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Il cardinale Matteo Maria Zuppi con il nunzio apostolico a Kyiv monsignor Visvaldas Kulbokas e l'ambasciatore ucraino presso la Santa Sede Andrii Yurash all'ingresso del centro di detenzione nella regione di Leopoli.
Il centro di detenzione Zakhid-1, nella regione di Leopoli, è stato la prima tappa del viaggio del cardinale Matteo Maria Zuppi in Ucraina.
Il presidente della Cei, accompagnato da monsignor Visvaldas Kulbokas, nunzio apostolico a Kyiv, e dall’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash, ha scelto di cominciare la sua missione di quattro giorni con una visita, il 14 luglio, ai soldati dell’esercito russo fatti prigionieri durante la guerra e detenuti nel centro di prigionia nella regione occidentale del Paese, vicino al confine con la Polonia, uno dei cinque campi in tutto il Paese in cui sono reclusi i soldati combattenti che sono stati catturati in battaglia durante quasi quattro e mezzo di conflitto.


Il cardinale Zuppo con alcuni detenuti.
(FOTO DI GIACOMO GAMBASSI/AVVENIRE)Zuppi ha potuto verificare di persona le condizioni di detenzione dei prigionieri di guerra, vistando i diversi ambienti della struttura, le stanze, la sala comune, la piccola chiesa interna, lo spaccio per fare acquisti, l’infermeria.
Ha incontrato e stretto la mano a diversi detenuti, tutti uomini, ma non tutti russi: fra loro infatti ci sono stranieri di diverse nazioni, come Bielorussia, Nigeria, Filippine.


Il presidente della Cei si intrattiene con alcuni detenuti che lavorano nella cucina.
(FOTO DI GIACOMO GAMBASSI/AVVENIRE)A tutti i detenuti il cardinale e arcivescovo di Bologna ha portato dei regali, tra cui un portachiavi con lo stemma pontificio come segno di speranza: «Quando siamo lontani da casa, ci ricordiamo di chi ci aspetta e stiamo meglio. Quello che vogliamo dirvi oggi è di guardare al futuro con la speranza che tornerete a casa, che finirà la guerra. E noi preghiamo tanto che finisca presto». E ha portato un messaggio di vicinanza del Pontefice: «Papa Leone ci ha mandato qui a me e al nunzio per dare tanta speranza di guardare al futuro, prega per voi che finisca la guerra e possiate tornare a casa».
Sui suoi profili social l’ambasciatore Yurash ha commentato la visita del cardinale Zuppi scrivendo: «L’Ucraina dimostra ancora una volta di essere una nazione civile, aperta al dialogo e alla ricerca di percorsi che conducano a una pace giusta e duratura per il Paese… L’Ucraina è sempre pronta ad accogliere chi la ama e la aiuta in questo momento estremamente difficile di aggressione russa».


Zuppi consegna il dono del portachiavi a uno dei detenuti.
(FOTO DI GIACOMO GAMBASSI/AVVENIRE)Per il cardinale si tratta della seconda missione in Ucraina dall’inizio della guerra su vasta scala cominciata con l’invasione russa a febbraio del 2022. La prima visita è stata giugno del 2023, quando Zuppi è stato inviato da papa Francesco a Kyiv, dove ha incontrato il presidente Zelensky e autorità politiche ed ecclesiastiche.
Una missione insieme diplomatica e umanitaria: fin dall’inizio del conflitto la Santa Sede si è impegnata in un’importante e delicata opera di mediazione fra Mosca e Kyiv per favorire lo scambio dei prigionieri di guerra fra i due Paesi e il rientro in Ucraina di tanti bambini e adolescenti – circa 20mila in totale secondo le stime – che sono stati rapiti dalle forze russe nei territori occupati e trasferiti o ricollocati forzatamente in Russia o in Bielorussia.













