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Nato a Colonia intorno 1030, Bruno fu professore di teologia alla scuola della cattedrale di Reims, in seguito scelse la vita eremitica, con degli altri compagni che desideravano condividere il suo stesso ideale. Questa piccola comunità di eremiti trovò accoglienza presso il vescovo Ugo di Grenoble, che li aiutò a stabilirsi in una località del massiccio di Chartreuse, dove costruirono delle capanne, per vivere in solitudine pregando e lavorando, ed una cappella per la liturgia. Nasceva così il primo nucleo di vita “certosina” cioè una comunione di solitari.
Uno degli allievi di Bruno a Reims, Oddone di Châtillon, divenne Papa nel 1088 col nome di Urbano II, e fu lui a chiamarlo a Roma come consigliere in un momento di particolare difficoltà per il papato. In quest’occasione Bruno, per accompagnare il Pontefice, scese nel sud dell’Italia e giunse in Calabria. Qui Conte Ruggero il Normanno gli consentì di poter riprendere l’esperienza “certosina” donandogli un luogo boschivo nel cuore delle Serre, molto simile a quello della Chartreuse, e quindi ideale per la solitudine, il silenzio e la meditazione.
Fu qui che nel 1090 Bruno fondò l’eremo di Santa Maria del Bosco e, poco distante, dove sorge l’attuale Certosa, sorse la casa per i fratelli conversi. Ma appena dieci anni dopo, il 6 ottobre 1101, Bruno muore circondato dai suoi fratelli. Al suo posto divenne “Maestro dell’Eremo” Lanuino il Normanno che, insieme agli altri che gli succedettero, continuò fedelmente l’esperienza di “fraternità di solitari” iniziata da Bruno. Tuttavia, dal 1193 l’indirizzo monastico cambiò, passando dalla regola certosina-eremitica a quella cistercense-cenobitica.
Alla fine del XV sec. vengono ritrovate presso chiesa di S. Maria del Bosco i resti di Bruno e Lanuino, di cui si erano perse le tracce. Questo fu un evento fondamentale per la città di Serra San Bruno: le reliquie furono portate in processione il martedì di Pentecoste (processione che da allora si svolge ogni anno) e fu a seguito di questo evento che, nel 1514, papa Leone X canonizzò San Bruno.


La canonizzazione di San Bruno fu l’occasione per il rientro dei Certosini a Serra, che ricostruirono la Certosa, la quale visse un grande periodo di fioritura fino al tragico evento del terremoto del 1783, che devastò gran parte della Calabria. La Certosa venne distrutta e i monaci, pur essendo rimasti illesi, dovettero abbandonare i ruderi del monastero, che nel 1808 fu soppresso.
Nel 1826 il comune di Serra acquista l’edificio per preservarlo dalla rovina assoluta, insieme al busto argenteo con le reliquie di S. Bruno. Nel 1856, su invito del Re Ferdinando II, alcuni certosini dalla certosa di S. Martino (Napoli) danno vita alla rinascita della comunità e dell’edificio, pur tra le tante difficoltà e la mancanza di mezzi che rallentarono molto i lavori. La nuova chiesa della Certosa verrà consacrata nel 1900, ed in essa si trovano collocate le reliquie, all’interno del busto di San Bruno e in un’urna sigillata porta sull’altare.
Oggi nella Certosa di Serra San Bruno vive una comunità con noviziato, che osserva la regola certosina di stretta clausura e quindi il monastero non è accessibile al pubblico, che può visitare gli ambienti del museo adiacente allestito a tale scopo. Nel 1984 la comunità ha ricevuto la visita del Papa San Giovanni Paolo II e nel 2011 di Benedetto XVI.



