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Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz a Villa Doria Pamphilj durante il vertice intergovernativo tra Italia e Germania il 23 gennaio scorso
Già il 23 gennaio, dopo l’incontro fra Giorgia Meloni e Friedrich Merz a Roma, un quotidiano europeo, lo svizzero Neue Zurcher Zeitung, aveva coniato la parola “Merzoni”. La parola che unisce i cognomi dei due primi ministri era in un titolo in cui si diceva che «Merzoni è il nuovo Dream Team europeo che vuole rimettere in sesto l’Europa».
Da quel giorno il progetto di una locomotiva a trazione italiana e tedesca alla guida dell’Europa sembra sempre più concreto. Già dopo il vertice intergovernativo di Roma la presidente del Consiglio aveva detto: «L'Europa scelga se essere protagonista del suo destino o piuttosto subirlo».
«L'Italia e la Germania vogliono dare nuovo slancio all'Europa. Lo abbiamo deciso assieme. Questo è l'obiettivo, soprattutto quando ci incontreremo il 12 febbraio in Belgio. Vogliamo smantellare la burocrazia per diventare più competitivi», aveva aggiunto il Cancelliere tedesco Merz. L’obiettivo di “Merzoni” è abbattere le barriere interne al mercato comune, armonizzare le norme e rilanciare la base industriale.
Rispondendo alle domande dei giornalisti, Merz aveva sottolineato che il rapporto tra Italia e Germania non indebolisce la storica intesa tra Berlino e Parigi, perché «non c'è una gerarchia per noi, per la Germania ogni paese è un paese che noi rispettiamo e stabiliamo dei rapporti di partenariato, che sia la Francia o che sia l'Italia».
Tuttavia Macron è apparso un po’ spiazzato dall’intesa fra Roma e Berlino. D’altra parte il presidente francese è in evidente posizione di debolezza se messo a confronto con la situazione di Meloni e Merz. Il governo tedesco (una coalizione Cdu-Csu-Spd) si è formato nella primavera del 2025 dopo le elezioni di febbraio e pur mancando dello slancio promesso da Merz, appare solido. Anche Giorgia Meloni, nonostante le periodiche e fisiologiche fibrillazioni della maggioranza, conta su un governo stabile. Macron invece affronta una difficile crisi politica (apparsa evidente con la girandola di primi ministri degli ultimi mesi) e si trova nell’ultimo anno della sua presidenza, prima delle elezioni del 2027, nelle quali non si potrà ricandidare.


Meloni e Merz spingono per rafforzare l'Europa dall'interno, scongiurando una rottura con Donald Trump e accreditandosi come leader delle due «principali nazioni industriali europee». La Germania sembra anche pronta a sfilarsi dal progetto di caccia franco-tedesco-spagnolo Fcas per unirsi al rivale Gcap guidato da Italia, Regno Unito e Giappone.
Macron ha tentato di rilanciare il suo ruolo in Europa con una intervista a diverse testate nella quale ha proposto di creare una capacità comune di indebitamento europea attraverso nuovi Eurobond destinati a finanziare investimenti strategici in difesa, transizione verde, intelligenza artificiale e tecnologie. Ma l’idea è stata bocciata da fonti del governo tedesco vicine a Merz. "Pensiamo che, vista l'agenda del vertice, questo distragga un po' da quello che conta davvero, cioè che abbiamo un problema di produttività”, è la posizione di Berlino.
Meloni e Merz hanno promosso un pre-summit in vista del ritiro informale dei Ventisette al castello di Alden Biesen, convocato dal presidente del Consiglio europeo António Costa, che ha invitato anche Mario Draghi ed Enrico Letta. Nella sua lettera di invito, Costa ha sottolineato la necessità di ridurre le barriere nazionali, semplificare il quadro normativo e incoraggiare gli investimenti e la crescita. Il pre summit convocato da Meloni e Merz intende costruire una piattaforma tra paesi "affini" per spingere l'UE ad agire senza attendere l’unanimità. Un approccio che è in piena sintonia con l’invito al pragmatismo lanciato da Mario Draghi, il quale ha più volte sottolineato le sfide strutturali della competitività europea.
La strada è quella della cooperazione rafforzata tra almeno 9 stati membri, ossia la possibilità offerta dai trattati, di prendere decisioni di volta in volta senza passare dal voto dei 27.





