«Solo quando le commissioni scrutatrici chiariscono la questione ci pronunceremo sui risultati di questa notte», è quanto dichiara Iván Cepeda, erede politico di Gustavo Petro, candidato progressista alle elezioni 2026 con il programma “Pacto Histórico”. Un patto di pace totale che i leader dei diritti umani, le comunità indigene e contadine, gli operatori sociali e la società civile chiedono ormai da più di sessant’anni.

Oltre 41 milioni di colombiani aventi diritto al voto si sarebbero dovuti recare alle urne due giorni fa ma hanno votato poco meno della metà. Abelardo de la Espriella, candidato conservatore, trumpiano e pro-Israele, ha ottenuto il 42,72% delle preferenze contro il 40,92% di Iván Cepeda. La comunità dei colombiani in Europa fa sapere che Cepeda ha vinto in 16 paesi europei mentre de la Espriella solo in Inghilterra. Il 21 giugno è prevista la data del secondo turno per il ballottaggio.

Dalla mappa del periodico colombiano El Espectador si osserva come nel - purtroppo - famoso “corridoio del narcotraffico” è il candidato progressista a essere in vantaggio, ma in altre regioni chiave per le economie illecite, come Antioquia e Santander, è altrettanto in vantaggio il candidato conservatore.

«Le elezioni presidenziali 2026 disegnano il profilo di uno dei momenti più complessi della storia politica recente della Colombia. Non si tratta solo di una competizione fra due candidati, ma siamo di fronte a un confronto fra due progetti di società profondamente diversi che riflettono la frattura politica, economica e culturale che sta attraversando il Paese», dice un nostro informatore colombiano, economista e leader comunitario, che chiede di restare in anonimato.

La dialettica politica fra i due candidati si è inasprita e radicalizzata, e non è un buon segno per un paese già stremato dalla violenza e con un tessuto sociale ormai distrutto. Abelardo de la Espriella ha pianificato il recupero dell’autorità statale con l’uso della forza, e lo ha proprio detto quando gli è stato chiesto se vincerà: «o con le buone o con le cattive». Ha inoltre promesso la reintroduzione del glifosato come erbicida per la distruzione delle coltivazioni illegali, il bombardamento degli accampamenti dei gruppi armati e il rafforzamento dell’azione militare. Iván Cepeda, invece, ha costruito il suo discorso sulla difesa della democrazia, della pace e dei diritti umani ma, allo stesso modo, ha inasprito i toni nei confronti del candidato oppositore definendolo “mafioso, fascista e imbroglione”.

«La narrazione politica del candidato trumpiano parla alla pancia degli elettori disillusi da Gustavo Petro che considerano il suo governo poco efficace soprattutto in tema di contrasto alle economie illegali e ai gruppi armati. E gli insulti di Iván Cepeda nei confronti del suo avversario politico non fanno altro che delegittimare la sua etica», dice il nostro informatore, e aggiunge: «Il fatto che si sia introdotto anche Gustavo Petro nel dibattito post-elettorale, manifestando dubbi riguardo alle possibili irregolarità, a prescindere che vi siano o meno, non fa altro che alimentare il clima di profonda incertezza. D’altro canto, la decisione di Álvaro Uribe Vélez e Paloma Valencia di appoggiare Abelardo de la Espriella si consolida come una specie di riunificazione della destra colombiana. Quindi, allo stato attuale, possiamo dire che il secondo turno si preannuncia non come una semplice elezione fra candidati oppositori ma come un confronto fra due grandi blocchi storici: il progressismo rappresentato da Petro e Cereda e il conservatorismo da Uribe, Valencia e de la Espriella».

Le proposte sul campo statale sono quindi chiare: se ritorna la destra, il tema centrale dello Stato sarà la sicurezza a ogni costo, e conosciamo cosa vuol dire “a ogni costo” in un clima già violento come quello del conflitto armato interno; il ripristino della repressione delle coltivazioni illecite con l’uso di glifosato e agenti chimici che sono stati sospesi dal governo Petro per ragioni ambientali e di salute pubblica; maggior protagonismo delle forze militari e riattivazione della fiducia imprenditoriale. Ciò vorrebbe dire meno intervento dello Stato nell’economia e investimenti fuori controllo, quindi maggiore libertà economica. Se invece si riafferma il progressismo, sarebbe un portare avanti la politica economico-sociale di Petro cominciata nel 2022, recuperando la fiducia dei settori imprenditoriali ma concentrando le azioni sulla giustizia sociale, sul contenimento fiscale e continuando a lavorare sulla sicurezza.

«Come economista, credo che chiunque vada alla presidenza dovrà fare i conti con la metà degli elettori che non lo ha votato. Ma più di ogni altra cosa, dovrebbe sapere che le economie moderne richiedono tre condizioni fondamentali: fiducia istituzionale, stabilità giuridica, capacità di accordi politici. Se il governo considera fascista l’opposizione e l’opposizione considera il governo come rappresentante del castrochavismo credo che spariscono gli spazi di dialogo nazionale. Ecco perché considero che la vera domanda da porsi è se le istituzioni democratiche saranno capaci di contenere la polarizzazione e garantire la convivenza politica fra due programmi nazionali che oggi appaiono inconciliabili. Se trionfa la logica del dialogo democratico, come spero che accadrà, la Colombia potrebbe avere una grande opportunità per costruire un nuovo patto nazionale che combina sicurezza, crescita economica, giustizia sociale e pace territoriale», conclude l’economista e leader territoriale.