Ho letto, con disappunto, la lettera dove noi mogli veniamo accusate, quando rifiutiamo un rapporto sessuale, di essere la causa per cui i mariti “vanno a donne”. Dunque, la moglie sarebbe una prostituta che non si paga? Serve solo per badare alla casa e per sfogare le voglie del consorte? Sono sposata da cinque anni, ma non sono mai stata considerata e trattata come un oggetto. Mio marito ha sempre accettato i miei rifiuti. Ne abbiamo parlato con serenità, come facciamo con gli altri problemi di coppia. A quegli uomini che si lamentano delle mogli non disponibili per il sesso 24 ore su 24, chiedo: avete mai provato a tornare a casa, dopo una pesante giornata di lavoro, e mettervi a badare alla casa? Fatelo: sparecchiare la tavola o buttare la spazzatura sono gesti molto apprezzati dalle mogli. O temete che sia compromessa la vostra cosiddetta virilità?
Elena

Una malintesa (e antiquata) concezione della virilità porta a distinzioni di compiti che, oggi, non hanno più ragione d’essere (qualora l’avessero mai avuta in passato). Ad esempio, pensare che a occuparsi dell’educazione dei figli dovesse essere solo la donna. All’uomo competeva, invece, portare i soldi in casa. E non bisognava chiedergli nient’altro. Guai, se al ritorno dal lavoro, mentre in ciabatte si stravaccava davanti alla Tv, lo si assillava con i problemi dei ragazzi. Che se la sbrigasse la mamma. D’altronde, non lavorando, che stava a fare tutto il giorno? Anche se il maschilismo resiste e stenta a morire, la situazione sta cambiando. Sempre più donne lavorano fuori casa, dividendosi tra famiglia e professione. La condivisione dei compiti domestici e dell’educazione dei figli s’è ottenuta più per necessità che per scelta. L’importante è non arretrare da questo cammino di conquiste.