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Membri della Marina reale marocchina pattugliano il lato marocchino della barriera galleggiante al confine con il Marocco, in seguito agli attraversamenti di migranti – a piedi e via mare – dal Marocco verso il territorio spagnolo; la scena è ripresa da Ceuta, Spagna, il 2 agosto 2026
«L'episodio della moltiplicazione dei pani», spiega Leone, commentando il Vangelo prima della recita dell’Angelus, «significa che l'incontro col Signore è un'esperienza nutriente. Nel deserto, cioè nel luogo del nostro bisogno, Cristo è pane di vita.
Con Lui l'essenziale è sovrabbondante: “Tutti mangiarono a sazietà, e ne avanzarono dodici ceste piene”. Questo numero evidenzia che il dono del Signore è universale, e che la sua provvidenza per noi non viene mai meno.
Carissimi, Cristo saziò davvero la fame dell'umanità, la nostra fame di verità e di vita. Al contempo il suo gesto ci insegna che nulla va sprecato quando viene condiviso. L'accumulo e lo scarto, invece, sono due lati di uno stesso male, l'ingordigia.
Questa malattia dell'animo fa perdere i sensi, perché ubriaca di ricchezze, al punto da dimenticare coloro che piangono per fame e gridano per sete. E così, davanti all'opulenza delle cose che marciscono, stanno le mani tese di chi non ha mensa, le case bruciate di chi non ha pace. Nel deserto della guerra e dell'arroganza, guardiamo con quanta benevolenza il Signore alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai Suoi discepoli, perché li distribuissero alla folla.
In questo miracolo della carità riconosciamo le azioni tipiche di Gesù, che trovano dell'ultima cena il loro culmine. Allora, infatti, il Figlio di Dio ci consegna la sua stessa vita, come nostro fratello in umanità. Mentre gustiamo la grazia dell'Eucaristia, impediamoci a testimoniare la sua bellezza nei nostri gesti quotidiani, a cominciare dalla benedizione della tavola, quando condividiamo il pane in famiglia e tra amici, in compagnia di Gesù».
Anche le vacanze, continua il Papa, «possono diventare tempo di fraterna serenità, coinvolgendo chi accanto a noi è nel bisogno. Chiediamo dunque alla Vergine Maria, Madre premurosa, di farci crescere nella carità, perché a nessuno manchi il pane quotidiano».
Dopo la recita dell’Angelus, il Papa si rivolge alla piazza e al mondo direttamente in spagnolo per dire: «Seguo con preoccupazione l'allarmante situazione a Ceuta, chiedendo a Dio, per mezzo dell’intercessione di Nostra Signora dell’Africa, che si possano trovare soluzioni di pace, stabilità e giustizia. Continuiamo a pregare per la pace, perché nel mondo cessino le guerre e si trovino soluzioni diplomatiche ai conflitti. Ricordiamo tutte le vittime delle ostilità, soprattutto i più deboli e indifesi, bambini, anziani, malati. Il Signore conforti coloro che soffrono e benedica l'opera di chi porta aiuto e consolazione».
E pi ricorda che in questi giorni ricorre il perdono di Assisi: «San Francesco ottenne quest'indulgenza da Papa Onorio III nel 1216, ispirato, mentre era in preghiera alla Porziuncola, da una visione di Gesù e di Maria circondati dagli angeli.
Ringraziamo il Signore per tale grande dono e facciamone tesoro, specialmente nell'ottavo centenario del transito del poverello di Assisi, che proprio alla Porziuncola morì il 3 ottobre 1226».




