Una Pasqua segnata dal sangue, dalla paura e dall’incertezza. In Nigeria, le celebrazioni della Risurrezione sono state funestate da una serie di attacchi armati che hanno colpito comunità cristiane in diverse aree del Paese, provocando almeno 26 morti e numerosi feriti. Episodi che confermano una situazione di insicurezza cronica, in cui la violenza cieca colpisce sempre più spesso anche durante i momenti di preghiera.

L’attacco più grave si è verificato nella giornata di Sabato Santo nella comunità di Mbalom, nell’area di Gwer West, nello Stato di Benue, nel centro-nord della Nigeria. Uomini armati hanno fatto irruzione nel villaggio aprendo il fuoco sui residenti e uccidendo almeno 17 persone, secondo quanto riferito da fonti locali. Il governatore dello Stato, Hyacinth Alia, ha confermato l’assalto senza tuttavia fornire un bilancio ufficiale. La zona è da anni teatro di violenze ricorrenti legate ai conflitti tra pastori Fulani, prevalentemente musulmani, e comunità agricole in maggioranza cristiane, per il controllo delle terre e delle risorse. A questa tensione strutturale si aggiunge l’azione di gruppi armati e bande criminali che alimentano ulteriormente il clima di instabilità.

Sempre sabato, ma nel nord-est del Paese, un altro attacco ha colpito le forze di sicurezza: nello Stato di Borno, un gruppo affiliato al sedicente Stato Islamico ha assaltato un quartier generale della polizia, uccidendo quattro agenti dopo un intenso scontro a fuoco. Un segnale della persistente minaccia jihadista nell’area, già duramente colpita negli anni dall’insurrezione di Boko Haram e delle sue diramazioni.

La violenza non ha risparmiato nemmeno le celebrazioni liturgiche. Domenica, nel villaggio di Ariko, nello Stato di Kaduna, uomini armati hanno attaccato una funzione religiosa pasquale, causando la morte di cinque fedeli. L’identità degli aggressori non è stata ancora chiarita, ma l’episodio ha ulteriormente accresciuto il senso di vulnerabilità tra i cristiani della regione.

Rimane inoltre incerta la sorte di decine di persone rapite proprio durante le celebrazioni. Secondo l’esercito, 31 fedeli sequestrati in una chiesa cattolica e in una evangelica nello stesso villaggio di Ariko sarebbero stati liberati grazie all’intervento dei militari. Tuttavia, organizzazioni locali, tra cui la Kuturmi Unity Development Association, contestano questa versione e sostengono che gli ostaggi siano ancora nelle mani dei rapitori. Una discrepanza che alimenta preoccupazione e sfiducia tra la popolazione.

Il clima di paura ha avuto ripercussioni dirette anche sulla vita ecclesiale. In diverse diocesi, i vescovi hanno deciso di modificare il calendario delle celebrazioni per ridurre i rischi per i fedeli. «Considerata la diffusa insicurezza nel nostro Paese e nel nostro Stato, e rispondendo alla prudenza e alla sensibilità pastorale, la veglia pasquale di sabato in tutte le parrocchie e comunità venga anticipata alle ore 17», ha disposto il vescovo della diocesi di Ondo Jude Ayodeji Arogundade.

La tensione era già alta nei giorni precedenti: durante la Domenica delle Palme, attacchi coordinati in tre località dell’arcidiocesi di Jos avevano causato la morte di 27 persone, secondo quanto riferito dalla Commissione giustizia, sviluppo e pace locale. Dopo questi episodi, le autorità hanno imposto un coprifuoco di 48 ore nel tentativo di prevenire ulteriori violenze, ma la situazione resta fragile e imprevedibile.In questo contesto, la voce dei pastori si fa appello alla fede e alla perseveranza. Dalla diocesi di Ondo arriva un invito accorato alla preghiera e alla speranza: «Preghiamo incessantemente per la pace e la protezione della nostra terra. Restiamo saldi nella fede cristiana e nella risurrezione del Signore che la veglia pasquale celebra solennemente».

Il Paese africano più popoloso e insicuro, secondo il rapporto "Open doors” è uno dei più pericolosi per i cristiani. Papa Leone parla di persecuzione, alcuni vescovi di genocidio, tesi ripresa da Donald Trump che il 25 dicembre scorso fece bombardare alcune basi di terroristi nello stato settentrionale del Borno. I cristiani sono particolarmente esposti ad attacchi mirati da parte di militanti islamisti come i combattenti Fulani, Boko Haram e Iswap. Durante la Settimana Santa dell’anno scorso, nella diocesi di Pankshin, i terroristi Fulani attaccarono diversi villaggi cristiani uccidendo 126 persone tra uomini, donne e bambini e provocando circa 7mila sfollati in 20 giorni.

Le parole dei vescovi riflettono una Chiesa che, pur ferita, continua a sostenere i fedeli in un contesto segnato da violenza diffusa, tensioni etniche e religiose, e una crescente insicurezza. In Nigeria, la Pasqua è diventata non solo celebrazione della vita che vince la morte, ma anche testimonianza concreta di resilienza, in cui la fede si intreccia con la sofferenza quotidiana e con il desiderio, ancora lontano, di una pace stabile e duratura.