Prima la nota indignata, poi le parole dal sen fuggite, infine il richiamo dell’ambasciatore, è in questo crescendo rossiniano che l’Italia rischia l’incidente diplomatico con la Svizzera e si prende una lezione di costituzionalismo liberale da Berna. Oggetto del contendere il rilascio su cauzione da parte della magistratura svizzera di Jacques Moretti titolare del locale di Crans-Montana in cui è avvenuta la strage di Capodanno.

Può non piacere l’istituto della cauzione, che esiste anche negli Stati Uniti, e che in questi giorni sta giustamente facendo discutere per la potenziale iniquità che istituzionalizza in un sistema giudiziario l’impatto del fattore economico, introducendo una differenza davanti alla legge tra chi può pagare e chi no. In Italia non esiste ed è un bene che sia così. Lecito dirlo anche da parte di un Governo.

Ma un conto è dire questo, un conto è criticare una decisione nei dovuti modi, altro è pasticciare con gli ambiti istituzionali e dar l’impressione di pretendere dal Governo federale svizzero che interferisca sulle decisioni della magistratura cantonale, ottenendo in cambio una lezione sulla separazione dei poteri. Perché ci sono spazi istituzionali che non sono solo galateo ma principi fondamentali e che vanno rispettati.

Nella fattispecie: c’è una Procura italiana che sta indagando sul caso, avendone titolo perché ci sono vittime italiane, e che può dialogare chiedendo atti alla magistratura svizzera attraverso l’istituto della rogatoria internazionale, cosa che è già stata fatta. C’è l’Avvocatura generale dello Stato che il Governo può attivare perché sostenga nell’azione difensiva gli avvocati delle vittime. Sono tutte cose lecite forse anche doverose. Si può anche verificare se ci siano le condizioni giuridiche per una investigazione penale congiunta, prevista dal diritto europeo ma in genere per casi come crimini transnazionali di criminalità organizzata o terrorismo.

Quello che non si può fare è interferire sulle decisioni giudiziarie di un altro Paese o pretendere che la politica di quel Paese lo faccia, anche solo per sollecitare risposte.

L'ambasciatore d'Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado.
L'ambasciatore d'Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado.
L'ambasciatore d'Italia in Svizzera Gian Lorenzo Cornado. (ANSA)

E infatti all’Italia che ha fatto sapere di subordinare il ritorno dell’ambasciatore in Svizzera «all’avvio di un’effettiva collaborazione tra le Autorità giudiziarie dei due Stati e all’immediata costituzione di una squadra investigativa comune affinché vengano accertate, senza ulteriori ritardi, le responsabilità della strage di Crans-Montana del 1° gennaio 2026» ha risposto con educata fermezza il Dipartimento federale degli affari esteri della Svizzera. Il DFAE ha comunicato di «avere preso atto della richiesta da parte dell’Italia di una stretta collaborazione tra le autorità giudiziarie svizzere e italiane per chiarire le circostanze del tragico incendio di Crans-Montana», precisando però che la risposta «riguarda le autorità giudiziarie competenti», ossia la magistratura cantonale. Svizzera e Italia, precisa il Dipartimento, «perseguono il medesimo obiettivo» e «le circostanze che hanno condotto alla morte di 40 giovani provenienti da numerosi Paesi devono essere chiarite con rapidità, trasparenza e in modo esaustivo, e le persone responsabili devono essere chiamate a risponderne», aggiungendo che la competenza è «della giustizia vallesana e non della politica». Perché, «un principio fondamentale del nostro sistema democratico è la separazione dei poteri, che attribuisce a ciascun potere dello Stato ruoli, compiti e responsabilità propri». Lezione di diritto costituzionale, dunque, pur con i connotati della buona educazione e dei canali diplomatici aperti.

Meno garbati i media svizzeri che criticano l’azione del Governo italiano e le sue interferenze, riconducendole anche al clima interno e all’imminente referendum sulla giustizia.

Per parte nostra resta da capire se il Governo italiano davvero consideri normale agire come se ritenesse la magistratura subalterna alla politica o se invece stia cedendo al populismo penale, cercando consensi, a partire dal caso di cittadini già molto provati, che non dovrebbero essere illusi da interferenze che non ci possono essere, ma che possono e devono essere aiutati con tutti gli strumenti e i canali corretti di cui un Paese dispone.

Per altro in questo pasticcio vengono al pettine nodi di tante incoerenze: da un lato si afferma (Nordio un mese fa) di voler dare una stretta alla custodia cautelare in Italia, dall’altro si pretende una custodia cautelare dai magistrati di un altro Paese. Da un lato si afferma di non avere intenzioni di terremotare la separazione dei poteri in Patria con la riforma di carriere e Csm, dall’altro ci si comporta come la si disconoscesse in casa d’altri.

A Crans-Montana l'omaggio degli sciatori azzurri alle vittime della strage di Capodanno

La squadra italiana di sci alpino che prenderà parte alle gare di Coppa del mondo nel prossimo fine settimana a Crans-Montana, ha reso omaggio ai ragazzi e alle ragazze italiani e alle altre giovani vittime che hanno perso la vita nella tragedia accaduta un mese fa nella località svizzera, deponendo un mazzo di fiori di fronte al luogo del disastro e raccogliendosi in un minuto di silenzio