Un rullino fotografico sepolto per 40 anni in un anfratto fra le rocce. Un ritrovamento fortuito, la curiosità caparbia e appassionata di un film maker, l’utilizzo acuto della tecnologia, il tam tam sui social e infine la scoperta più bella: «Che gioia, è il mio Tiziano». L’incredibile storia del rullino rinvenuto a Jesi, nelle Marche, e appartenuto all’alpinista Tiziano Cantalamessa, porta con sè elementi di impareggiabile interesse.
Tutto comincia quando Lorenzo Rossetti, geologo marchigiano, appassionato di arrampicata, s’imbatte per caso nella piccola confezione di una pellicola fotografica – per intendersi, la scatolina di plastica nera, che chi ha una certa età ricorderà certamente –, incastrata sotto alcuni sassi nella Torre di Jesi, nella gola di Frasassi). Incuriosito dal reperto, Rossetti lo raccoglie e, un mese fa, lo consegna all’amico e filmaker Paolo Bacchi, che a sua volta decide di provare a farlo sviluppare.

Il video di Paolo Bacchi

Ed è proprio Bacchi che, non più tardi della scorsa settimana, pubblica su Instagram un video in cui racconta l’incredibile storia del rullino e dei fotogrammi che – sorpresa – ancora custodisce. Proprio così. Perché il rullino – si tratta di diapositive Kodak – è riavvolto, ovvero è stato utilizzato. Ed è anche rovinato, ha preso umidità, il rischio è quindi che non conservi nulla. Ma la curiosità per il ritrovamento, e per quel che potrebbe custodire, vince e Bacchi fa sviluppare la pellicola (oggi i laboratori che ancora sviluppano diapositive sono 3 o poco più in tutta Italia).
Le prime diapositive sono «nere, vuote, mangiate dal tempo. Poi i brividi ecco foto di un gruppo di scalatori molto esperti e poi altre immagini di vita comune, un gruppo di amici seduti al ristorante al ristorante». Scatti di un’altra epoca, volti che si perdono nel tempo ma – nonostante la dominante del verde e la pellicola intaccata e cosparsa di puntini neri – hanno ancora molto da dire.

Grazie all’intelligenza artificiale, Bacchi prova a ricostruire le immagini: una possibilità unica, impensabile fino a non molti anni fa. «L’Intelligenza artificiale, è importante dirlo, dove non ha informazioni inventa. Però aiuta anche a far riemergere somiglianze, a restituire dei volti, degli aspetti, delle fisionomie che il tempo aveva cancellato», dice sempre Bacchi. Quindi l’appello: «Stiamo cercando il proprietario di questi scatti, o almeno qualcuno dei protagonisti, qualcuno a cui restituire questi ricordi. Pensiamo che siano immagini di fine anni Ottanta, inizio anni Novanta. Aiutateci a riportare a casa questi ricordi».

Un frame del video, ricostruito con l'IA

Il racconto tiene con il fiato sospeso, e il bello deve ancora venire. In breve tempo il video fa il “giro del mondo”, diventa virale. La rete si mette “a disposizione” e, per una volta, lo fa davvero bene. Niente insulti o commenti inutili, solo un efficacissimo tam tam. Condiviso da migliaia di persone, il video rimbalza fra gli appassionati di montagna e oltre, fino ad arrivare a Renata Nardinocchi, moglie di una delle leggende dell’alpinismo italiano, Tiziano Cantalamessa. «Ciao Paolo, sono la moglie di Tiziano Cantalamessa e penso proprio che il rullino sia il suo, perché sono presenti delle persone con cui scalava – il messaggio che la donna recapita a Bacchi – È stato presidente del soccorso alpino, siamo di Ascoli Piceno e le diapositive sono anche più vecchie di 30 anni. Mi sono imbattuta in questo tuo video oggi pomeriggio e come per tutti quelli che hanno commentato, è stato un viaggio nell’immaginario collettivo con suspence, fino alla scoperta delle identità».
Prosegue Renata Nardinocchi: «Tiziano era una guida alpina e si riconosce in una delle foto davanti all’elicottero, a sinistra, mentre guarda qualcosa che ha in mano. Poi si riconosce bene Franchino Franceschi, compagno di memorabili imprese con Tiziano e riconosco, sempre in primo piano, un po’ pelato con la barba, Franco Farina di Frascati, intimo amico di Tiziano, con il quale ha condiviso molte giornate alpinistiche». Il messaggio si chiude con un ringraziamento commosso: «Grazie per questo revival nello spazio temporale. Una carezza sul cuore».

La copertina della biografia "Tu non conosci Tiziano" di Massimo Marcheggiani (SER Società Editrice Ricerche)

Nato nel 1956, Cantalamessa è stato una leggenda dell’alpinismo italiano, tanto da venir ribattezzato “il Bonatti del Centro e Sud Italia”. «Un alpinista di classe eccezionale – scrive di lui lo storico dell’alpinismo Stefano Ardito – Le sue salite estive e soprattutto invernali sul Paretone del Corno Grande, al Gran Sasso, hanno emozionato una generazione di alpinisti [...] Tiziano era una forza della natura, era un leader».
Oltre alle spedizioni in Italia e all’estero, anche le scelte di vita di Cantalamessa sono state speciali. Scrive ancora Ardito sul suo portale: «Da giovane lavorava in fabbrica, poi ha lasciato il posto e lo stipendio a fine mese per fare l’allevatore, insieme a sua moglie Renata, sulle verdi colline tra Ascoli Piceno e Teramo [...] Poi ha lasciato anche la campagna e le mucche, è diventato guida alpina, ha scelto di vivere da professionista della montagna». Cantalamessa morì per un incidente di lavoro nel 1999, durante un’operazione su corda, sempre nelle Marche. Un uomo indimenticabile. Ora il rullino ritrovato aggiunge ulteriore fascino alla sua appassionante esistenza.