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La premier Giorgia Meloni in Senato oggi 11 marzo.
L’Italia non è in guerra e non intende prendere parte ad alcuna escalation militare. L’ ha ribadito la presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle sue comunicazioni in Senato sugli sviluppi della crisi iraniana e mediorientale e in vista del prossimo Consiglio europeo del 19 e 20 marzo.
In Medio Oriente si sta consumando «una crisi complessa, certamente tra le più complesse negli ultimi decenni, che impone di agire con lucidità e serietà. Io mi auguro sinceramente che possa essere affrontata anche con uno spirito costruttivo e di coesione, sottraendo la discussione a una polarizzazione politica che, banalizzando, non aiuta nessuno a ragionare con profondità», ha affermato la premier.
«Non c’è un governo “complice” di decisioni altrui, né un governo “isolato” in Europa, né un governo responsabile delle conseguenze economiche di questa crisi», ha continuato Meloni, richiamando a uno spirito di unità nazionale «di fronte a uno dei tornanti più difficili della storia recente».
Ci troviamo «di fronte a una evidente crisi del diritto internazionale e degli organismi multilaterali, e al venir meno di un ordine mondiale condiviso», ha sottolineato la premier. «È in questo contesto di crisi strutturale del sistema internazionale, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale, che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano».
E ha chiarito: «Un intervento a cui, lo dico subito a scanso di ogni equivoco, l’Italia non prende parte e non intende prendere parte. Un’escalation militare che l’Italia si è invece impegnata, nei mesi scorsi, ad evitare, insieme a nazioni come l’Oman e il Qatar».
Sulla questione dei rapporti con gli Stati Uniti e sulle basi militari in territorio italiano, Meloni ha spiegato: «Le basi concesse agli americani in Italia dipendono da accordi che risalgono al 1954 e che sono stati sempre aggiornati, da governi di ogni colore. Secondo quegli accordi, ci sono autorizzazioni tecniche quando si parla di logistica e di operazioni non cinetiche, che non comportano - semplificando - dei bombardamenti. Nel caso in cui dovessero giungere richieste di uso delle basi italiane per altre attività, la competenza a decidere se concedere o meno quell’utilizzo spetterebbe - sempre in virtù di quegli accordi - al governo».
«Ma, su questo punto, ribadisco con chiarezza la posizione che il governo ha già espresso: la decisione, in quel caso, per noi spetterebbe al Parlamento. Allo stesso modo, e a scanso di equivoci, chiarisco che ad oggi non è pervenuta alcuna richiesta in questo senso. Così come ribadisco che noi non siamo in guerra, e non vogliamo entrare in guerra».
In merito alle basi militari, la premier ha fatto riferimento a quanto deciso dal Governo spagnolo. Il premier Pedro Sánchez ha negato l’uso da parte degli Usa delle due basi in Andalusia perché, come spiegato dalla ministra della Difesa di Madrid, gli accordi di cooperazione stabiliscono che le truppe Usa devono operare nell’ambito del diritto internazionale, cosa che non sta avvenendo nella crisi iraniana. Meloni ha osservato che la Spagna ha negato l’uso delle basi al di fuori di quanto stabilito dagli accordi con gli Usa, non ha messo in discussione gli accordi stessi. Esattamente quello che sta facendo anche l’Italia, ha sottolineato la premier.




