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«Cari fratelli e sorelle, buongiorno», il microfono gracchia, Papa Francesco ripete il buongiorno, la piazza esplode in un applauso. «Il brano evangelico», esordisce il Papa, «di questa domenica narra di Gesù che cammina sulle acque del lago in tempesta. Dopo aver sfamato le folle con cinque pani e due pesci – come abbiamo visto domenica scorsa –, Gesù ordina ai discepoli di salire sulla barca e ritornare all’altra riva. Lui congeda la gente e poi sale sulla collina, da solo, a pregare. Si immerge nella comunione con il Padre. Durante la traversata notturna del lago, la barca dei discepoli rimane bloccata da un’improvvisa tempesta di vento, com’era usuale nel lago. A un certo punto, essi vedono qualcuno che cammina sulle acque venendo verso di loro. Sconvolti pensano sia un fantasma e gridano per la paura. Gesù li rassicura: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». Pietro allora risponde: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». E Gesù gli dice: «Vieni!». Pietro scende dalla barca e fa alcuni passi; poi il vento e le onde lo spaventano e comincia ad affondare. «Signore, salvami!», grida, e Gesù lo afferra per la mano e gli dice: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
«Questo racconto è un invito ad abbandonarci con fiducia a Dio in ogni momento della nostra vita, specialmente nell’ora della prova e del turbamento. Quando sentiamo forte il dubbio e la paura e ci sembra di affondare, nei momenti difficili dove tutto diviene buio, non dobbiamo vergognarci di gridare, come Pietro: «Signore, salvami!», di bussare al cuore di Gesù. È una bella preghiera! E il gesto di Gesù, che subito tende la sua mano e afferra quella del suo amico, va contemplato a lungo: Gesù è questo, fa questo, è la mano del Padre che mai ci abbandona; la mano forte e fedele del Padre, che vuole sempre e solo il nostro bene. Dio non è il grande rumore l’uragano, l’incendio, il terremoto – come ricorda oggi anche il racconto sul profeta Elia –; Dio è la brezza leggera che non si impone ma chiede di ascoltare. Avere fede vuol dire, in mezzo alla tempesta, tenere il cuore rivolto a Dio, al suo amore, alla sua tenerezza di Padre. Gesù, questo voleva insegnare a Pietro e ai discepoli, e anche a noi oggi. Lui sa bene che la nostra fede è povera e che il nostro cammino può essere travagliato, bloccato da forze avverse. Sa che siamo gente di poca fede tutti, anche io. Ma Lui è il Risorto, il Signore che ha attraversato la morte per portarci in salvo. Ancora prima che cominciamo a cercarlo, Lui è presente accanto a noi. E rialzandoci dalle nostre cadute, ci fa crescere nella fede». «La barca in balia della tempesta è immagine della Chiesa, che in ogni epoca incontra venti contrari, a volte prove molto dure: pensiamo a certe lunghe e accanite persecuzioni del secolo scorso. In quei frangenti, può avere la tentazione di pensare che Dio l’abbia abbandonata. Ma in realtà è proprio in quei momenti che risplende maggiormente la testimonianza della fede, dell’amore e della speranza. È la presenza di Cristo risorto nella sua Chiesa che dona la grazia della testimonianza fino al martirio, da cui germogliano nuovi cristiani e frutti di riconciliazione e di pace per il mondo intero».
Al termine della benedizione il primo pensiero è per l’anniversario della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki, lanciate il 6 e il 9 agosto di 75 anni fa: «ricordo con commozione e gratitudine il mio viaggio in quei luoghi, invito a pregare e a impegnarsi per un mondo totalmente libero da armi nucleari». Subito dopo il ricordo del Papa va al Libano ferito. «Qui vedo una bandiera del libano, la catastrofe di questi giorni colpisce un Paese frutto incontro di varie culture, che è stato modello del vivere insieme, oggi questa convivenza è fragile, prego perché con l’aiuto di tutti torni libera e forte. Invito la Chiesa libanese, a essere vicina con solidarietà e compassione, con mani e cuore aperto, chiedo ai vescovi e ai sacerdoti che stiano vicino al popolo, che vivano con stile di vita improntato alla povertà evangelica, senza lusso perché il vostro popolo soffre e soffre tanto».




