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Un neonato è stato trovato senza vita questa mattina alle 9.30 nella Culla della vita, la culla termica posta presso la chiesa San Giovanni Battista, nel quartiere Poggiofranco, a Bari. Proprio dove, poco più di un anno fa, una bambina, chiamata poi Maria Grazia, fu invece deposta, cuarate e data in adozione. Era il 23 dicembre del 2023, la piccola in buona salute si salvò perché suonò l'allarme che permise al parroco don Antonio Ruccia di accorrere, prelevarla dall'apposita culla e portarla al Policlinico della città dopo avere avvisato i carabinieri. Scelse lui stesso il nome, a pochi giorni dal Natale, in omaggio alla mamma di Gesù e al miracolo di questa nascita.
Oggi qualcosa purtroppo non ha funzionato, e ci si chiede se il bambino fosse già morto oppure come mai il sistema di riscaldamento non fosse in funzione e perché non sia scattato l'allarme che avrebbe dovuto segnalare la sua presenza. Per il piccolo trovato questa mattina non c'è stato quindi ormai più nulla da fare e gli inquirenti stanno cercando di capire cosa è andato storto.
La tragedia, amara e immensa, non toglie però nulla al valore delle Culle della vita che, da quando sono state istituite nel 1993, sono ormai 62 sparse nel territorio Italiano e hanno accolto 14 bambini. E anche se, in realtà, non sappiamo esattamente quanti bimbi sono stati salvati, «la cosa importante» dice Marina Casini presidente del Movimento per la Vita «è che la culla "parla" di accoglienza. La loro esistenza trasmette questo importante valore. E chissà, magari questo ha salvato qualche bimbo o qualche bimba anche se non è stato messo nella culla!».




