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Il cardinale spagnolo Cristóbal López Romero, arcivescovo di Rabat in Marocco, ha annunciato, il 7 luglio 2026, la sua auto-sospensione temporanea da tutte le attività pubbliche e pastorali. La decisione arriva dopo che un’inchiesta giornalistica dell’AFP ha raccolto le accuse di cinque donne, di cui non è stata rivelata l’identità che lo accusano di «ripetuti comportamenti fisici percepiti come inappropriati».
López Romero, 74 anni, salesiano e creato cardinale da Papa Francesco nel 2019, ha sempre negato le accuse: «Non ho commesso né aggressione, né violenza, né molestie sessuali», ha dichiarato. Ha comunque scelto di fare «un passo indietro» per non ostacolare l’indagine preliminare aperta dal Vaticano, ribadendo la sua piena collaborazione e invitando la comunità cristiana a pregare. «Al termine di un anno pastorale fruttuoso», ha scritto in un comunicato stampa, «la nostra Chiesa di Rabat si trova ad affrontare un evento difficile. Sono accusato di comportamento inappropriato nei confronti di donne adulte. Questa situazione ha indotto la Chiesa ad avviare un’indagine preliminare».
Il cardinale ha anche invitato i fedeli che volessero discutere di quanto sta succedendo a contattare i propri parroci.
«La nostra Chiesa diocesana è viva», assicura López Romero. «Continuiamo, con fiducia, a nutrirla con il sapore del Vangelo. Rimaniamo uniti e lasciamo che la vita con Cristo ci conquisti e ci spinga in avanti, cosa di fondamentale importanza».
Per il suo profilo, però, e per le frasi riportate nell’inchiesta, in particolare sul «percepiti come» sorge, tra le persone più vicine al cardinale, un qualche dubbio. E cioè se questa vicenda non nasconda, in realtà, un attacco mirato al suo impegno per il dialogo interreligioso. López Romero è noto per essere un fermo sostenitore del dialogo interreligioso e per la sua apertura al mondo islamico. In Marocco, dove i cristiani sono una piccola minoranza, ha sempre messo l’accento sul dialogo tra le religioni e sulla vicinanza agli immigrati. È membro del Dicastero per il Dialogo Interreligioso e aveva una profonda sintonia con Papa Francesco.
Il tempismo e la natura delle accuse alimentano, dunque, il sospetto che qualcuno possa voler colpire una voce progressista e dialogante all’interno della Chiesa, in un contesto delicato come quello nordafricano. Resta da vedere se l’indagine aperta dal Vaticano approderà a qualche colpevolezza oppure se si rivelerà davvero un tentativo di delegittimare chi, come lui, ha costruito ponti invece di muri.




