I “colleghi” dei Re Magi abitano ad Albano, sui Castelli romani. Alla Specola vaticana gli “astronomi del Papa” chiamano le stelle per nome, scrutano il cielo e dalla prodigiosa alchimia di scienza e immaginazione tirano fuori ipotesi di lavoro, provando a capire cosa c’è oltre quel 5 per cento di universo che conosciamo.

Lo fanno «ad maiorem Dei gloriam» (a maggior gloria di Dio), perché la scienza non è un ostacolo alla fede. Al contrario, «guardare il cielo genera gioia interiore e ammirazione per Dio creatore», dice padre Gabriele Gionti, 56 anni, esperto di gravità quantistica. Il Big Bang è al centro dei suoi studi: «La creazione è un concetto teologico, non scientifico», dice, toccando uno dei temi che trattano nei corsi aperti ai non addetti ai lavori e nelle scuole, proprio nel filone “scienza e fede”.

Siamo andati a conoscere la Specola Vaticana in vista della festa dell’Epifania. L’Osservatorio vaticano è nato nel 1891, per volontà di papa Leone XIII, per dimostrare l’attenzione della Chiesa verso la ricerca scientifica. Dal 1906 la Specola affidata alla Compagnia di Gesù.

La comunità è formata da 15 consacrati-scienziati, tutti con formazione filosofica-teologica e almeno una laurea scientifica. Cosa differenzia quindi la Specola vaticana da altri osservatori? Alla Specola il lavoro non è legato alle urgenze imposte dal mercato e dalla ricerca di tipo universitario: «Abbiamo il privilegio di poter fare una scienza a lungo termine con un lavoro che è prezioso per tutta la comunità scientifica».

 

Puoi leggere il servizio completo “Noi colleghi dei Magi” sul settimanale Credere in edicola da giovedì 4 gennaio e in parrocchia da domenica 7, oppure su edicolasanpaolo.it.

 

 

Di Vittoria Prisciandaro Foto di Stefano Spaziani