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‘O’ vient’. Hilarry Sedu, avvocato, napoletano ma di origini nigeriane, sotto ogni fotografia o notizia postata sui suoi profili social carica un hashtag e affianca al segnetto simbolo della globalizzazione questa parola: vento. E lui, il vento che soffia a Napoli lo conosce bene. Non è solo quello che profuma di salsedine, di pane appena sfornato e di ragù. È quello del cambiamento. È quello che quando arriva spazza via le ingiustizie. E pulisce. Quel vento l’avvocato Sedu lo conosce bene. È lui stesso a soffiare vento. Correndo a destra e a manca per procurarsi carte e presentare istanze in difesa dei più deboli ma anche diventando nel 2019 consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, il primo avvocato di colore eletto nei consigli dei fori italiani. Un primato, che aiuta a capire il messaggio importante che da tempo l’avvocato Sedu cerca di trasmettere con il suo impegno. “L’integrazione è una cosa possibile”. L’integrazione come la pensa lui passa però anche per le competenze. Non è solo una questione di moralità. “Quando ero piccolo, mi ricordo che mia mamma girava da uno studio legale all’altro ma nessuno capiva niente in diritto dell’immigrazione” - spiega Sedu. È questo il ricordo preciso che ha segnato la vita professionale dell’avvocato Sedu. Il momento in cui ha scelto di voler essere avvocato per aiutare la gente come sua madre. “Quando è rimasta incinta di me viveva già in Italia, a Castelvorturno, ma è tornata nel suo paese di origine per ricevere l’assistenza materiale ed affettiva da mia nonna per poi ritornare in Italia con me che avevo appena sei mesi”. La parentesi calcistica invece arriva a 13 anni, quando Sedu frequenta un collegio a Salerno e viene ‘arruolato’ nella salernitana. Diventerà professionista a 17 anni e dopo aver militato in diverse squadre italiane a 26 anni a causa di infortuni lascerà il mondo del calcio. “Ma l’anno dopo mi sono laureato - racconta con orgoglio di quegli studi che si è pagato con i compensi ricevuti giocando a calcio - ho incontrato mia moglie in tribunale ed è stato uno di quegli amori a prima vista che ci ha subito donato due meravigliosi fiori. In effetti ho sempre voluto fare questa professione e dico spesso che c’è colui che vuole fare l’avvocato e colui che è avvocato, questa è una passione innata che alberga dentro. Ma soprattutto penso che gli stranieri debbano avere un punto di riferimento per le problematiche che attanagliano la loro vita e mosso dal sentimento di protezione nei confronti di mamma ho scelto di diventare avvocato”. La sua strada però non è stata sempre facile. L’ultima disavventura l’avvocato di colore l’ha dovuta affrontare nei giorni scorsi, quando nel discutere una causa, un giudice onorario gli ha chiesto se fosse laureato. Un episodio che l’avvocato ha superato anche con successo grazie al dialogo che ha avvicinato ancor di più l’ordine degli avvocati e quello degli psicologi di cui faceva parte il giudice onorario. Ma proprio da questi fatti nasce una domanda che è inevitabile. Ci si chiede se nel 2021 possa ancora esistere un problema razzismo nel mondo della giustizia. Ovvero in quel mondo dove ci si aspetta che vengano garantiti i diritti di tutti e che dunque sia estraneo a certi atteggiamenti. “È un mondo in cui ci si aspetta e si pretendono personaggi e soggetti di elevata cultura - dice l’avvocato Sedu - siccome il razzismo viene considerato un qualcosa di bassa cultura in una platea di personaggi che vanno da cancellieri, avvocati a magistrati ci si aspetta un grado elevato di cultura. Il razzismo alberga dove non c’è apertura mentale. Da queste persone non ci si aspettano dei comportamenti discriminatori. Fa riflettere che non dipenda più dall’istruzione ma da tanti altri fattori. E mi meraviglio quando episodi di razzismo si verificano al Sud perché qui è insolito, Napoli è accoglienza. Da sempre. Forse sarebbe stato non normale ma più comune se si fosse verificato nei paesi del nord”. Si, dove è fatto noto che un meridionale viene ancora chiamato ‘terrun’.(e forse se sei napoletano e pure di colore il rischio è di essere discriminato due volte). Parole che non fanno meno male ad un adulto. “La mia denuncia, la mia perseveranza nel voler stigmatizzare e perseguire questi atteggiamenti è dovuta ad un fatto di ripudio di questo modus operandi e di queste ideologie che vogliono evidenziare un etnia al posto di un’altra”. Spiega Sedu che ha ‘trasformato’ in legge le due parole tanto care a papa Francesco: ’Fratelli tutti’. “il mio voler essere un avvocato significa aiutare gli ultimi - spiega - ricordo diversi casi che riguardavano abusi delle autorità su determinati soggetti. Inevitabilmente li prendo un po’ più a cuore, il mio concetto di giustizia è stare dalla parte di quelli che soffrono, di quelli che non hanno possibilità di vincere sempre ma che sognano il giorno di gloria”. E magari respirare a pieni polmoni o’ vient e’ Napoli.





