Il parlamento britannico ha approvato il Tobacco and Vapes Bill un disegno di legge che – ottenuta l'approvazione della Corona – vieterà alle persone nate dal 1° gennaio 2009 in avanti di acquistare tabacco in tutto il territorio del Regno Unito. Non si tratta di un innalzamento temporaneo dell'età legale, ma di una soglia mobile che renderà impossibile per le nuove generazioni acquistare sigarette. Il divieto non porta con sè l’educazione al rifiuto del tabagismo ma è sicuramente un inizio. E, al netto di alcuni altri punti deboli – si potrà, ad esempio, continuare a fumare nelle proprie abitazioni – si tratta di una svolta importante nella lotta al tabagismo. La legge, infatti, conferirà ai ministri anche il potere di regolamentare i prodotti del tabacco, come le sigarette elettroniche e la nicotina, e le aziende del settore non potranno pubblicizzare ai minori sigarette elettroniche o prodotti contenenti nicotina. Ancora, il divieto di fumo sarà esteso ai luoghi pubblici come parchi giochi e aree esterne di scuole e ospedali, che diventeranno aree smoke free.


In Gran Bretagna si va quindi verso la prima generazione libera dal fumo. ll segretario di Stato per la Salute e l’assistenza sociale, Wes Streeting, ha parlato di «momento storico per la salute della nazione»: «Prevenire è meglio che curare: questa riforma salverà vite umane, alleggerirà la pressione sul servizio sanitario nazionale e contribuirà a costruire una Gran Bretagna più sana». I dati parlano chiaro: solo in Inghilterra il fumo provoca 400 mila ricoveri ospedalieri e 64 mila morti all’anno, e costa al servizio sanitario nazionale 3 miliardi di sterline in trattamenti per malattie correlate al tabacco, come il cancro e le malattie cardiache.

LA CAMPAGNA DELL’OMS
Intanto l’Organizzazione mondiale della sanità avanza con la campagna Unmasking the appeal – countering nicotine and tobacco addiction
, letteralmente Smascherare il fascino: contrastare la dipendenza da nicotina e tabacco, in vista della Giornata mondiale senza tabacco 2026, in programma per il 31 maggio. L’obiettivo è smascherare come l’industria del tabacco e della nicotina stia continuando a reinventare e riconfezionare i propri prodotti mortali per attrarre una nuova generazione, in particolare bambini e adolescenti, eludendo misure di controllo sul tabacco divenute in tutto il mondo più severe. Più di 40 milioni di ragazzini di età compresa tra 13 e 15 anni in tutto il mondo dichiarano di utilizzare almeno un prodotto del tabacco. Di questi, 20 milioni fumano sigarette e 10 milioni usano tabacco senza fumo. Inoltre, almeno 15 milioni di adolescenti di età compresa tra 13 e 15 anni utilizzano già sigarette elettroniche. I dati mostrano che la probabilità di svapare tra i ragazzini è nove volte quella degli adulti. «I giovani sono presi di mira intenzionalmente. Aromi, confezioni accattivanti e marketing ingannevole vengono utilizzati per far apparire alla moda prodotti altamente assuefacenti e dannosi. Il risultato è un ciclo di dipendenza che minaccia di vanificare anni di progressi nella lotta al tabacco», ha dichiarato il responsabile dell’unità No Tobacco dell’OMS, V. M. Prasad.


IN ITALIA
L’Istituto superiore di sanità stima che nel nostro Paese siano attribuibili al fumo di tabacco oltre 93.000 morti ogni anno (dati 2023): per un raffronto, nel 2020 alla pandemia di Covid-19 ne sono attribuiti 120.000. Di fatto, circa il 50% dei fumatori muore in media 14 anni prima dei non fu­matori e i fumatori sono affetti per più anni da condizioni precarie di salute nel corso della vita. Accanto alle sigarette tradizionali, a preoccupare gli esperti sono i nuovi prodotti fra cui le puff bar, le sigarette usa e getta protagoniste di un boom di diffusione negli ultimi anni. Un fenomeno che interessa anche i giovanissimi: nel 2024 il 57,9% dei bambini fra gli 11 e i 13 anni dichiarava di aver utilizzato almeno una volta nell’ultimo mese la sigaretta elettronica.
Oltre alla salute, i danni del fumo si estendono all’ambiente – basti pensare ai mozziconi abbandonati o al consumo di acqua: 3,7 litri per produrre una sigaretta – e al bilancio statale. Nonostante tutto questo, in Italia siamo fermi alla legge Sirchia del 2005, che vietava il fumo nei locali pubblici chiusi. Da allora sono passati più di 20 anni e, nel mentre, l’Unione Europea si è posta l’obiettivo di portare il numero di fumatori dal 25 al 5 per cento della popolazione entro il 2040. Uno studio dell’Istituto Ricerche Farmacologiche Mario Negri del 2024 ha rivelato un ampio sostegno da parte degli italiani verso normative anti-fumo più stringente: è ora di procedere con nuove norme che tutelino la salute, l’ambiente e i conti pubblici.