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Ripubblichiamo il servizio sulal visita di Gianluca Vialli al Santuario della Madonna della Speranza di Grumello Cremonese, vicino all'oratorio dove il grande campione tirò i suoi primi calci. L'articolo è stato pubblicato sul numero 31 di due anni fa del settimanale Maria con te, con data primo agosto del 2021.
di Antonio Alizzi
Ha postato queste poche parole, in italiano e inglese, sotto il selfie davanti al piccolo tempio agreste dedicato alla Madonna venerata da generazioni di contadini. «Questa volta lo ha trovato chiuso, perché apre solo in alcuni periodi dell’anno. Spero ritorni, lo aspettiamo a braccia aperte. Mi ricordo quando venne con la moglie, stette inginocchiato. Aveva saputo da poco di essere colpito da un tumore al pancreas. «Un’esperienza dura anche per uno tosto come me», spiegò lui stesso. «Un compagno di viaggio indesiderato con cui devi andare avanti, viaggiare a testa bassa senza mollare mai, sperando che si stanchi e ti lasci ancora vivere per tanti anni».
Poi, al quotidiano La Repubblica un anno fa annunciava: «Gli ultimi esami non hanno evidenziato segni di malattia, sono felice ma lo dico sottovoce ». E a chi gli chiedeva a quali fattori attribuisse la sua resistenza, Gianluca rispondeva: «L’operazione, le cure e la meditazione per non mollare». E, nel linguaggio asciutto di Vialli, “meditare” sta per pregare, raccogliersi nell’intimo del proprio io con Dio. Della forza che ha avuto, di quell’«anima guerriera» capace di non arrendersi che in tanti gli riconoscono, ha voluto dire grazie a Gesù e a Maria, Madre di Speranza, nel piccolo santuario di campagna, aperto soltanto in alcuni mesi dell’anno, visto che si trova lontano dal centro abitato, dove è venerata con questo titolo dall’epoca in cui i contadini le affidavano ogni afflizione, ogni angustia, ogni fatica, secondo una tradizione plurisecolare nel Cremonese, come spiega a Maria con te il parroco. Di Vialli si conoscono tante cose legate alla sua carriera calcistica. Un attaccante di razza, un bomber d’altri tempi, con un grande cuore. Un uomo di carattere, prima di essere ricordato quale punta centrale della Cremonese, della Sampdoria, della Juventus e infine del Chelsea, le squadre che hanno avuto il privilegio di contare sulle sue prestazioni sportive; da attuale capo delegazione della Nazionale italiana lo scorso 11 luglio ha vinto per la seconda volta il Campionato europeo di calcio, battendo ai calci di rigore l’Inghilterra a Londra, in quello stadio di Wembley dove al termine della finale tutto il mondo si è commosso nel vedere il lungo, silenzioso abbraccio con Mancini, suo amico dai tempi in cui entrambi giocavano per la Samp.
«Della sua malattia», ha spiegato “Mancio”, legatissimo alla Madonna di Medjugorje, dopo la partita con la Spagna, «non abbiamo mai parlato, io non ne avrei avuto la forza e ho rispettato il suo silenzio. L’ho saputo da un suo amico e non è mai mancato un giorno nelle mie preghiere. C’è una cosa che non ho mai detto a Gianluca: è sempre stato per me un esempio per l’impegno e la serietà con cui fa questo. È una roccia anche nell’affrontare questo». Quando Vialli è stato colpito dal cancro era tra i commentatori di punta di Sky calcio club, il programma Tv condotto da Fabio Caressa. Gianluca ha vinto il primo round della (lunga) battaglia contro la malattia e circa un anno fa, il presidente della Figc, Giancarlo Gravina, gli ha proposto di seguire in prima persona il cammino degli Azzurri di Mancini, il suo fraterno amico, in previsione degli Europei 2020. Vialli ha subito accettato quest’opportunità, ricongiungendosi al suo “numero 10”, oggi C.t., con il quale nel 1992 sfiorò tra le fila della Sampdoria la vittoria della Coppa dei Campioni, nella finale di Londra contro il Barcellona di Johan Cruijff. Terminato Euro 2020, dunque, Gianluca è ritornato nella sua Cremona, dove è nato e cresciuto. Non tutti sanno, però, che la sua passione per il calcio è sbocciata qui, a due passi dal santuario della Madonna della Speranza di Grumello Cremonese, piccolo comune lombardo immerso nella Pianura Padana. Fin dall’inizio, dunque, la Vergine della Speranza ha cullato i suoi sogni. Maria con Te ha scoperto particolari inediti dello slancio di Gianluca per questa Madonna, incontrando don Francesco Pigola, il giovane sacerdote, parroco di San Bartolomeo, la parrocchia cui fa capo il piccolo tempio mariano immerso nella campagna.
