di Adriana Tosca

Sono sdraiata in un letto di ospedale scomodissimo, ho dolori forti alla schiena e mi sento schiacciata e ricurva, come se improvvisamente fossi diventata anche gravemente cifotica...sento le ossa fragili, come se stessero per rompersi all’improvviso.
Ma cosa sta succedendo?
Davanti a me ho sette dottori - sette! -  più il chirurgo che mi ha operato. Otto camici bianchi di fronte a me, tutti uomini. Mi pare di essere in una puntata di Grey's Anatomy. Mi hanno curata, mi stanno curando, sono medici bravi, discreti e professionali. Sono i miei angeli, ma faccio fatica a riconoscerli in questo momento, il mio pudore, quel pudore intimo insito in ogni donna, me lo impedisce. Uno di loro- in mezzo a quel sinedrio -  si schiarisce la voce e mi dice che devono sbendarmi per controllare le ferite... Mi faccio coraggio e abbasso lo sguardo sul mio petto…mi sento mutilata del mio corpo. Ma mi spiegano che è servito per salvarmi la vita...Quale vita? Sicuramente non quella che avevo. Mi dovrò reinventare...Mi dovrò ritrovare...Sento che la mia identità sta vacillando.
Piango.
Mi alzo faticosamente e vado in bagno per affrontare lo specchio...Piango...piango...E ancora piango... Ma non so che il peggio deve ancora arrivare.
Vengo dimessa e decido di immergermi in un fiume di persone che spingono carrelli fra una corsia e l'altra, alla ricerca delle ultime offerte del supermercato. Ma saprò rimanere a galla e nuotare ?
Già...
Non pensavo che fare qualcosa di normale potesse essere difficile. Non immaginavo di non riuscire a sentirmi “una di loro”... Invece eccoli lì … Quegli sguardi che ti riducono in cenere... La gente ti buca con gli occhi. Ma non è colpa loro, è solo un'impressione, mi dico.
Decido di non girare lo sguardo e accenno a un sorriso... Ho sempre creduto nel suo potere.
Cerco di camminare eretta con le spalle aperte ma percepisco l'assenza di una parte del mio corpo...
Ed eccomi difronte a una cassiera. La scruto senza farmi accorgere: avrà la terza di seno...
Mi sento annegare ...
Osservandola però, noto che tiene gli occhi bassi , non saluta, non sorride...
Le faccio una domanda e attendo che alzi lo sguardo, ma non lo fa...
Allora: «Signora, sa che le dona veramente tanto il colore del suo maglione?».
Lei alza lo sguardo, ringrazia ...Sorride! E io con lei!
Mi sento di nuovo armoniosa... Non ho dimenticato chi sono!
Mi sento più consapevole. La consapevolezza rende forti, la forza rende liberi, persino da una malattia grave come la mia.
E continuo a chiacchierare con la cassiera ... Il potere di un sorriso. Meglio di un ricostituente.

 

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