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Una sosta breve, ma significativo in Piazza dell’Aracoeli ai piedi della Scalinata del Campidoglio sede del Comune di Roma. Un incontro, quello di papa Leone con il sindaco Roberto Galtieri, che non si vedeva da Giovanni Paolo I. Lo sottolinea il primo cittadino di Roma dando il suo omaggio al Pontefice e promettendogli di camminare insieme «per contribuire ad affermare il paradigma di una nuova politica, di nuove relazioni tra popoli e Stati, di un miglioramento del modello sociale». Un messaggio, spiega Gualtieri ringraziando «per aver scelto di rinnovare la tradizione di questo incontro ai piedi del Campidoglio, la casa dell’amministrazione civica e democratica della città», che è «il testimone prezioso che Papa Francesco ci ha lasciato per il Giubileo». Il sindaco si dice certo che «noi e tutta la città di Roma saremo suoi alleati. Siamo felici che Roma sia ora la sua città, e Le porgiamo gli auguri più intensi e sinceri per la sua nuova missione». Richiama il Giubileo e la responsabilità di promuovere la pace. «La pace è la più forte vocazione universale di Roma. E proprio alla missione della pace, Santità, ha voluto dedicare le Sue prime parole al mondo, dalla finestra del Palazzo Apostolico: un’onda gioiosa di speranza che ha attraversato l’intera città e toccato il cuore di ciascuno di noi. Roma, Santità, sa di essere osservata, amata, studiata da ogni parte del mondo. È orgogliosa di essere una capitale globale e sente la responsabilità che viene da questa sua posizione anche per questo vuole diventare, sempre più, un laboratorio avanzato di sviluppo civile, capace di proporre al mondo soluzioni a quelle “nuove sfide per la difesa della dignità umana, della giustizia e del lavoro” di cui ha parlato al Collegio dei Cardinali subito dopo la sua elezione».
Dal canto suo papa Leone, sulle orme di Paolo VI che, primo papa dai tempi della caduta del potere temporale, volle tornare in Campidoglio il 16 aprile 1976 e disse di essere «fiero di essere cives romani, come san Paolo», ripete, tra gli applausi: «Dopo l’elezione, ricordavo ai fratelli e alle sorelle convenuti in Piazza San Pietro che sono con loro cristiano e per loro vescovo: a titolo speciale, oggi posso dire che per voi e con voi sono romano!».
Prima di recarsi a San Giovanni in Laterano papa Leone ribadisce che ««iniziando ufficialmente il ministero di Pastore di questa Diocesi, sento la grave ma appassionante responsabilità di servire tutte le sue membra, avendo a cuore anzitutto la fede del popolo di Dio, e quindi il bene comune della società. Per quest’ultima finalità siamo collaboratori, ciascuno nel proprio ambito istituzionale». Richiama Roma alla sua storia: «Da due millenni la Chiesa vive il proprio apostolato in Roma annunciando il Vangelo di Cristo e prodigandosi nella carità. L’educazione dei giovani e l’assistenza verso chi soffre, la dedizione agli ultimi e la coltivazione delle arti sono espressioni di quella cura per la dignità umana che in ogni tempo dobbiamo sostenere, specialmente verso i piccoli, i deboli e i poveri. Nell’anno santo del Giubileo, questa sollecitudine si estende ai pellegrini provenienti da ogni parte del mondo, e si avvale anche dell’impegno profuso dall’Amministrazione Capitolina, per il quale esprimo viva gratitudine».
E auspica che «Roma, ineguagliabile per la ricchezza del patrimonio storico e artistico, si distingua sempre anche per quei valori di umanità e civiltà che attingono dal Vangelo la loro linfa vitale».




