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Luis De La Fuente solleva la Coppa del Mondo. Sul polso destro, è visibile il ciondolo azzurro della Madonna del Pilar, di cui è devoto (REUTERS/Lee Smith)


Quel ciondolo al polso aveva incuriosito i giornalisti nell’auditorium del Caixaforum di Saragozza, lo scorso 4 maggio, alla vigilia di questi Mondiali di calcio: un simbolo mariano, come aveva confidato lui stesso: «Nelle partite con la Spagna lo indosso sempre». E ora che ha vinto la Coppa del Mondo, il ct Luis de la Fuente manterrà la promessa di accendere personalmente una candela di ringraziamento alla Virgen de la Vega, Patrona di Haro, la sua città natale. Cosa che hanno fatto, per lui, come da tradizione, gli amici più fidati durante la lunga lontananza per il torneo ospitato da Stati Uniti, Messico e Canada, anche il giorno prima della finale giocata a New York lo scorso 19 luglio.
De la Fuente ha chiarito più volte che non ritiene giusto nascondere la sua fede cattolica, una parte fondamentale della sua vita, e che sente, anzi, il bisogno di testimoniarla. Cosa che ha fatto anche durante questa Coppa del Mondo. Ha dichiarato davanti alle telecamere, in un dopopartita: «Prego ogni giorno, ma non perché sono ai mondiali, o perché cerco di ottenere un risultato. Ringrazio quotidianamente Dio perché mi sveglio e mi sento bene. Mi guardo e dico: “Un altro giorno in cui posso godermi la vita”. Ringrazio per queste piccole cose. E non prego perché Lui mi aiuti. Sarebbe ingiusto chiedergli di aiutare me e non aiutare l’avversario. Chiedo anche altre cose, soprattutto la salute, e, per il resto, che mi dia la possibilità di continuare a combattere. Questo è ciò che voglio. Se si ha la salute, non si hanno problemi a combattere. Sono un guerriero e lotto contro tutto, ma senza la salute non potrei farlo».


(REUTERS/Kai Pfaffenbach)
E, sempre sul ciondolo della Virgen del Pilar, che lo segue ovunque, ha aggiunto: «Dato che sono un po’ vanitoso, ne ho di vari colori, per abbinarla ai vestiti», accompagnando così, con la solita autoironia, il lungo applauso della sala stampa.
Per la partita decisiva del torneo, ha scelto quello in tinta azzurra, un po’ in armonia con la giacca blu, ma anche perché è il colore del manto di Maria, come per mettersi, ancora una volta, sotto la sua protezione.
Il segno della croce prima di ogni partita? Ha spiegato Luis: «Non è superstizione, ma una naturale espressione delle mie convinzioni e dei miei valori». In cima alle sue devozioni, assieme alla Madonna del Pilar, ci sono il Cristo dell’Espiazione, noto come El Cachorro, venerato a Siviglia, e la Virgen de la Vega, Regina di Haro. Uno dei suoi amici di più vecchia data, Justo Montoya, ha svelato: «Il giorno prima di ogni partita, vado alla Vergine della Vega ad accendere delle candele. Prego e, poi, mando il video a Luis, con un messaggio tipo: “Bene Luis, ci risiamo, continuiamo la tradizione. Ci sei quasi, campione”». E il ct ha ricevuto altri sms dello stesso tenore. Prima di Spagna-Francia e della vittoria che ha aperto alla nazionale iberica la via della finale contro l’Argentina, i ceri accesi in suo onore sono aumentati parecchio. Per non parlare dell’intensificazione alla vigilia dell’ultimo match.
Per lui esprimere chiaramente il suo credo cattolico e il suo bisogno costante di preghiera è «un atto di libertà» al quale non rinuncerebbe per nulla al mondo. «È una cosa che mi dà molta forza, molta fiducia», ha spiegato, «e mi ha reso la persona che sono». Per una curiosa coincidenza, de la Fuente è stato uno degli insegnanti del ct dell’Argentina, Lionel Scaloni, rivale della Spagna in questo mondiale, alla Escuela Nacional de Entrenadores, nei dintorni di Madrid, la “Coverciano iberica”. E i due allenatori sono anche accomunati dallo slancio mariano.
«Non esiste una, ma mille ragioni per credere», dichiarò il ct spagnolo nel gennaio d’un anno fa. «Senza Dio nulla ha senso. Ora chiedo a Lui, a san Firmino (vescovo e martire iberico, ndr.) e alla Virgen de la Vega di aiutarci, di starci vicini».
Il gesto delle candele accese anche a distanza non è certo scaramanzia, ma un vero atto d’amore e fiducia verso la potente intercessione della Madre Celeste. Il parroco della basilica di Nuestra Señora de la Vega, ad Haro, don Javier Larrocha, ha rivelato: «Luis ha sempre espresso la sua devozione e il suo affetto per la nostra Madonna e, come tutti i jarreros, suoi concittadini, viene qui per chiederle le cose di cui ha bisogno».


