Uomini ma non solo. Donne anche, 21 per l'esattezza. Protagoniste nel percorso storico e di impegno civico durato quasi due anni dal 2 giugno 1946, giorno che ha visto l’avvento della Repubblica in Italia, fino al 31 gennaio 1948. Date scolpite nella storia del nostro Paese e che rappresentano il lungo cammino della “Costituente”. Quell’Assemblea, composta da 556 deputati e deputate, genitrice della Costituzione, documento tuttora imprescindibile per la democrazia.

Mario Delpini interviene nel convegno "Donne Costituente"

Uomini, ma anche donne, laici ma pure ferventi cattolici: figure e ideologie diverse si sono fuse nella creazione dei celebri 139 articoli. E in questi giorni l’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, l’Università Cattolica del Sacro Cuore e il Comune di Milano puntano a ricordare il ruolo svolto dal mondo cattolico, dall’associazionismo femminile e dall’Università Cattolica nella costruzione di questa democrazia.

L’evento “Donne e Costituente” si è tenuto presso la Sala Alessi del Comune di Milano e si è aperto con i saluti istituzionali del sindaco di Milano, Giuseppe Sala: «Anche il presidente della Repubblica nei giorni scorsi ha evidenziato come quello dei padri costituenti sia stato un grande sforzo. E ha definito il contributo delle donne alla Costituzione e alla nascita della Repubblica come "grande e determinante". Le 21 madri costituenti hanno garantito l'uguaglianza e la parità di genere».

Più ampia la riflessione di monsignor Mario Delpini, arcivescovo di Milano e presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori: «Oggi non vorrei che fossimo qui solo per celebrare il passato, parlando di esso come un qualcosa di inaccessibile. Sento dire che all'epoca dei costituenti la società e la politica fossero meglio di quelle attuali. Sono discorsi che non mi appartengono. Per noi cristiani il passato è una dimensione spirituale da cui le nuove generazioni devono attingere il meglio. E la politica e la società devono avere un ruolo di estrema responsabilità nel portare avanti il presente attingendo dal passato e facendosi contaminare da quell'audacia che caratterizzava proprio i costituenti».

«Quella responsabilità di cui parlo dominava nelle donne costituenti. Tutte loro, pur con derivazioni di fede e partito ben diverse, avevano un senso di associazionismo fortissimo e una capacità estrema di individuare le priorità dei valori», ha concluso l'arcivescovo.

La rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Elena Beccalli ha invece puntato più sul lascito educativo: «Tre delle 21 madri costituenti -Nilde Iotti, Laura Bianchini e Filomena Delli Castelli- si sono laureate nel nostro Ateneo e lo dico con una punta di orgoglio. Tutte loro hanno incarnato anche dopo gli studi l'impegno e lo spirito educativo di Università Cattolica. Le madri costituenti si sono battute per la costruzione di una scuola libera e aperta a tutti, puntando anche molto al legame con il territorio».

Al centro dell’incontro il contributo culturale e sociale che accompagnò il lavoro della Costituente negli anni decisivi del secondo dopoguerra. Come ha sottolineato la professoressa Elena Riva, ordinaria di Storia moderna presso la Facoltà di Scienze della formazione e direttrice del Dipartimento di Storia moderna e contemporanea dell’Università Cattolica: «Dal 1861 al 1946 ci fu una lunga battaglia per far entrare le donne non solo nei libri di storia, ma proprio nel concetto di utilità sociale. Anche in sede di Assemblea Costituente dovettero sgomitare per non farsi trattare con fare paternalistico e maschilista dai colleghi uomini. In ogni caso le madri costituenti hanno fatto della concretezza il loro tratto distintivo e si sono fatte carico di rappresentare tutte le donne d'Italia indipendentemente dalla zona di provenienza o dall'idea politica”.

La professoressa Maria Bocci, ordinaria di Storia contemporanea presso la Facoltà di Scienze della formazione dell’Università Cattolica, ha invece approfondito il tema del contributo dell’Università Cattolica alla formazione delle Costituenti: «Iotti, Bianchini e Delli Castelli erano molto diverse tra loro, ma erano legate da un fervente associazionismo a cui l'Università Cattolica ha dato un impulso intellettuale che andasse oltre il fascismo, il comunismo e l'individualismo liberale. Un impulso invece basato sulla solidarietà cattolica».

Il convegno si è soffermato, infine, anche sulla figura di Armida Barelli, protagonista del cattolicesimo sociale italiano e promotrice della partecipazione femminile alla vita pubblica. In tal senso, come conclusione è intervenuto Ernesto Preziosi, autore del volume Armida Barelli, il lungo viaggio delle donne verso la partecipazione democratica (Ave, Roma): «Spesso l'associazionismo cattolico è sottovalutato per il suo impatto sociale che ha avuto fin da fine Ottocento. La crescita dell'associazionismo è stata esponenziale con la crescita della democrazia e Armida Barelli ne è stata tra i principali riferimenti».