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Si è trattato di un atto terroristico, di una follia omicida o di una vendetta criminale? Dopo la sparatoria avvenuta nella notte fra sabato e domenica durante lo svolgimento di un rave party legale, un festival musicale come tanti in agosto, preso la cittadina svizzera di Aarau, molte domande rimangono ancora senza risposta. Nessuna pista è stata per ora confermata né esclusa.
Come ha comunicato lunedì mattina la polizia cantonale dell’Argovia in risposta a una richiesta di informazioni, non ci sono ancora “nuovi elementi”. Come riferisce oggi il quotidiano svizzero Aargauer Zeitung, gli investigatori hanno trovato sul luogo della sparatoria i bossoli di almeno due armi diverse. Sono stati rinvenuti bossoli e cartucce di diverso tipo, compatibili con una pistola o una pistola mitragliatrice e con un fucile d’assalto. La polizia non ha chiarito se questo elemento faccia pensare alla presenza di due persone oppure se un unico autore abbia utilizzato entrambe le armi. I colpi sarebbero stati esplosi contro l’area del festival da una distanza che arrivava fino a quasi 300 metri.


Le ricerche dell’autore o degli autori del reato proseguono a pieno ritmo, anche con la partecipazione alle indagini delle forze di polizia di paesi confinanti, come la Germania. Per ora l’ipotesi più debole resta quella dell’attacco terroristico. Di solito in questi casi si cerca di colpire più persone possibili (come accadde al Bataclan di Parigi il 13 novembre del 2015), inoltre non ci sono state rivendicazioni.
Intanto restano il dolore e lo sgomento per la morte di una ragazza italiana e il ferimento non grave di altri 5 giovani. In un primo momento, diversi presenti hanno scambiato gli spari per fuochi d’artificio o petardi. Solo quando qualcuno ha iniziato a gridare “Abbassatevi, stanno sparando!” si sono resi conto della gravità della situazione.


Non c’è stato scampo per Maria Spinelli, che avrebbe compiuto 23 anni il prossimo ottobre. Colpita dalle pallottole, è morta sul prato, rendendo inutile ogni soccorso. “Sono corso verso la donna. Era stata colpita. Abbiamo cercato di rianimarla, ma è morta dissanguata davanti ai nostri occhi”, ha dichiarato uno dei 3.500 partecipanti al party.
Diplomata all'alberghiero Zolli di Silvi, Maria era nata ad Atri, nel Teramano, ma viveva a Città Sant'Angelo, piccolo comune nell'entroterra proprio tra Montesilvano e Silvi, non lontano da Pescara. La famiglia, di origine rom, è piuttosto conosciuta in città. Il cugino, Loris, è un campione di automobilismo e da anni, ormai, vive negli Stati Uniti. Da sempre appassionata di musica techno, la ragazza aveva deciso di provare un'esperienza all'estero, seguendo il suo percorso di studi. Un sogno impresso sul corpo, in quel tatuaggio che recita 'Buena suerte', buona fortuna. Così dallo scorso gennaio era emigrata in Svizzera in cerca di lavoro. Lo aveva trovato come cameriera. Appena era libera si dedicava alla musica techno e nell’ambiente aveva coltivato molte amicizie. Amiche e amici che ora la piangono senza darsi pace.