(REUTERS/Ana Beltran)
È noto anche il suo pellegrinaggio alla basilica sivigliana del Cachorro nell’ottobre 2023, nel pieno delle qualificazioni agli Europei, anche quelli vinti dalle “furie rosse”. In quell’occasione non mancò di rivolgere una supplica anche a Maria, davanti alla statua della Virgen del Patrocinio custodita nello stesso tempio.
Dopo la vittoria agli Europei di Germania, nel 2024, diversi Vescovi spagnoli si sono complimentati con Luis anche sui social per la fede esternata pubblicamente. Tra questi presuli, l’arcivescovo di Siviglia, José Ángel Saiz Meneses, e il vescovo di Orihuela-Alicante, José Ignacio Munilla, che online ha postato sull’ardore cattolico di de la Fuente: «Come non ricordare quelle parole di Gesù? “Chi, dunque, mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei Cieli”». E anche dopo questo trionfale campionato del mondo, è arrivato il messaggio di un autorevole presule, monsignor Ginés Ramón García Beltrán, vescovo di Getafe, diocesi a Sud di Madrid, che ha lodato l’allenatore della Nazionale spagnola per aver sostenuto pubblicamente che testimoniare il proprio credo è un «uso della libertà». E così pure il fatto d’aver confidato di aver attraversato momenti di dubbio e persino di essersi allontanato dalla fede, ma che vi è tornato per trovare un senso. «Questo è ciò che molte persone vivono», ha detto Beltrán. «Ci sono molte persone che si riconoscono in lui» e il bisogno di trovare delle risposte nell’Oltre è forte più che mai, come s’è visto durante la recente visita di Leone XIV.
Curiosamente, su richiesta dell’intervistatore, il presule aveva anche fatto il suo pronostico sulla finalissima, prevedendo la vittoria delle “furie rosse”, ma sbagliando il risultato: 2-1 anziché 1-0 secco, dopo i tempi supplementari.
Ma se erano noti il fervore cattolico e la devozione mariana di de la Fuente, il mondiale appena conclusosi ha portato a galla anche il debole per la Vergine dell’uomo cardine della finalissima, il goleador Ferrán Torres. A pochi giorni dalla sfida decisiva, il centravanti ha confidato: «Porto sempre con me una croce e una medaglietta della Vergine Maria. E per me è una cosa molto importante». Quest’ultima reca l’effigie della Virgen de los Desamparados, Patrona della comunità valenciana, nel cui territorio è nato il neocampione del mondo, che ha segnato il gol decisivo per la vittoria del trofeo. La gioia dei tifosi spagnoli, per questo secondo trofeo mondiale vinto dalla loro nazionale, che varrà la doppia stella sulla maglia, è stata incontenibile. In tanti hanno chiesto a gran voce che la coppa conquistata al New Jersey Stadium di New York venga, ora, portata davanti alla Virgen de la Almudena nella cattedrale di Madrid, in segno di ringraziamento alla Madre Celeste. Di certo, de la Fuente, da parte sua, lo farebbe senza esitazioni.





