«Il rapporto fra Europa e Stati Uniti è come quello di una coppia di anziani coniugi che non divorziano, ma decidono di dormire in camere separate», scrive la testata Politico Europe per descrivere lo stato dei rapporti transatlantici nell’era della seconda presidenza Trump.

La Conferenza sulla sicurezza in corso a Monaco di Baviera è ormai l’occasione per misurare quanto è grande la distanza fra Washington e le capitali europee. Un anno fa fu il gelo, con un discorso durissimo e sprezzante del vicepresidente JD Vance che diede inizio al deterioramento delle relazioni transatlantiche, caratterizzato nei mesi successivi da scontri economici (pensiamo ai dazi) e ideologici.

Quest’anno Vance non è venuto. Al suo posto c’è il segretario di Stato Marco Rubio, di solito caratterizzato da un approccio più pragmatico, meno ideologico del vicepresidente. Venerdì Rubio ha ascoltato i discorsi del cancelliere tedesco Merz e del presidente francese Macron.

Merz ha preso atto che l’ordine globale al qual eravamo abituati “non esiste più”, ha constatato che «si è creato un divario fra Europa e Stati Uniti», ma questo è avvenuto perché «la guerra culturale del movimento MAGA non è la nostra», come dire che i valori che ispirano “make America great again” non sono i nostri (posizione di Merz dalla quale si è dissociata Giorgia Meloni, impegnata in una missione in Africa).

Il Segretario di Stato americano Marco Rubio durante il suo intervento
Il Segretario di Stato americano Marco Rubio durante il suo intervento

Il Segretario di Stato americano Marco Rubio durante il suo intervento

(EPA)

Passando dal tedesco all’inglese, Merz ha aggiunto che «in un’epoca di grandi rivalità fra potenze, nemmeno gli Stati Uniti saranno abbastanza potenti da poter agire da soli. Cari amici, far parte della NATO non è solo un vantaggio competitivo per l’Europa, lo è anche per gli Stati Uniti».

Merz ha trovato la sponda del presidente francese Macron, secondo il quale «tutti dovrebbero ispirarsi a noi e dovrebbero smetterla di criticarci».

Rubio ha ascoltato e ha parlato sabato mattina, marcando la sua differenza rispetto ai toni usati un anno fa da Vance. Rubio ha i descritto gli Stati Uniti e l'Europa come legati non solo economicamente e militarmente, ma anche «spiritualmente» e «culturalmente», affermando che gli Stati Uniti vogliono collaborare con gli europei, non contro di loro. «Vogliamo che l'Europa sia forte», ha affermato Rubio, aggiungendo che le due guerre mondiali del XX secolo ci ricordano che «il nostro destino è e sarà sempre intrecciato con il vostro».

Per compiacere l’uditorio, Rubio ha anche citato Mozart, Dante, Shakespeare, i Beatles e i Rolling Stones.

Ma Rubio non ha riservato all’Europa solo carezze. Egli ha lanciato severe critiche sulle migrazioni di massa, sulle politiche ambientali e sulla «cancellazione della civiltà», nonché su quello che ha definito il declino delle istituzioni del secondo dopoguerra come le Nazioni Unite, che secondo lui necessitano di una profonda riforma.«Noi americani non abbiamo alcun interesse a essere custodi educati e ordinati del declino controllato dell'Occidente», ha affermato.

Alla fine applausi e Wolfgang Ischinger, presidente della conferenza, ha parlato di un collettivo «sospiro di sollievo» da parte del pubblico. Anche la presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, dopo il discorso di Rubio ha dichiarato di sentirsi «molto tranquilla», Von der Leyen ha descritto Rubio come «un buon amico, un alleato forte» e ha detto di comprendere che «nell'amministrazione (statunitense) alcuni hanno un tono più duro su questo tema, ma il Segretario di Stato è stato molto chiaro: vogliamo un'Europa forte nell'alleanza ed è per questo che stiamo lavorando intensamente nell’Ue».

Un tema che ancora divide l’Europa dagli Stati Uniti è senza dubbio l’approccio alla guerra in Ucraina. Nel suo intervento a Monaco il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha affermato che l'unità europea è il «miglior intercettore« contro l'aggressione russa, ma accusa gli Stati Uniti di concentrarsi sulle concessioni ucraine, «non su quelle russe». Un giudizio condiviso anche da molti osservatori.