«Gianluca Vialli», ci spiega, «è cresciuto nell’oratorio di Grumello, è sempre rimasto legato a questo territorio, unito da un’unica guida pastorale. Lo vediamo spesso da queste parti, perché la sua famiglia gestisce anche un castello utilizzato per eventi, quali matrimoni, che dista pochi chilometri dalla chiesa inquadrata nella foto che ha postato sui social network». Vialli, quindi, calcisticamente nasce proprio nel cuore della Pianura Padana. «Sì, erano gli anni Settanta quando Luca si accingeva a tirare i primi calci al pallone secondo quanto tramandato dalle persone del piccolo paese», continua don Pigola. Un rapporto con Grumello Cremonese che non è mai venuto meno. «No, mai. Aggiungo che alla vigilia del “primo” lockdown per la pandemia da Coronavirus era ritornato in paese e volle visitare il “suo” oratorio. Fu un momento molto bello ed emozionante, che immagino lui abbia vissuto con grande gioia, ripensando al periodo in cui era piccolo e viveva tra fede e pallone». E anche questo è un tratto che avvicina Vialli a Mancini, pure lui attaccatissimo all’oratorio d’infanzia a Jesi, dove tirò i primi calci al pallone. Non stupirebbe se “Mancio” convincesse Luca a seguirlo a Medjugorje, dove il C.t. azzurro è solito recarsi spesso.
La comunità di Grumello Cremonese ha seguito con grande passione e concitazione gli Europei di calcio. «Abbiamo deciso di organizzare dei grandi schermi, che ci hanno permesso di vedere in gruppi le partite in diretta», dice don Francesco Pigola. «Questo ci ha unito ancora di più sotto il simbolo del tricolore, tifando per i nostri giocatori e ovviamente per Luca». Tutto questo è avvenuto a poche centinaia di metri dal santuario della Beata Vergine della Speranza. «Questa chiesa fa parte della nostra tradizione paesana. Nel mese di maggio recitiamo i Rosari e si svolgono le feste religiose. Teniamo conto che si tratta di un piccolo santuario, che ricade nella parrocchia di Zanengo, e che spesso è chiuso per evitare che malviventi possano compiere atti criminali, visto che si trova in piena campagna. Basti pensare che il santuario della Madonna della Speranza è detto anche Madonna del Deserto per la solitudine del luogo in cui sorge. Si trova a un chilometro circa dall’abitato di Zanengo, in mezzo a campi coltivati e all’ombra di alti pioppi. La tradizione popolare vuole la sua edificazione a seguito di un fatto miracoloso: l’apparizione della Madonna a una povera contadina muta che, grazie all’intervento della Vergine, tornò a parlare». Un luogo defilato, quindi, e una storia semplice eppure intensa che Gianluca Vialli ama dal profondo del cuore. «Mi colpì», svela don Francesco Pigola, «quella volta che venne in chiesa assieme alla moglie, rimanendo in ginocchio per tanto tempo in un momento intenso di preghiera rivolto alla Mamma di Gesù». Cathryn White, che ha conosciuto quando militava nel Chelsea e ha sposato nel 2003, è stata indicata dallo stesso Vialli come una delle persone che più lo hanno sostenuto. Lei, le figlie Olivia e Sofia sono priorità assolute, come la sua famiglia d’origine.
«La sofferenza ti fa capire quali sono le priorità vere», ha spiegato, rivelando quanta pena gli dava l’idea di far soffrire col suo male anche chi amava di più al mondo. Ma l’attaccamento di Vialli per Grumello Cremonese oltre al santuario della Madonna della Speranza abbraccia tutte le tradizioni del posto. «Abbiamo avuto il piacere di vederlo anche alla gnoccata (tipica sagra dei gnocchi, ndr.) del 24 agosto nell’ambito della festa religiosa di san Bartolomeo», continua il parroco. L’unico rammarico, forse, per Vialli è quello di aver trovato chiuso il portone della chiesa. «Sì, quella domenica non era aperto, anche perché in quella fase estiva ci trovavamo con i ragazzi della parrocchia a Rimini per un periodo di vacanza. Lo aspetto io, lo aspettiamo con tutta la comunità a braccia aperte», conclude don Pigola. E di certo l’invito non resterà inevaso.




