«Sono due mesi che mi fa male il dente, ma non ho farmaci né posso andare dal dentista per farmelo estrarre perché non ci sono anestetici. Quando mi prende il dolore forte impazzisco». Miguel abita a Bayamo, provincia di Granma, nell’Oriente cubano. Siamo seduti su una panchina, al buio, c’è solo il cielo a fare luce su di noi e i suoi occhi pieni di lacrime. «Ho 36 anni, e non vado via solo perché mia madre è malata, ma mio padre e mio fratello sono emigrati in Brasile», continua.

Volontari della Missione umanitaria Nuestra América Convoy to Cuba consegnano beni di prima necessità a comunità nell'est dell'isola.
Volontari della Missione umanitaria Nuestra América Convoy to Cuba consegnano beni di prima necessità a comunità nell'est dell'isola.

Volontari della Missione umanitaria Nuestra América consegnano beni di prima necessità.

L’entrata a Bayamo con il convoglio umanitario “Nuestra América”, organizzato da Aicec (Agenzia italiana per lo scambio economico e culturale con Cuba) per portare farmaci, latte in polvere per neonati e materiale scolastico nelle zone più remote del paese, è segnata dalla disperazione. La gente è ferma davanti alle proprie case, o sul tetto, ad attendere un filo di vento in mancanza di corrente elettrica che, se va tutto bene, arriva una volta al giorno e solo per un’ora. Ma se va male, dopo 72 ore. L’acqua invece può mancare anche per una settimana.

«Quando guardo negli occhi di mia moglie e mi accorgo che sono assenti, la porto immediatamente fuori casa per distrarla», dice Carlos e aggiunge: «Stiamo vivendo un momento terribile e so che durerà a lungo. E non mi sento di dire alle mie figlie di resistere perché con quale argomento le convinco se un giorno si alzano e vogliono andare via?».

L’Oriente dell’isola fa i conti con la scarsità di luce e acqua già da alcuni anni, diversa è la situazione nella capitale anche se il piano di emergenza attuato dal governo è generale e diffuso. «All’Avana, la capitale, le condizioni sono sempre migliori rispetto al resto del paese. Purtroppo la Chiesa sulla scarsità di acqua può fare poco, invece, sull’assenza di elettricità, dove è stato possibile, abbiamo installato pannelli solari e generatori ecoflow. Ciò ha permesso di continuare le nostre attività in molte parrocchie e comunità», racconta padre Ariel Suárez Jáuregui, segretario aggiunto della Conferenza episcopale dei vescovi cattolici di Cuba e parroco del santuario diocesano di Nuestra Señora de la Caridad dell’Avana. «Molti dei nostri vicini o parrocchiani vengono in chiesa a caricare i telefoni, le lampadine o i ventilatori ricaricabili. Tante sono le comunità evangeliche che offrono l’acqua purificata e filtrata laddove operano. Noi abbiamo ricevuto un aiuto economico per l’acquisto di tricicli elettrici dalla Caritas di Cuba e degli Stati Uniti e dall’Aiuto alla Chiesa che Soffre di Germania, e li utilizziamo per trasportare beni di prima necessità alle persone», aggiunge Don Ariel.

I bambini oncologici seguiti dal Progetto Almas.
I bambini oncologici seguiti dal Progetto Almas.

I bambini oncologici seguiti dal Progetto Almas. 

In questo clima di profonda crisi, la solidarietà interna al popolo cubano è grande. Chi ha poco più del proprio vicino di casa si occupa di lui e degli altri. Gli ospedali e i consultori medici rurali con estrema fatica continuano a garantire assistenza, a compiere miracoli ogni giorno. Alcuni di questi hanno cominciato anche a coltivare piante medicinali per far fronte alla scarsità di farmaci. «La settimana scorsa ho perso due bambini a distanza di cinque giorni. Molti altri sono malati terminali e io devo garantirgli dignità e sorriso fino alla fine in un momento così crudo, in cui mancano anche luce, acqua e cibo», racconta in lacrime Somalia Deas Casasayas, psicologa e direttrice del progetto Almas che si occupa di affiancare i bambini malati oncologici nelle cure palliative e le donne con il cancro alla mammella. «Sto utilizzando il carburante di mio marito per mandarli a prendere a casa e farli venire qui al fresco». Dove “qui” è lo spazio climatizzato messo a disposizione dall’Hotel Deportivo di Santiago di Cuba per le attività ludiche.

Il 12 agosto sono entrate in vigore altre sanzioni Usa che vanno a colpire i Paesi o le imprese private che vogliono avere rapporti economici con Cuba. Come per esempio i marchi alberghieri Meliá e Iberostar, che erano in un sistema misto con Cubanacan, e hanno lasciato l’isola. Il governo, che aveva già previsto ulteriori razionamenti in maniera trasversale per la mancanza di combustibile, ha varato 176 “misure trasformative” che andranno a modificare la struttura statale attuale a un modello economico “di mercato”, i cui effetti però non saranno immediati.

«L’inflazione è molto alta, di recente c’è stato un discreto incremento del salario medio ma è insufficiente: 3120 pesos sono una cifra che basta due giorni. E questo è un dramma per gli anziani che vivono soli, le madri single con poche entrate», dice Amós López Rubio, pastore della Fraternità delle Chiese battiste di Cuba e direttore del Seminario evangelico di Teologia di Matanzas. «Purtroppo la mancanza di combustibile incide sull’accumulo dei rifiuti per strada, e questo incrementa anche la contaminazione ambientale, la mancanza di igiene e la diffusione di malattie. La situazione è molto complicata. Le varie chiese di Cuba stanno lavorando ai servizi per le comunità: distribuiscono gli aiuti umanitari e mettono a disposizione degli spazi di ascolto e cura non solo per le famiglie ma per chi ha più fragilità», conclude.

Gli aiuti dall’estero sicuramente aiutano a raggiungere la minima sussistenza, ma il futuro di Cuba e dei cubani resta appeso a un filo.