Sono ritornelli sempre più nauseanti quelli che quotidianamente leggiamo e vediamo sui mass media nazionali. Tutti i quotidiani riportano la storia di una sedicenne torinese ripresa di nascosto con due telefonini mentre fa sesso nel bagno di un locale con un ragazzo conosciuto solo qualche ora prima. Il filmato è stato pubblicato su Facebook e diffuso, con l’aggiunta dell’indovinello: “Indovina chi è?”.

Tremila amici degli amici si sono gustati la sequenza indecente. La ragazza, con l’aiuto della vicepreside della scuola, ha avuto il coraggio di denunciare il fatto e, per ora, quattro sporcaccioni sono stati fermati dalla Polizia locale con l’accusa di detenzione e diffusione di materiale pedopornografico. Tutti sappiamo come andranno a finire queste brutte vicende. Sarà pure informazione per coloro che dell’informazione hanno fatto una religione, ma vorrei che l’informazione cominciasse a domandarsi fino a che punto deve informare.

Tutti sappiamo, noi giornalisti per primi, che sequenze simili scatenano solo voglia di imitazioni e di gare al peggio. Urge che l’intero sistema sociale, impegnato nell’educazione dei nostri giovani - dalla famiglia alla scuola, alla comunicazione, agli ambienti del tempo libero - si coordini, prima che le forze dell’ordine e i mass media ne facciano o un caso penale o una ghiottoneria per specialisti nei talk show.
L’impegno di tutti dovrebbe cominciare dai primi anni di vita con dei sì e dei no ben precisi, testimoniati da adulti capaci per primi di darne l’esempio. L’utilizzo di Internet, disinvolto e senza la minima regola interiore ed esteriore, è una bomba a orologeria.

Non esistono difese contro questo mezzo, se non la capacità di porsi dei limiti legati al profondo rispetto di sé e degli altri. La moderna società ha inventato alcuni mezzi con doppia faccia. Ne voglio ricordare due. La macchina: utilissima per il lavoro, per la famiglia, per godersi un fine settimana. Ma pericolosissima se usata per capriccio, perché capace di provocare morte e disgrazie.

È così anche per Internet. Utilissimo per il lavoro, ma deleterio se usato per le cose di cui sopra. Quando, insieme, vorremo prendere nota di questo e useremo più tempo per discutere, testimoniare, trovare motivazioni e regole degne di una società civile?