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Antonio Arena esulta dopo il gol al Torino negli ottavi di finale di Coppa Italia
Sedici anni, un gol in Coppa Italia martedì sera con la maglia della Roma e una storia che attraversa oceani e generazioni. Antonio Arena è uno di quei nomi che il calcio italiano ha appena iniziato a conoscere, ma che già porta con sé qualcosa di più di una semplice promessa sportiva.
Italo-australiano, attaccante classe 2009, Arena ha segnato contro il Torino negli ottavi di finale di Coppa Italia, entrando in una ristretta cerchia di giovanissimi capaci di lasciare il segno tra i professionisti. Un passaggio simbolico, accompagnato da parole pesanti come macigni. «Sentirete parlare di lui, farà strada», ha detto senza esitazioni Silvio Baldini, commissario tecnico della Nazionale Under 21. E anche Gian Piero Gasperini, allenatore della Roma, lo aveva notato già a inizio stagione: «In allenamento mi ha incuriosito. Volevo iniziare a conoscerlo meglio».
Dietro i riflettori, però, c’è una storia di famiglia e di scelte coraggiose. Antonio nasce e cresce a Sydney, in Australia. Il legame con l’Italia passa dai nonni paterni, partiti anni fa da Taurianova, in Calabria, per costruirsi una vita dall’altra parte del mondo. È grazie a loro se oggi Antonio veste l’azzurro: quello della Nazionale, con cui a novembre ha partecipato al Mondiale Under 17 in Qatar, firmando due gol e un assist nel cammino che ha portato gli azzurrini al terzo posto.


Il calcio, però, entra presto nella sua vita quotidiana. I primi calci all’Ucchino Football, poi il passaggio ai Sydney Wanderers. Nel 2022 arriva la svolta: gli osservatori del Pescara lo notano e la famiglia decide di assecondare il talento del figlio. Un’altra partenza, questa volta intercontinentale. «Mi sono sempre divertito a giocare a calcio», raccontava Antonio qualche anno fa, «e quando le cose sono diventate più serie, con la mia famiglia abbiamo deciso che sarei venuto in Europa per fare questa esperienza».
Una decisione che chiede maturità, sacrificio e fiducia reciproca. A Pescara Arena cresce in fretta: l’8 marzo scorso esordisce in Serie C e segna contro la Lucchese, diventando il primo classe 2009 a trovare il gol tra i professionisti e battendo un record che in Abruzzo apparteneva a Marco Verratti. Aveva 16 anni e 25 giorni. «È incredibile, non ci credo ancora», dirà a fine partita.
Poi l’estate delle scelte. Le offerte non mancano, dall’Italia e dall’estero, anche dalla Premier League. A spuntarla è la Roma, che punta su di lui per il futuro. In giallorosso arriva la prima panchina in Serie A, le convocazioni sempre più frequenti e, infine, il gol in Coppa Italia. Intanto, nel campionato Primavera, i numeri parlano chiaro: cinque reti e una crescita costante.
Che tipo di giocatore è Antonio Arena? Un attaccante moderno, capace di fare il centravanti ma anche di muoversi largo, attaccare lo spazio, legare il gioco. Forte fisicamente, determinato, senza paura. Da bambino studiava Ronaldo il Fenomeno, oggi si ispira a Cristiano Ronaldo per dedizione e mentalità. «Per me il calcio è sacrificio, passione, lavoro», ripete spesso.
Un “secchione del pallone”, come lo definiscono in spogliatoio. Gli allenamenti non bastano mai, il giorno libero diventa occasione per andare in palestra. E c’è spazio anche per la scuola, nonostante gli impegni: «Spero solo di non essere interrogato», scherzava dopo il gol con la Lucchese. Notevole anche il suo percorso umano: fino al 2023 l’italiano era per lui una lingua quasi sconosciuta, oggi la parla con naturalezza.
I sogni, come è giusto a sedici anni, non mancano: Serie A, Champions League, un Mondiale. Ma nella storia di Antonio Arena colpisce soprattutto l’equilibrio tra talento e radici, tra ambizione personale e sostegno familiare. Un percorso che ricorda come, dietro ogni giovane promessa, ci siano spesso genitori, nonni e sacrifici condivisi. E che anche nel calcio, quando è vissuto così, la crescita passa prima di tutto dalle persone.





