetto di coloro che pagano».




