Lui voleva dieci figli, lei sei. «Siamo arrivati a una buona via di mezzo». Scherza, Laura Dal Zotto. Una bella signora di 42 anni che il 15 gennaio ha partorito Isabel ed è diventata mamma per l'ottava volta in una clinica di Lecco. In tempi di magra ci vuol coraggio a mettere al mondo un pargolo, a maggior ragione se è l'ultimo di una lista già lunga. «Non è questione di coraggio», dice Laura. «Certo, come tutti – ammette - talvolta io e mio marito veniamo presi dal senso di fallimento, dai problemi ma ogni giorno porta cose nuove. I figli sono un dono di Dio, sono anche suoi figli e Lui ci aiuta ad aiutarli».

«Seguo l'insegnamento di mia madre – spiega Laura - credo nell'aiuto dall'Alto e penso che i bambini arrivino dal cielo con uno zaino dentro cui portano le cose di cui hanno bisogno al momento della nascita». Laura non naviga nell'oro, non si sente speciale, non è una “super-mamma”, non vuole essere raccontata così. Al massimo, concede, «posso dire di essere una donna organizzata, al meglio di quello che posso». E' sposata con Luigi Palladino, 42 anni. Entrambi figli di famiglie numerose, lei prima di sei figli, lui primo di quattro. «Ho sempre desiderato avere tanti bambini – racconta – perché la famiglia è il centro, il nucleo di tutto, fonda sugli insegnamenti di Cristo». Così, quando nell'ottobre 1996 ha incontrato Luigi e ha scoperto che condividevano lo stesso desiderio è stato subito amore. Fidanzamento rapidissimo e matrimonio nel febbraio dell'anno successivo.

Laura e Luigi si sono incontrati durante un raduno nazionale dei giovani della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni, noti ai più come Mormoni. «Ma siamo cristiani e teniamo molto a sottolinearlo», puntualizza Luigi. «Spesso veniamo fraintesi – aggiunge la moglie – nei vecchi film siamo ritratti come poligami adoratori di Mormon ma la storia è molto diversa. E' la storia di un popolo che in Cristo e in Dio trova la propria ispirazione. Cerchiamo ogni giorno di vivere nell'insegnamento dei Comandamenti, è questo che trasmettiamo ai nostri figli».

 Lui pugliese, lei milanese di origine veneta. Oggi abitano a Monguzzo in provincia di Como con la truppa. Daniele è arrivato nel 1998 poi Christian, Melissa, Massimiliano, Denise, Gabriel, Manuel. Da pochi giorni c’è anche Isabel, avrebbe dovuto essere la nona figlia ma nel 2011 Laura e Luigi hanno perso Gianluca alla trentunesima settimana di gravidanza.
«Forse questa vita pare fuori dalla norma – dice Laura – ma è la nostra scelta e siamo sereni e felici». C'è fermezza nelle parole di questa famiglia che non si sente diversa, e nemmeno isolata, da una società cui, in effetti, non assomiglia molto. «Io frequento poco la società – dice Laura – gli impegni sono tanti e il tempo è tutto per i ragazzi tra scuola, sport, casa. Ma non mi sento giudicata, se qualcuno lo facesse mi dispiacerebbe».

«Certo – racconta – qualche battuta di cattivo gusto l'ho sentita». In che senso? «Ci hanno chiesto se il numero dei nostri figli fosse legato all'assenza di un televisore in casa». Adesso il nome di Laura, sarà perché in un momento di crisi l'arrivo di un ottavo figlio colpisce di più, ha fatto il giro d'Italia. «C'è baraonda, in effetti, intorno a noi – ammette – ma vogliamo condividere l'importanza della famiglia. Incontro donne scoraggiate,  hanno paura del futuro, della mancanza di soldi, temono per la salute e non hanno speranza. Così si fermano addirittura di fronte al secondo o al terzo figlio nonostante li desiderino immensamente. Spero che la nostra esperienza sia di sprone, che le donne si sentano più forti. Se volete dei figli, io dico, fateli nonostante le difficoltà».

