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La Premio Nobel per la Pace Narges Mohammadi
La vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2023, Narges Mohammadi, è stata nuovamente arrestata in Iran. L’attivista stava partecipando a una cerimonia di commemorazione a Mashhad, nel nord-est del Paese, quando le forze di sicurezza sono intervenute, fermando lei e numerosi altri partecipanti. Le autorità l’hanno trasferita in una località non resa nota.
Mohammadi era presente alla funzione organizzata in memoria dell’avvocato Khosrow Alikordi, figura molto stimata nel Paese e impegnata nella difesa dei diritti civili. La sua morte recente ha provocato indignazione e richieste di chiarezza da parte della società civile iraniana. Durante la cerimonia, secondo varie testimonianze, gli agenti avrebbero agito con durezza: insieme alla Nobel sono state arrestate anche altre note attiviste, fra cui Sepideh Gholian, Hasti Amiri, Pouran Nazemi e Alieh Motalebzadeh.
Ci sarebbero stati momenti di tensione e, secondo alcuni resoconti, anche episodi di violenza. Molti dei presenti alla commemorazione sono stati caricati su mezzi delle forze di sicurezza e condotti in un centro di detenzione legato ai servizi di intelligence.


Narges Mohammadi, 53 anni, è una delle voci più coraggiose e ascoltate nel panorama dei diritti umani iraniani. Da anni denuncia la repressione delle libertà fondamentali, le discriminazioni di genere, la violenza istituzionale e l’uso estensivo della pena di morte. Per le sue battaglie è stata più volte incarcerata e condannata in processi ritenuti dalle ONG internazionali privi di garanzie fondamentali.
Prima di quest’ultimo arresto, Mohammadi era in libertà temporanea per ragioni di salute dopo un lungo periodo nel carcere di Evin, noto per le dure condizioni di detenzione.
Nel corso del 2024 aveva dovuto affrontare gravi problemi fisici, tra cui ripetuti attacchi cardiaci e un intervento chirurgico reso necessario da una lesione ossea sospettata inizialmente di natura tumorale. I medici avevano più volte espresso seria preoccupazione per un possibile ritorno in carcere, ritenuto incompatibile con il suo stato di salute.
Le autorità iraniane, nel corso degli anni, hanno spesso negato alla Mohammadi l’accesso a cure adeguate e imposto restrizioni pesanti come forma di pressione, soprattutto in relazione alla sua opposizione al velo obbligatorio e al suo sostegno alle proteste femminili.
Questo nuovo arresto giunge in un momento particolarmente delicato per l’Iran, segnato da un clima di crescente repressione nei confronti di attivisti, avvocati, giornalisti e cittadini comuni che chiedono più libertà e trasparenza. La morte di Alikordi e l’intervento delle forze di sicurezza durante la sua commemorazione alimentano ulteriormente le preoccupazioni delle organizzazioni per i diritti umani.
Narges Mohammadi rimane un simbolo internazionale di coraggio civile e di impegno per la dignità della persona. La sua vicenda richiama ancora una volta l’attenzione sulla condizione di chi, in Iran, continua a battersi pacificamente per la giustizia e i diritti fondamentali, spesso pagando un prezzo altissimo in termini di libertà personale e integrità fisica.




