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Elon Musk
La chiamano crescita, ma somiglia sempre più a un’appropriazione. A Davos, mentre i potenti del mondo si stringono la mano tra vetro, neve e sicurezza privata, Oxfam rivela una cifra che non ha bisogno di retorica: 18.300 miliardi di dollari. È la ricchezza accumulata da solo 3.000 miliardari nel mondo. Mai così tanta, mai così concentrata. In un solo anno, quei patrimoni sono cresciuti di 2.500 miliardi: quasi quanto possiede la metà più povera dell’umanità, 4,1 miliardi di persone. Non è un paradosso, è un sistema.


Il nuovo rapporto della Ong dal titolo Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia, presentato all’apertura del World Economic Forum (in programma dal 19 al 23 gennaio), lo chiama senza giri di parole: la legge del più ricco. Una legge non scritta, ma applicata con rigore. Perché la ricchezza estrema non si limita ad accumularsi: si trasforma in potere politico, influenza mediatica, capacità di orientare le regole del gioco. Oxfam stima che oggi un miliardario abbia 4.000 volte più probabilità di ricoprire cariche politiche rispetto a un cittadino comune. Sette delle dieci maggiori corporation mediatiche globali hanno proprietari miliardari. La democrazia, sotto questa pressione, non arretra di colpo, si assottiglia. «Questo sistema sta portando al fallimento della democrazia», avverte Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia.


«L’estremizzazione delle disuguaglianze corrode il patto di cittadinanza, disintegrando legami sociali, corresponsabilità e fiducia reciproca». Non è solo una questione economica: è un problema di diritti, libertà, voce. Nel mondo, mentre i miliardari potrebbero sradicare la povertà estrema 26 volte, una persona su quattro soffre di insicurezza alimentare. Il tasso di riduzione della povertà globale è fermo da sei anni e in Africa la povertà estrema è tornata a crescere. I tagli agli aiuti internazionali rischiano di provocare oltre 14 milioni di morti evitabili entro il 2030. Intanto, la quota di popolazione che vive in autocrazie è aumentata di quasi il 50% in vent’anni. Oggi solo tre persone su dieci vivono in una democrazia. Nel 2004 erano una su due.
E l’Italia non è un’eccezione. È un caso di studio. Secondo il rapporto DisuguItalia di Oxfam, nel nostro Paese, nel solo ultimo anno, la ricchezza dei miliardari è cresciuta di 54,6 miliardi di euro, al ritmo di 150 milioni al giorno. Sono 79 individui che controllano oltre 307 miliardi. Il 5% più ricco delle famiglie possiede la metà della ricchezza nazionale e ha intercettato il 91% dell’aumento di ricchezza degli ultimi quindici anni. Alla metà più povera è andato il 2,7%.


Numeri che non descrivono una forbice, ma una frattura. L’Italia è diventata una ereditocrazia. I capitali passano di mano, ma restano negli stessi cognomi. Nei prossimi dieci anni si stima un trasferimento di almeno 2.500 miliardi di euro in patrimoni ereditati, tassati in modo blando, concentrati, blindati. Il merito arretra, la mobilità sociale si spegne. Intanto, fuori campo, cresce un altro Paese.
È quello delle 2,2 milioni di famiglie in povertà assoluta, 5,7 milioni di persone. È quello dei senza dimora che non trovano posto nei dormitori e dormono in auto. È quello degli affitti che divorano fino al 40% del reddito nelle grandi città. È quello dei salari che, dal 2019 al 2024, hanno perso oltre 7 punti di potere d’acquisto. L’occupazione cresce, ma è fragile, intermittente, sbilanciata sugli over 50. Giovani e donne restano ai margini. «L’influenza sproporzionata che i super-ricchi esercitano su politica, economia e media ci ha allontanato dalla lotta alla povertà», insiste Barbieri. «Nessuno Stato dovrebbe rimanere inerte mentre la disuguaglianza erode diritti e sicurezza a una velocità elevatissima». E invece l’inerzia è diventata metodo: un fisco che tassa più il lavoro che i patrimoni, politiche contro la povertà non universalistiche, condoni che premiano chi evade.
La disuguaglianza non è una fatalità. È una scelta. E come tutte le scelte politiche produce conseguenze. In questo Paese, oggi, la ricchezza si eredita e la povertà si trasmette. In mezzo, una democrazia che fatica a respirare. Davos applaude. I numeri restano.





