«Ciò a cui sto assistendo è qualcosa di storico, epocale, non posso credere che lo sto vivendo davvero. Io ho la stessa età della dittatura, 27 anni. Non conosco altra cosa. E viverlo da giornalista è stato sempre ciò che ho desiderato, per questo non sono andata via dal Venezuela, perché dovevo documentare, assistere, osservare, ma sempre ancorata con i piedi a terra». Sono le parole di una giornalista venezuelana da Caracas che collabora con uno dei periodici considerati critici sia nei confronti del governo Maduro sia dell’opposizione. I commenti della reporter, che preferisce restare in anonimato, arrivano subito dopo i raid statunitensi avvenuti la scorsa notte a Caracas, bombardamenti che hanno colpito diversi obiettivi militari dello stato sudamericano, fra cui la base aerea La Carlota, e che hanno interessato anche la parte costiera e interna della città.

Il presidente colombiano Gustavo Petro fa una lista di ulteriori obiettivi raggiunti dagli attacchi militari USA pubblicandola su X, che includerebbero anche il palazzo federale della capitale e altri luoghi del potere che non sono stati ancora confermati dalle fonti ufficiali.

«Gli attacchi, fra le aree di Caracas, La Guaira e Aragua, sono avvenuti intorno alle 2 di questa notte. Si sono registrate circa venti esplosioni, forti e incisive. Io mi ero appena messa a letto dopo aver consegnato dei pezzi, quindi ero serena e mi stavo rilassando. Come me, tante altre persone che in questi giorni hanno celebrato la fine e l’inizio dell’anno, o che si trovavano a Caracas per le vacanze di Natale, che si sono trattenute in spiaggia o per strada. Insomma, questi attacchi sono arrivati in un contesto di vita normale in cui c’erano le attività commerciali e i mercati aperti, l’esercito per le strade a fare ordine pubblico, più polizia del previsto, come sempre durante il periodo natalizio»,dice la giornalista, «All’inizio ho sentito un suono intenso arrivare da lontano, seguito da forti vibrazioni, tanto che pensavo fosse un terremoto. Mi sono alzata, ho preso il telefono in mano e ho aperto il mio gruppo di redazione, nel frattempo ho cominciato a sentire gli aerei, non avevo ancora compreso se fossero aerei o elicotteri, ma sentivo che erano sopra di noi. Terrificante, questo momento è stato terrificante.

epa12623106 Illustration of a statement by US President Donald Trump posted on his Social Truth profile, pictured with the Venezuelan flag in the background, in Prague, Czech Republic, 03 January 2026. US President Trump announced that a 'large-scale strike' on Caracas resulted in the capture of Venezuelan leader Nicolas Maduro and his wife, who were reportedly flown out of the country. The Venezuelan government denounced the US operation as a 'grave military aggression'. EPA/MARTIN DIVISEK
epa12623106 Illustration of a statement by US President Donald Trump posted on his Social Truth profile, pictured with the Venezuelan flag in the background, in Prague, Czech Republic, 03 January 2026. US President Trump announced that a 'large-scale strike' on Caracas resulted in the capture of Venezuelan leader Nicolas Maduro and his wife, who were reportedly flown out of the country. The Venezuelan government denounced the US operation as a 'grave military aggression'. EPA/MARTIN DIVISEK
Il post di Trump con l'annuncio della cattura di Nicolas Maduro (EPA)

Dopo pochissimo sono cominciate le esplosioni. Una, di forte intensità, è stata quella che ha fatto tremare tutto, e noi l’abbiamo avvertita perché è avvenuta nell’area montana di El Volcán, una zona in cui ci sono le antenne, in cui le persone vanno per ammirare il panorama, per allenarsi. Io ci sono stata il 30 dicembre, per dire, e ho trovato tutto come è sempre stato, lo stazionamento militare era quello ordinario. Le altre esplosioni, quelle di Fuerte Tiuna e della Carlota le abbiamo sentite più lontane da dove vivo io, nella parte est della città».

Gli obiettivi militari però hanno interessato anche i civili, come sempre accade in ogni raid aereo, infatti, la giornalista continua a raccontare nei dettagli: «Non so il perché di questo bombardamento, forse gli Stati Uniti vedono quest’area di forte interesse, e probabilmente è così perché questa area, insieme alle altre panoramiche montane, è rappresentativa di Caracas. So solo che i colleghi che vivono proprio vicino a El Volcán erano terrorizzati perché i missili che sono caduti da quelle parti hanno provocato la rottura dei vetri delle loro case. E in questo preciso momento in cui sto scrivendo, da quando sono sveglia, gli aerei non hanno smesso di volare, per questo sono e siamo molto provati, e per questo preferisco restare, per ora, nell’anonimato perché come giornalista ho sinceramente tanta paura. Ciò che mi sembra molto assurdo riguardo a quanto sia accaduto è che la gente stava celebrando il Natale, era in vacanza, non si aspettava mai una cosa del genere, e invece si contano feriti, sento bambini che piangono in strada e dalle finestre. Immagino già che la gente si riverserà nei negozi a comprare scorte e si creerà così il panico. Non sappiamo cosa accadrà nelle prossime ore, ci sono notizie da confermare. Sappiamo con certezza che toccherà scendere in strada fra poco e capire cosa sta accadendo per raccontarlo». Con queste parole, la giornalista venezuelana conclude la sua commossa testimonianza.