Fra Stati Uniti e Iran si aprono, con cautela e molte riserve, i primi spiragli di pace, che allontanano, almeno per il momento, l’incubo di una catastrofica crisi energetica. Teheran ha annunciato la riapertura dello Stretto di Hormuz al passaggio delle navi commerciali fino alla fine della tregua con gli Stati Uniti, fissata al 21 aprile, «in linea con il cessate il fuoco in Libano», come ha comunicato il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Ma con un avvertimento: Teheran è pronta a richiuderlo se gli Usa non toglieranno il blocco ai porti iraniani.

Trump, dal canto suo, ha ribattuto che il blocco navale nei confronti dell’Iran resterà in vigore finché non sarà raggiunto un accordo con l’Iran, che il presidente Usa definisce come molto vicino, in quanto la maggior parte dei punti dell’accordo sono stati negoziati. Stando alle dichiarazioni di Trumpo, il regime degli ayatollah avrebbe accettato la sospensione del programma nucleare e il trasferimento dell'uranio arricchito negli Stati Uniti. Ma queste notizie sono state smentite da Teheran.

L’Iran, inoltre, ha annunciato la riapertura parziale dello spazio aereo. L'Organizzazione statale per l'aviazione civile di Teheran nel suo comunicato dichiara che i voli sono stati ripristinati in alcuni aeroporti del Paese. «Lo spazio aereo nell'Iran orientale è stato riaperto ai voli internazionali. Gli altri aeroporti saranno riaperti gradualmente, in base alla prontezza tecnica e operativa dei settori militari e non militari».

Intanto, nel Golfo persico le immagini satellitari registrano di nuovo il movimento marittimo. Le petroliere per il trasporto di petrolio, gas di petrolio liquefatto e prodotti chimici hanno ripreso il transito nello Stretto.

Dallo Stretto di Hormuz passa il 20% del petrolio mondiale (e il 15% del fabbisogno energetico dell’Italia) e il suo blocco ha influito subito in modo disastroso su molti settori dell’economia globale. A marzo il prezzo del greggio è schizzato alle stelle, benzina e diesel hanno subìto rincari allarmanti. L’equilibro energetico internazionale dipende in modo evidente dallo Stretto e l’annuncio della sua riapertura, seppur temporanea, con la prospettiva di una graduale normalizzazione del commercio marittimo, ha portato una ventata di ottimismo internazionale e ha avuto ripercussioni immediate sui mercati, determinando subito un drastico abbassamento dei prezzi dei prodotti energetici, petrolio e gas naturale.

Anche se le ricadute in campo economico, a partire dalle bollette e dalle pompe di benzina, non saranno immediatamente evidenti e, secondo le analisi economiche, per ritornare alla situazione precedente allo scoppio della guerra ci vorrà del tempo, probabilmente mesi. L’incognita maggiore rimane quella del rifornimento per il trasporto aereo: i viaggi nei prossimi mesi restano a rischio.