Ucciso sotto gli occhi del figlio per aver fatto quel che ogni cittadino dovrebbe fare: intervenire davanti a qualcosa che non va. Sabato 11 aprile Giacomo Bongiorni, 47 anni, passeggiava in centro a Massa con la compagna, uno dei due figli e alcuni amici e familiari. In piazza Palma, a due passi dal municipio, una decina di ragazzi – alcuni visibilmente ubriachi – lanciano bottiglie e bicchieri contro un negozio. È da poco passata la mezzanotte, al posto di far finta di niente e allungare il passo per non rimanere invischiati, Bongiorni e il cognato riprendono i ragazzi invitandoli a smettere.
Tanto basta a far scattare la furia del gruppo. Tre ragazzi, un diciassettenne italiano e due ragazzi di 19 e 23 anni di origine romena, Eduard Alin Carutasu e Alexandru Miron, colpiscono selvaggiamente Bongiorni e il cognato. ll diciassettenne sferra un pugno a Bongiorni, facendolo cadere, gli altri lo colpiscono mentre è a terra. A ripercorrere quegli attimi drammatici è la compagna Sara Tognocchi, la violenza è schioccante: «Mio fratello Gabriele ha detto “Non tirate le bottiglie: ci sono le persone che possano farsi male” – ha raccontato la donna al Corriere della Sera – Si è rivolto a questi ragazzi in maniera gentile, glielo ha detto educatamente perché nostra madre ci ha insegnato l’educazione». Il gruppetto circonda Bongiorni e il cognato. «Sono arrivati anche altri giovani. Hanno cominciato a colpirli. Non hanno detto nulla. Li picchiavano e basta. Mio fratello è finito per terra e hanno continuato a picchiare. Non si sono mai fermati. Pestavano Giacomo, io lo vedevo a terra e loro sopra. Solo quando si sono resi conto che l’avevano ammazzato sono scappati».
Nel frattempo – ricorda la donna, anche lei 47 anni – accorrono in aiuto alcune persone. «Due giovani hanno iniziato a praticare il massaggio cardiaco a Giacomo. Io gli tenevo la testa tra le mani ma dalle orecchie usciva sangue. Suo figlio gli teneva la mano e diceva: “Babbo, alzati. Per favore alzati”. Ma non si è alzato, Giacomo è rimasto a terra».

Il vescovo di Massa Carrara - Pontremoli, monsignor Mario Vaccari

Nonostante l’intervento tempestivo dei soccorsi del 118, per il 47enne non c’è nulla da fare. Il cognato e il bambino, in evidente stato di choc, vengono trasportati in ospedale per accertamenti. «Non ho ricette. Non voglio fare il “moralista” del giorno dopo, ma non riesco a trattare quello che è successo come una notizia tra le altre, da scorrere sullo smartphone e da dimenticare presto – ha scritto in una nota il vescovo di Massa Carrara-Pontremoli, monsignor Mario Vaccari – Secondo le prime ricostruzioni, non si tratta soltanto di un fatto dove protagonista è stata la violenza in sé, ma dove è stata impressionante la sproporzione della reazione e la velocità con cui si è arrivati a tutto ciò. Rispetto poi a quei ragazzi, così giovani, nessuno di loro, evidentemente, si è fermato un secondo a pensare alle conseguenze di quello che stavano facendo e di quello che potevano provocare».

Massa è sotto shock, fra dolore indicibile e sgomento. «Cosa stiamo diventando? Cosa stiamo trasmettendo come adulti alle nuove generazioni?», si chiede il vescovo. «Queste domande non hanno una risposta facile. Diffido di chi pensa di averne una già pronta. Ma non far risuonare nelle nostre coscienze queste domande – come comunità civile e religiosa, come città, ciascuno secondo il proprio ruolo – sarebbe la vera sconfitta».

Il post della giornalista e conduttrice Francesca Fialdini su Facebook
Il post della giornalista e conduttrice Francesca Fialdini su Facebook

Il post di Francesca Fialdini su Facebook

Un accorato cordoglio è arrivato anche dalla giornalista e conduttrice tv Francesca Fialdini: «Giacomo Bongiorni era un mio compagno di classe. Sapere che è morto a causa di una violenza degenerata, messa in atto da ragazzini è doppiamente doloroso – ha scritto su Facebook - Giacomo era un papà, e ha agito in quanto tale oltre che da cittadino. Mi chiedo ora dove siano i papà di quei ragazzi e anche dove siano gli altri cittadini, quelli che ci governano pensando che parlare di educazione emotiva a scuola non serva a nulla. Ma anche quelli che non mettono in piedi nessuna offerta alternativa credibile per i giovani, che oggi hanno evidentemente bisogno di altro per una socializzazione sana e rispettosa». Ancora: «Piango un compagno di giochi, un padre di famiglia, e anche un bambino - suo figlio - che ha visto tutto. Come città dovremmo stare vicino alla sua famiglia. Non con la rabbia della vendetta ma con la salda convinzione che questa tragedia debba trasformare le coscienze di questa comunità ferita. E impoverita. Ciao Giacomo! Ragazzone sorridente».
Sara e Giacomo si erano conosciuti tre anni fa, si sarebbero sposati a luglio. Bongiorni lascia anche un’altra figlia, di 18 anni. Per lui diocesi e Comune stanno organizzando una fiaccolata. «Un momento comunitario di riflessione sul senso di quanto accaduto - chiude il vescovo Vaccari - per stringersi in preghiera in segno di vicinanza al dolore dei familiari».