Un’idea semplice quanto efficace. Cosa di meglio che invitare il parroco e l’imam all’inaugurazione di una palestra di pugilato frequentata da ragazzi di provenienze e fedi differenti? Così, domenica 10 maggio, don Giuseppe Lusignani e Yassen Ben Thaabit hanno inaugurato la nuova sede della Boxe Piacenza, società sportiva che riunisce pugili da 15 Paesi e intende lo sport come spazio di integrazione sociale e religiosa. Una cerimonia non eclatante ma intensa, in cui lo spirito del dialogo ha lasciato il segno.
Siamo nella prima periferia della città, in un territorio in cui – racconta il parroco – ci si confronta anche con il disagio e le sfide dell’integrazione: «Piacenza è la seconda provincia italiana per presenza di cittadini stranieri, ma non bisogna avere paura delle differenze. Sono dell’idea che sia sempre bene dialogare e – come suggeriva anche il cardinale Martini – fare qualcosa insieme aiuta a conoscersi reciprocamente: il pensiero differente non è un ostacolo ma una via feconda per la concordia».

Insieme sul ring, parroco e imam sai sono trovati in grande sintonia. «Sono partito della preghiera di invocazione per poi recitare il Padre e procedere con la benedizione. L’imam era vicino a me, quasi a farmi da chierichetto», ricorda don Lusignani. Poi, a parti invertite, il parroco ha ascoltato l’imam che intonava la prima sura del Corano. «Ogni incontro è prima di tutto uno scontro perché ci si rende conto che l’altro ha un suo corpo, occupa uno spazio – prosegue don Lusignani – Riconoscere le diversità è il modo che abbiamo per conoscere gli altri».

Don Lusignani guida la parrocchia Nostra Signora di Lourdes. «Fin dagli anni Cinquanta la nostra parrocchia è sempre stata connotata da una forte immigrazione, prima dal Sud Italia oggi da tutto il mondo. Oggi è straniero il 40% delle persone in giovane età della parrocchia. Per questo coltiviamo l’apertura al territorio e il collegamento con le sue realtà». Il legame con Piacenza boxe è nato proprio così. «Abbiamo deciso di puntare su rugby e boxe come due attività sportive utili anche per imparare a gestire la rabbia, trovando un ottimo interlocutore nella società di pugilato, con cui la visione educativa è vicina», prosegue ancora il sacerdote. «Fra i bambini che frequentano l’oratorio, parecchi sono stranieri e musulmani. Tutti partecipano alle attività, abbiamo anche prodotto un documento sull’accoglienza. Quando preghiamo, suggerisco ai bambini stranieri di ascoltare: non perché la fede cristiana e quella musulmana siano uguali, ma perché per la nostra fede davanti a Dio siamo tutti riconosciuti come fratelli. L’importante è conoscere e conoscersi reciprocamente».

Una sensibilità, quella della parrocchia di Nostra Signora di Lourdes, che corre in scia alla sensibilità della diocesi, aperta e attenta all’intera cittadinanza. Non bastasse, alla cerimonia anche l’Associazione Parkinsoniani di Piacenza, con persone che frequentano la palestra per un’attività motoria utile nel percorso contro la malattia. Il bene richiama sempre il bene, insomma.