Tutti i sondaggi confermano che gli italiani sono preoccupati per il conflitto in Medio Oriente e per la possibile estensione di questa guerra a pezzi. È comprensibile, perché i pezzi si uniscono, le schiere di Mordor coprono d’ombra sempre di più la terra e ci sentiamo impotenti spettatori, temendo di esserne attori.

I sondaggi dicono che gli italiani sono in ansia per il rischio che la guerra coinvolga anche noi. E soprattutto per le conseguenze economiche: l’aumento del prezzo del petrolio, del gas e quindi della benzina, delle merci bloccate. E una parte della politica cavalca quest’ovvio malcontento. Comprensibile tutto.

Però, provo un certo disagio nell’interesse per i drammi del mondo solo quando toccano la nostra tranquillità, il nostro benessere, i nostri progetti. Perché è indubbio che, nonostante difficoltà e povertà, la situazione di chi vive nel nostro Paese sia imparagonabile con la quotidianità strappata alle bombe e alla fame.

La guerra è orrenda non solo quando ci tocca da vicino, quando il suo deflagrare ci obbliga a qualche rinuncia o sacrificio. Era stato preso in giro Mario Draghi, quando aveva declamato: «Preferite la pace o il condizionatore acceso?». Sembrava tronfia retorica, ma aveva ragione. Allora si trattava di sostenere, con qualche rinuncia, l’Ucraina, invasa da un regime criminale.

Per quanto riguarda il Medio Oriente, i criminali paiono muoversi da più parti. Chi ha massacrato il suo popolo oppresso, umiliato da anni di dittatura teocratica; chi lo bombarda in nome di un presunto apporto democratico, senza una strategia sulla durata della guerra e su quel che avverrà. Così la gente in Iran, dopo silenzio, carcere e torture, subisce i missili e poi, probabilmente, nuovo silenzio, carcere e torture.

Siamo coinvolti noi, comoda, paciosa e vecchia Unione Europea che unita non è? Per forza, la neutralità non è un’opzione. Dipende solo come e quando. Saremo coinvolti, noi Italia, che vorrebbe cantare le canzoni sanremesi tranquilla e immaginare le vacanze? Che fatica arrivare a fine mese, che pensiero se crescono le bollette. Tutto più che giusto, oltre al pensiero per i nostri ragazzi che servono nell’esercito e rischiano forse la vita su fronti lontani da casa.

Però, sforziamoci nella virtù della pietà: anzitutto l’attenzione, la tenerezza, il pianto, le preghiere per chi soffre ora. Sono uomini e donne come noi, e stanno morendo adesso. Sono soldati che tornano nelle bare avvolti dalla loro bandiera. Sono bambine incolpevoli uccise mentre facevano scuola, ignare che i Pasdaran la usavano come rifugio. Impossibile voltare la testa.

Sono donne che hanno un coraggio da leonesse a manifestare a capo scoperto per essere libere. Noi ci siamo dimenticati cosa significhi lottare per la vita di ogni giorno e per le libertà. Il popolo ucraino ce l’ha testimoniato. Ce ne siamo scordati in fretta, anche se quel dramma è solo peggiorato negli anni. La guerra è terribile, assurda. Nella preoccupazione per il nostro futuro, non dimentichiamo chi soffre il presente.