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La base di Sigonella in Sicilia
C’è un filo sottile ma resistente che lega la decisione assunta venerdì scorso, e rivelata oggi, dal ministro della Difesa Guido Crosetto a una delle pagine più delicate della storia repubblicana: la crisi di Sigonella del 1985. Un filo fatto di sovranità, alleanze e responsabilità internazionale.
Secondo quanto emerso, l’Italia ha negato agli Stati Uniti l’autorizzazione a utilizzare la base di Sigonella per operazioni militari dirette verso il Medio Oriente. Non si è trattato di una scelta ostile, né di una rottura diplomatica, ma dell’applicazione rigorosa di un principio: ogni attività militare sul territorio italiano che esuli dagli accordi esistenti deve essere autorizzata, e dunque condivisa nelle sedi istituzionali competenti.
Il “no” che nasce dalle regole
La vicenda si è sviluppata in modo anomalo. I vertici militari italiani, guidati dal capo di Stato Maggiore della Difesa Luciano Portolano, sono stati informati di un piano di volo statunitense quando gli aerei erano già in movimento. Non si trattava di operazioni logistiche ordinarie, ma di missioni con implicazioni operative più rilevanti.
In assenza di una richiesta formale e di un confronto preventivo, il governo italiano ha deciso di non autorizzare l’atterraggio. Una scelta coerente con quanto lo stesso Crosetto aveva dichiarato in Parlamento: ogni operazione non coperta da trattati deve essere sottoposta a valutazione politica, nel rispetto della trasparenza e della democrazia. Non è un dettaglio tecnico. È una questione di equilibrio tra alleanza e autonomia. L’Italia è un partner storico degli Stati Uniti, ma non è un territorio operativo automatico. Le basi presenti sul suo suolo, pur inserite nel quadro della NATO, restano soggette alla sovranità nazionale.


La premier Giorgia Meloni con il ministro della Difesa Guido Crosetto alla Camera
(ANSA)Sigonella 1985: la notte in cui due alleati si fronteggiarono
Il richiamo alla crisi del 1985 non è solo simbolico. È il precedente più significativo di una tensione tra Italia e Stati Uniti proprio attorno alla base di Sigonella, che si trova in Sicilia, tra Catania e Siracusa, in un contesto internazionale già segnato dal terrorismo e dalle crisi in Medio Oriente.
Tutto ebbe origine dal dirottamento della nave Achille Lauro, sequestrata da un commando palestinese. Dopo giorni di trattative, i responsabili furono fatti imbarcare su un aereo egiziano diretto verso la Tunisia. Ma durante il volo, caccia statunitensi intercettarono il velivolo e lo costrinsero ad atterrare proprio a Sigonella, senza un previo accordo con il governo italiano.


Londra, luiglio 1984: Bettino Craxi, presidente del Consiglio da pochi mesi, incontra il presidente Usa Reagan
Fu in quel momento che la crisi esplose. La base siciliana si trasformò nel teatro di un confronto diretto: da un lato i Carabinieri e gli avieri italiani, dall’altro le forze speciali statunitensi della Delta Force. I militari italiani circondarono l’aereo per far valere la giurisdizione nazionale; poco dopo, i soldati americani accerchiarono a loro volta il dispositivo italiano, creando una situazione di stallo armato tra due Paesi alleati.
Il governo guidato da Bettino Craxi prese una posizione ferma. La linea era chiara: trattandosi di una nave italiana, l’Achille Lauro era considerata territorio nazionale e dunque spettava all’Italia giudicare i responsabili.
Nel cuore della notte, mentre la tensione restava altissima, il presidente americano Ronald Reagan contattò direttamente Craxi. Il confronto fu decisivo: gli Stati Uniti rivendicavano il diritto di intervenire, anche in ragione dell’uccisione di un loro cittadino; l’Italia ribadiva invece la priorità del proprio ordinamento giuridico.
Dopo ore di incertezza, prevalse la linea italiana. Le forze statunitensi si ritirarono e l’aereo fu trasferito a Roma sotto controllo italiano. I dirottatori vennero arrestati e processati in Italia, mentre Washington avviò successivamente le procedure per richiederne l’estradizione.
Quella notte lasciò un segno profondo nella diplomazia internazionale. Non solo per la tensione militare, ma perché mise in evidenza un principio fondamentale: anche nelle alleanze più solide, il rispetto della sovranità e delle regole condivise non può essere dato per scontato.