C'è qualche altro pargolo in programma? «Ho 42 anni e mi faccio qualche scrupolo, ma non voglio dire no. Potrebbe arrivare». Buona notizia per i nonni Dal Zotto che oggi tra l’altro, dopo la nascita di Isabel, aspettano già un nuovo nipote, il trentatreesimo. Anche le quattro sorelle e il fratello di questa donna di Monguzzo, infatti, hanno scelto di dare il un deciso contributo alla natalità del pianeta.
Uno schiaffo alla paura e uno alla crisi. Otto figli: all'arrivo della piccola Isabel, i Palladino  hanno raccontato decine di volte la loro storia negli ultimi giorni. E mentre c'è un Paese che teme per il futuro che fa i conti con un'economia asfittica questa famiglia vuole testimoniare la speranza che si manifesta attraverso, dicono, il «dono di Dio, la nascita di un figlio».

La speranza però va anche coniugata con il pragmatismo dela vita di ogni giorno. La spesa, le offerte al discount, il bucato, le pulizie di casa, dieci bocche da sfamare.  Luigi lavorava nell'edilizia, con la crisi ha aperto un negozio di divani in un centro commerciale ma ha anche brevettato un nuovo sistema ecocompatibile di coibentazione delle case e punta, insieme con Laura, ai mercati esteri «una volta c'erano più soldi – dicono – adesso economicamente è più difficile ma crediamo in questo progetto e poi c'è il negozio».

I Palladino vivono in una bifamiliare a Monguzzo, provincia di Como, casa che non sarebbe piccola per una famiglia – statisticamente- “normale”, ma in dieci è tutto più complicato. Hanno cento metri quadrati di mansarda ma vanno ancora sistemati. Così «costruiamo le nostre cose per lo spazio che abbiamo – raccontano – i letti a castello (uno addirittura a tre piani, ndr), i mobili, i lampadari. La casa forse un po' piccola per dieci persone ma ci deve piacere e deve essere accogliente». 

Le pulizie grosse si fanno al sabato «e tutti danno una mano», i ragazzi «gestiscono le loro stanze, cambiano i pannolini ai più piccoli e li aiutano a vestirsi>», poi «una lavatrice al giorno e grazie all'asciugatrice si stira il meno possibile». Un piccolo giardino con una piscinetta d'estate è il parco giochi dei ragazzi. Perché, ovviamente, «in vacanza non si va – dicono Laura e Luigi – ma non è una rinuncia, è una scelta».

I genitori di Luigi sono di Bari «una volta riuscivamo ad andare a trovarli, oggi in dieci è più difficile». I Palladino stanno bene, lo dicono, e l'unica vera rinuncia, spiega laura, «è la musica, vorrei che tutti i ragazzi la studiassero ma non è semplice». Ma nemmeno una tappa dal parrucchiere? «Mai andata, mi piacerebbe, non lo nego ma posso farne a meno».
Sul fronte spostamenti fino a oggi nessun problema con il caravan di famiglia. Adesso, però, con l'arrivo di Isabel bisogna fare i conti con i limiti del codice della strada, le monovolume di grandi dimensione sono omologate per nove. «Siamo dieci – dice Luigi – dovremo fare la patente per gli autobus o spostarci con due mezzi, almeno per i viaggi lunghi».

E se la vita di questa famiglia comasca sembra già complicata, stupisce non poco la scelta educativa. «Le elementari – raccontano i due genitori – le gestiamo come scuola famiglia». Si fa tutto in casa, insomma. «Abbiamo cominciato con il più grande, Daniele (oggi ha 14 anni e frequenta il liceo scientifico, ndr). E' molto intelligente ma in terza elementare ha avuto qualche problema di ansia». Così dopo un tentativo andato a vuoto in una nuova scuola, una sorella di Laura, che vive in Inghilterra, ha suggerito un modello piuttosto diffuso nei paesi anglosassoni. «Abbiamo educato Daniele a casa e ha sempre superato gli esami annuali».
Oggi l'esperimento è diventato prassi ed è esteso a tutti. Laura non riesce a insegnare, ci pensa la nonna che si divide tra seconda, quarta, quinta elementare. «Porta i ragazzi nei boschi per studiare l'ambiente e a fare la spesa per capire la matematica, funziona».

Per i Palladino sono giorni di ribalta mediatica. «E’ stata la clinica di Lecco dove ho partorito – rivela Laura – a chiederci se volevamo convocare i giornalisti». Perché accettare? «Per dare un messaggio positivo, di speranza e fede. Alla fine siamo noi italiani a fare pochi figli – conclude –  per gli stranieri è un fatto più naturale, non dico ordinario ma quasi, anche quando emigrano dalla loro terra. E’ una cosa che fa riflettere».